Raggi di luna calante. Quer pasticciaccio brutto (settima puntata)

Raggi calanti
New Rome's Mayor Virginia Raggi reacts, while she appearing on a balcony, during the settlement ceremony at Campidoglio Palace (the town hall) in Rome, Italy, 23 June 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Capitale senza governo e guerra interna al M5S. Fino a quando?

Come si sa, il gran romanzo di Gadda è incompiuto: esattamente come, al momento, la vicenda della giunta Raggi. Il Pasticciaccio di via Merulana è certo torbido e magnifico, quest’altro è solamente un intrico politico-amministrativo di nessun fascino. E così siamo qui, alle settima puntata della Raggi-story, segnata anch’essaa da peripezie di vario tipo, ancora priva di personaggi fondamentali come l’assessore al bilancio, il capo di gabinetto e i vertici dell’Ama, e contrassegnata da nervosismi – quelli che a Roma si chiamano scazzi – vere o finte riappacificazioni, j’accuse improvvisi.

Ha fatto scalpore soprattutto quello di Roberta Lombardi, ormai esplicitamente all’opposizione della sindaca Raggi, che ha chiamato duramente in causa quel Raffaele Marra, pupillo di Virginia, individuato come il trait d’union fra certi ambienti destrorsi della Capitale e il M5S. Pare proprio lui, Marra, il punto nevralgico dello scontro interno al grillismo romano.

Lei, la sindaca, ha avuto qualche scatto nervoso di troppo. Pare che abbia detto in sostanza, o fate come dico io o mollo tutto (Corriere della Sera, 16 settembre), mentre rimarrà nella storia (!) l’attacco ai giornalisti con quel memorabile “mi fate pena” (e intanto non si sottopone a una vera e propria conferenza stampa).

Mentre la Capitale si allaga per i temporali e soprattutto in diverse periferie i sacchetti di immondizia tornano ad ammonticchiarsi, la giunta dovrebbe finalmente stanziare i 18 milioni per l‘Atac, l’azienda dei trasporti, altra emergenza tutta romana. Così come si dovrebbe seriamente porsi il problema dell’accoglienza e dell’immigrazione: su questo il Vaticano ha trovato la collaborazione con le sindache di Parigi e Madrid mentre quella di Roma è “missing”.

Poi c’è la grana-Olimpiadi. Con lo stato maggiore – Beppe in testa – che impone il suo no. Che ovviamente la sindaca farà proprio in settimana. Altro che referendum!

Il punto dolente tuttavia resta tutto politico. La guerra intestina al M5S di Roma è ormai evidente (lo dicono tutti i sondaggi), e la cosa mette in qualche imbarazzo l’house organ diretto da Marco Travaglio, come ha notato il Fattone.

C’è da chiedersi: la crisi del grillismo intesa come incapacità di governare riuscirà a trovare una qualche soluzione? Noi qui lo ripetiamo ancora una volta: diamole tempo, a Virginia Raggi, dopo questa clamorosa falsa partenza, che poi non è solo una partenza ma qualcosa di più – il 19 settembre sono tre mesi dalla roboante vittoria elettorale. Fino a quando Roma, completamente senza governo, potrà resistere? Vedremo alla prossima puntata se ci saranno stati segnali di risveglio, o se il pasticciaccio continua.

 

(sul sito Unità.tv vedi le precedenti puntate di “Raggi di luna calante”)

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