“Questo non è amore”: un camper per le donne vittime di violenza

Donne
ANSA/GIORGIO ONORATI

A Montecitorio iniziativa con Boldrini, Boschi, Raggi e Alfano

Nel primo semestre del 2016 gli omicidi nei confronti delle donne sono calati del  22%, le violenze sessuali e i maltrattamenti del 23%. Ma dalle notizie di cronaca che continuano ad arrivare anche in questi ultimi giorni, tra femminicidi e stupri di gruppo, è chiaro che c’è ancora molto da fare anche attraverso il monitoraggio, la presenza delle istituzioni, l’applicazione delle leggi, il lavoro culturale sulla società. Perché “prima ancora di essere un reato il femminicidio è qualcosa che ha carattere culturale e sociale”, ha detto il capo della polizia Franco Gabrielli.

E soprattutto attraverso una maggiore presenza sul territorio da parte delle forze di polizia per tutto il periodo estivo. È questo l’obiettivo dell’iniziativa Questo non è amore – già realizzata nel 2013 e nel 2014 dalla questura di L’Aquila – che punta al sostegno alle donne vittime di violenza attraverso uno strumento in più: la presenza, in 14 province italiane, di un camper rivolto proprio a quelle donne che vorrebbero denunciare ma che hanno paura o che non hanno il coraggio di entrare in un ufficio di polizia.

Un modo, ha sottolineato il ministro dell’Interno Angelino Alfano, per “andare incontro alle vittime piuttosto che stare in ufficio ad aspettare la telefonata” e per aumentare “la fiducia nei confronti dello Stato e delle forze di polizia, che possono prevenire, proteggere e punire”. Con lui e Gabrielli alla cerimonia del progetto a piazza Montecitorio c’erano la presidente della Camera Laura Boldrini, il prefetto di Roma Paola Basilone, il sindaco di Roma Virginia Raggi,  e il ministro con delega per le Pari opportunità Maria Elena Boschi che hanno simbolicamente aperto le porte del camper, invitando le donne a denunciare gli atti di violenza e le minacce subite.

“Il nostro sforzo sarà quello di recuperare il ‘sommerso’, sostenendo le vittime e convincendole a denunciare – ha detto Gabrielli -. In questa prima fase del progetto avvicineremo con i nostri camper in 14 città le potenziali vittime mettendo a disposizione psicologi, polizia giudiziaria e squadre mobili. Puntiamo così a superare anche la vittimizzazione secondaria che spesso impedisce di far emergere il reato“.

“Penso che in una società avanzata – ha detto Boldrini – anche un femminicidio è troppo, in una società avanzata non ci deve essere violenza sulle donne, noi non possiamo abituarci a questo fenomeno odiosissimo, non possiamo considerarlo normale. E chiedo a tutti di  ribellarsi, a tutte le donne e a tutti gli uomini consapevoli che hanno orrore della violenza di fare la loro parte, di uscire allo scoperto, di dire no alla violenza”.

“Credo sia molto importante – ha proseguito l’esponente dell’esecutivo – che chi deve denunciare, proprio per trovare quel coraggio di denunciare di cui ha bisogno, sappia che può trovare di fronte a sé delle persone che sono preparate anche ad ascoltarle, a saper riconoscere le difficoltà e quindi anche a suggerire dei percorsi per potersi allontanare da chi ha agito con violenza su di loro o ha minacciato violenza, perché ovviamente la difficoltà è nel cogliere sin dall’inizio i segnali preoccupanti prima che poi si trasformino in atti irrecuperabili”, ha detto Boschi.

E in particolare su Roma, “ci sarà – ha assicurato Raggi – la massima attenzione per quanto riguarda gli sportelli antiviolenza e le strutture che poi dovranno seguire queste donne e la possibilità di trovare dei luoghi sicuri nei quali andare qualora sia necessario allontanare le donne da casa. Allo stesso tempo -ha proseguito la prima cittadina della capitale- ci impegneremo con un’attività di prevenzione che deve iniziare nelle scuole, a partire dagli episodi di bullismo, di discriminazione, che già i bambini possono iniziare a percepire come giochi ma che giochi non sono”.

COSA PREVEDE L’INIZIATIVA

 

Il progetto avrà la durata di tre mesi ai quali seguirà la valutazione della risposta da parte della cittadinanza e successivamente “strutturare – ha spiegato il capo della polizia – in modo significativo questa presenza sul territorio”.

Il primo e il terzo sabato del mese, a partire da domani, il camper della polizia sarà presente nelle province di Sondrio, Brescia, Bologna, Arezzo, Macerata, Roma, L’Aquila, Pescara, Matera, Campobasso, Cosenza, Palermo, Siracusa e Sassari.

A bordo di ogni camper un gruppo di esperti: un medico o uno psicologo della polizia, un operatore della squadra mobile, un operatore della divisione anticrimine o dell’Ufficio denunce ed un rappresentante locale della rete antiviolenza.

Le attività collegate a questa iniziativa potranno essere seguite sul sito della polizia di Stato e sui social network con l’hashtag  #questononèamore.

Vedi anche

Altri articoli