“Il caso Regeni vada all’inferno”, la conduttrice prima si scusa e poi peggiora la situazione

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Un frame da Sky Tg24 HD con un'immagine dell'attrice e presentatrice egiziana Rania Yassin che ha parlato della  vicenda di Giulio Regeni sugli
schermi del canale saudita Al hadath Al Arabiya tv. "Che cos'è tutto questo baccano? - ha detto - E' la prima volta che qualcuno viene ucciso? All'inizio abbiamo simpatizzato, un giovane è stato ucciso. Ma adesso ci avete spinto a dire 'che vada al diavolo', ci siamo stufati di questa storia!". Il Cairo, 25 aprile 2016. ANSA/ TV/ FRAME DA SKY TG24 HD +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING; NO TV +++

In due interviste la conduttrice egiziana torna sulla bufera scatenata dalle sue stesse parole, ma non cambia opinione sul caso Regeni

Aveva la possibilità di ricomporre i cocci, ma non c’è riuscita. Anzi, l’attrice e conduttrice egiziana Rania Yassin peggiora la situazione che aveva creato dopo che in una trasmissione televisiva aveva attaccato il giovane italiano Giulio Regeni, scomparso lo scorso 25 gennaio al Cairo e ritrovato morto il 3 febbraio in un sobborgo di Giza.

Intervistata dall’emittente egiziana “al Assima” la conduttrice ha affermato che “non era mia intenzione offendere la persona di Regeni, ma le mie parole sono state male interpretate e mal tradotte. Il mio era solo un attacco alla stampa occidentale per la posizione assunta contro l’Egitto su questo caso”.

La conduttrice è stata raggiunta anche dal Corriere della Sera, dove però non fornisce una versione migliore.  “E’ un’espressione, un’espressione egiziana, che se la traduci in italiano avrà un altro significato. Insomma, non volevo dire che lui dovrebbe andare all’inferno, ma che il caso dovrebbe andare all’inferno poiché sta causando problemi tra gli egiziani e gli italiani. Io rispetto Giulio Regeni, da vivo o morto. Non sto parlando di questo ma della cospirazione contro l’Egitto…”. E poi, incalzata delle domande delle giornaliste Farid Adly e Viviana Mazza, continua: “Non è la prima persona assassinata nel mondo, noi egiziani abbiamo un cittadino ucciso in Italia e di cui non sappiamo niente. Ecco, se tutti si comportassero così, tutti i Paesi romperebbero le relazioni gli uni con gli altri. Se qualcuno pensa che bisognerebbe fare così, vada all’inferno. E’ questo che volevo dire”.

La Yassen, dunque, non migliora la sua posizione. In entrambe le interviste ritorna sulla sua tesi che aveva esposto nell’attacco del 25 aprile quando aveva voluto minimizzare la gravità del caso Regeni ricordando che non era l’unico caso al mondo di omicidio e definendo “un complotto” contro l’Egitto l’attenzione internazionale suscitata dalla vicenda. La presentatrice aveva usato toni durissimi e inequivocabili aggiungendo che il ricercatore italiano poteva “anche andare al diavolo”.

Qui il video del 25 aprile, sottotitolato in italiano. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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