Radiohead: dopo la sparizione e la riapparizione online, ecco il nuovo singolo

Musica
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La band di Thom Yorke, che due giorni fa ha oscurato i suoi profili social, è tornata oggi online con il lancio di due teaser e la pubblicazione del brano “Burn the Witch”, monopolizzando l’attenzione dell’opinione pubblica. Cerchiamo di capire perché

C’è chi ha chiamato in causa How to disappear completely. Nel titolo di un brano di Kid A, disco fondamentale dei Radiohead, risuona infatti una dichiarazione d’intenti che di questi tempi sembra più attuale che mai. La band di Thom Yorke ha oscurato per due giorni il suo account di Twitter e i profili Facebook e Google+.

C’è anche chi ha sollevato una “questione politica”, mettendo in risalto le dichiarazioni del leader del gruppo, rilasciate proprio alla stampa italiana, in cui paragona Google ai nazisti che depredavano le opere d’arte.

Poi ci sono quelli che hanno parlato di una riuscita operazione di marketing, in linea con la tendenza della band a giocare con le possibilità di commercio in rete; anche per saltare la classica filiera dell’industria musicale, come quando hanno messo in download i loro dischi senza intermediari.

Oggi i Radiohead sono tornati a diffondere su Instagram filmati criptici, che vanno a comporre il puzzle di indizi che anticipa l’uscita del loro prossimo disco, prevista per giungo. E pochi minuti fa hanno rilasciato, anche sui loro social network, un nuovo brano: Burn the Witch.

Rimane il sentore che tutta questa vicenda nasconda un aspetto fondamentale, che poco ha a che fare con la musica dei Radiohead: come, cioè, il concetto stesso di identità dell’homo interneticus, l’essere umano immerso nell’era digitale (con un formula presa da un libro di L.Siegel), stia cambiando sotto i nostri occhi. E gli articoli che si chiedono se sia possibile sparire da internet senza lasciare traccia sono una prova di questa evidenza.

C’è un motivo preciso per il quale quando i Radiohead oscurano i loro social network, con una mossa che per quanto insolita non sembrerebbe poi così dirompente, l’opinione pubblica rimane destabilizzata.

Perché la band entra a piedi pari in un territorio che bazzichiamo ogni giorno, quello della nostra esistenza online, e rispetto alla quale, soprattutto chi ha vissuto il passaggio dall’era precedente a quella di Internet, deve ancora pienamente raccapezzarsi. Domande come “che senso ha esistere virtualmente?”,  “quanta verità c’è nella mia vita online?” e, andando oltre, “chi è l’uomo che vive online e cosa diventerà?” sfiorano, anche sottotraccia, la mente di chiunque.

Abbiamo, in sostanza, l’esigenza di elaborare delle categorie interpretative nuove, che ci dicano qualcosa di più sul concetto di esistenza e di identità, di vero e di falso, in un mondo in cui l’esperienza digitale sta ridefinendo, a partire dalla nostra vita quotidiana, questi concetti.

E i Radiohead, come chi lancia un sasso in mare per guardare le onde concentriche che si propagano sulla superficie, non fanno altro che increspare lievemente le acque. Ma tanto basta per ottenere 100 mila visualizzazioni su Youtube in pochi minuti.

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