Raid Usa in Libia. Gentiloni: “Sigonella? Valuteremo se ci saranno richieste”

Libia
epa05421785 Italian Foreign Minister Paolo Gentiloni (R) attends a joint a press conference with Irish Foreign Minister Charlie Flanagan, in the Department of Foreign Affairs in Dublin City, Ireland, 12 July 2016.  EPA/AIDAN CRAWLEY

Il ministro degli Esteri ospite a Unomattina, su RaiUno: “Positivo che americani abbiano deciso di intervenire”

“Mi auguro” che l’intervento americano contro l’Is a Sirtesia risolutivo, sarebbe un messaggio molto forte non solo per la lotta al terrorismo ma anche per la stabilizzazione della Libia”. Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, a Unomattina, secondo cui “è molto positivo che gli Stati Uniti abbiano deciso di intervenire”.

Sul possibile coinvolgimento dell’Italia nelle operazioni, anche attraverso la disponibilità delle nostre basi aeree come quella di Sigonella, il capo della Farnesina ha chiarito che eventuali richieste verranno valutate e “se prenderemo una decisione in questo senso, ne daremo informazione al Parlamento”.

Intanto, però, una richiesta d’intervento diretto da parte dell’Italia ancora non è pervenuta. Il perché lo spiega il presidente della commissione Esteri del Senato, Pierferdinando Casini in un’intervista al Quotidiano nazionale. “Probabilmente Sarraj – ipotizza Casini – sa quanto sarebbe stato lungo per l’Italia approvare un raid aereo come quello che, invece, è stato autorizzato senza troppe lungaggini dal presidente americano”.

“A Sirte – spiega Casini illustrando in che cosa consista l’intervento – i misuratini hanno già avuto 350 morti e 1.800 feriti. Non possono permettersi altre perdite. Per questo è stato chiesto l’intervento Usa. Sirte è già per la maggior parte sotto il controllo del nuovo governo libico, ma manca una piccola enclave, dove si sono asserragliati pochi resistenti attorno a un palazzo dei congressi. I civili, invece, hanno già lasciato la città”. “Prima o poi – osserva anche Casini sull’inevitabilità a suo parere dell’attacco – bisognava fare i conti con la stabilizzazione della Libia. Solo le anime belle potevano pensare che fosse a costo zero”.

Intanto ieri la guerra all’Isis in terra libica ha messo a segno un importante risultato. Il generale Mohammed al Ghasry, portavoce del comando delle operazioni denominata “Al Bayan al Marsus” (“Struttura Solida”) che fa capo al governo di unità nazionale voluto dall’Onu, ha annunciato l’arresto di un “leader” della filiale libica del sedicente Stato Islamico a Sirte. “Le nostre forze sono riuscite a catturare uno dei leader dell’organizzazione dell’Isis mentre questi stava tentando di scappare via mare”, ha detto il generale in una conferenza stampa tenuta ieri e trasmessa dalla tv satellitare “Misurata”, come riporta il sito news locale “Al Wasat”. “La battaglia per la liberazione di Sirte è un battaglia che ha messo d’accordo tutti i libici”, ha aggiunto.
Commentando i primi raid Usa sulle postazioni dell’Isis annunciate ieri dal Pentagono, il generale ha detto che “l’aiuto della comunità internazionale per liberarsi da questa organizzazione terroristica avviene in totale coordinamento con il comando e con il Consiglio Presidenziale del governo di concordia nazionale”.

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