Questa è guerra alle religioni

Terrorismo
I soccorsi
In this grab made from video, emergency services transport a person into a waiting ambulance in Normandy, France, Tuesday, July 26, 2016. Two attackers seized hostages in a church near the Normandy city of Rouen on Tuesday, killing one hostage by slitting their throat before being killed by police, a security official said. The identities of the attackers and motive for the attack are unclear, according to the official, who was not authorized to be publicly named. (BFM via AP)

Papa Bergoglio ha detto ieri con decisione e chiarezza che non si tratta di una guerra di religione, ma di una guerra vera

Un sacerdote buono ultra ottantenne è stato sgozzato in una piccola chiesa normanna. I commenti della stampa internazionale a questa terribile notizia enfatizzano le posizioni estreme: per alcuni si tratterebbe della prova che la guerra di religione è infine approdata sul suolo europeo mentre, secondo altri, all’opposto, la componente religiosa non avrebbe assolutamente nulla a che fare con il terrorismo. Una contrapposizione estrema che non si trova nei commenti della nostra stampa, assai più equilibrati.

Papa Bergoglio ha detto ieri con decisione e chiarezza che non si tratta di una guerra di religione. Ma di una guerra vera, più grave e feroce. In quella comunità normanna è sembrato andare in scena la versione post-moderna di un romanzo di Bernanos, quasi un drammatico anniversario di quel “Diario di un curato di campagna” uscito nel 1936. Anche lì, come nello sgozzamentro del sacerdote ultra ottantenne, lo scontro è tra il bene e il male, nei suoi estremi, storici e metafisici: il pastore buono e misericordioso e il pregiudicato cattivo, (lasciato libero però per i contrasti tra magistratura e procura e quindi anche per le nostre inadempienze).

In quella piccola chiesetta francese si è consumato un martirio efferato che racchiude in sé tutti i possibili significati, palesi e contraddittori, espliciti e occulti in cui tutti noi ci dibattiamo: la chiesa francese è quella che in Europa più ha subito, negli ultimi secoli, gli effetti della secolarizzazione fino all’affondo finale, quello dell’altra recente vera e propria religione concorrente, la laicità in salsa politiccally correct.

Via i crocifissi, via i veli, via tutti i segni che alludono alle tradizioni religiose e, in generale, alle tradizioni. Ma pochi ricordano che il cattolicesimo francese è all’origine della storia, dell’identità, e della stessa nazione francese (per non parlare dell’Europa, ovviamente). Il primo a scordarselo è stato un sempre più confuso Hollande che, in un primo momento, nell’esprimere le condoglianze, si è rivolto alla «comunità cattolica francese» come se fosse una minoranza tra le altre.

Anche se poi ha telefonato al Papa che lo ha ringraziato come un fratello. Il cattolicesimo come minoranza! Quasi fossimo, appunto, in Medio Oriente dove una spietata persecuzione delle minoranze religiose, tra le quali quelle cristiane, le ha quasi completamente annientate. Una loro sparizione da quella che fu la terra della loro origine, come del resto in Turchia, regione dove il cristianesimo si diffuse attraverso le prime chiese cristiane, quelle di S. Paolo.

E però, per la prima volta, un segno del martirio avviene in Europa, sul suolo francese che pure scristianizzato vede una chiesa vecchia, ma non stanca, fatta di tradizioni ma viva, provata ma feconda, una comunità molto riconosciuta dalle persone di tutte le convinzioni, perché offre loro un rifugio, un’accoglienza in nome dei valori di un comune Umanesimo.

Una chiesa che non ha potere politico ma ne ha molto spirituale. Che sembra incarnare nel sacerdote misericordioso ultra ottantenne i principi di pace, di confronto, di dialogo propri di papa Francesco. Quanto di più lontano dall’immagine del capo dei crociati belligeranti rappresentato dalla pretestuosa e tragicamente farsesca propaganda islamica. Ma allora è guerra di religione o questa è solo un simulacro utilizzato dall’Islam tramite dei pazzi solitari, campioni dei peggiori nichilismi di ogni marca e depravazione? I terroristi sono interni alle nostre società, sono quasi sempre di terza generazione, frutto delle secolarizzazioni di tutte le religioni che trasgrediscono i dettami del Corano come neanche i nostri ragazzi più delinquenti. Noi sottolineiamo il carattere individuale e di affiliazione secondaria di tipo para-mafioso di pazzi e depressi isolati (che rappresentano un pericolo forse superiore a un disegno dall’alto) che si rifanno genericamente all’Islam.

E continuiamo a negare ci sia una guerra di religione per non fare il loro gioco. Ma il fatto che non sia una guerra di religione non significa edulcorare o sminuire la gravità e la pericolosità di quella che è una vera e propria guerra. Anzi. Lo ha detto bene Bergoglio con la consueta chiarezza: «Quando parlo di guerra parlo di guerra sul serio, non di guerre di religione . L’uso delle religioni infatti mascherano tutte, altri interessi, per i soldi, per le risorse naturali, per il dominio dei popoli», ha aggiunto nel volo che lo portava a Cracovia nell’incontro con la gioventù. Più che guerra di religione è infatti guerra alle religioni nel senso che le fedi, quelle vere e autentiche hanno tutte al centro la misericordia e la pace. Per questo nelle efferate violenze che ci colpiscono nulla ci può essere di religioso.

Ma in questa terza guerra mondiale a pezzi nella quale l’Islam è il veicolo impazzito che sparge un terrore globale, la nostra impaurita e stanca Europa a quali principi, a quali valori può e deve appigliarsi? E questi non hanno proprio nulla a che fare con il cristianesimo da cui l’Europa si è spesso allontanata ma sui quali si è fondata e ai quali è molto intrecciata? Forse è il momento di riconoscere che se non è certamente una guerra di religione, la componente «religiosa» esiste, anche se chi brandisce questa arma lo fa del tutto surrettiziamente. Eppure esiste se non altro perché il cristianesimo è nei fatti all’origine della nostra Civiltà. Quella della libertà, della solidarietà e della fraternità che tanto cercano di annientare.

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