Rajoy cerca il dialogo, ma arriva il “no” di Psoe e Podemos

Spagna
epa05077896 Secretary-General and presidential candidate of the Spanish Socialist Workers' Party (PSOE), Pedro Sanchez, arrives to chairs a meeting of the party's executive body aimed to analyse the results of the 20 December parliamentary elections, in Madrid, Spain, 21 December 2015. Slogan in background reads: 'A future for most'. The PSOE party was the runner-up in the elections, with 22 per cent of the vote (90 seats), behind the winning conservative Popular Party (PP), with 28 per cent of the vote (123 seats), while anti-austerity party Podemos (We Can) and liberal Ciudadanos (Citizens) had big gain winning nearly a third of the seats. The results left an uncertain political scene forcing parties to embark on hard negotiations to form a coalition.  EPA/SERGIA BARRENECHEA

Il bipartitismo è finito definitivamente e dopo un risultato poco chiaro alle elezioni ora Rajoy è costretto a cercare alleanze per governare

In Spagna prime prove di una coalzione anti-Rajoy. Dopo delle elezioni che non hanno portato a un risultato chiaro, la possibile alleanza sembra essere quella tra socialisti e Podemos. Mentre Mariano Rajoy lancia il suo appello al “dialogo”, partendo dalle “cose in comune” che possano unire il Partito Popolare e gli altri partiti (in particolare Ciudadanos e Psoe) e dare “stabilità politica ai mercati”, dalla sinistra arriva un netto no a un governo del Pp.

Podemos, ha detto Pablo Iglesias annunciando un giro di consultazioni con gli altri partiti, “non permetterà né attivamente né passivamente un governo del Pp”. Serve una “transizione”, ha aggiunto il leader di Podemos, che porti “a un compromesso storico”.

Sulla stessa linea sembrano essere anche i socialisti, apparentemente, anche i socialisti: “La Spagna ha votato per il cambiamento. Ora sta al Pp cercare di formare un governo ma i socialisti voteranno ‘no’ a Rajoy e al Pp”, ha chiarito il segretario del Psoe Cesar Luena, rispondendo a chi ipotizzava eventuali coalizioni di unità nazionale Pp-Psoe.

Per ora gli unici a mostrarsi possibilisti verso un esecutivo del Pp sono stati i liberali di Ciudadanos, ma i deputati del partito liberale non bastano a favorire la governabilità del Paese e per un governo stabile servirebbe anche l’appoggio dai piccoli partiti nazionalisti di destra. Ma il leader di Ciudadanos Albert Rivera guarda anche ai socialisti: “Ciò di cui abbiamo bisogno è un’astensione del Psoe – ha detto – un’astensione di Ciudadanos e un governo di minoranza che abbia vita sufficiente per le riforme. La palla è nel campo del Psoe”.

La soluzione, se Rajoy non riuscisse a trovare sufficienti appoggi per un governo stabile, potrebbe essere un governo di sinistra, ma anche questa ipotesi non è di facile realizzazione. Podemos, infatti, ha già posto una serie di condizioni per un eventuale sostegno al Psoe tra cui l’apertura al tanto discusso referendum sull’indipendenza catalana.

L’unica cosa certa è che il voto di domenica ha di fatto sancito la fine dello storico bipartitismo in Spagna, dove Pp e Psoe si alternavano da oltre di 30 anni. E se il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha auspicato la formazione di “un governo stabile”, il premier Matteo Renzi ha colto lo spunto del frammentato Parlamento spagnolo per lodare la riforma elettorale italiana: “Benedetto l’Italicum” che offre “un vincitore chiaro”.

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