Quello strano referendum olandese su cui puntano Putin e i populisti

Scenari
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Domani il voto con il quale si vorrebbe bocciare l’accordo tra Ue e Ucraina. Ecco cosa c’è in ballo (anche al di là dei confini dei Paesi Bassi)

Olanda alle urne, domani. Non si vota per rinnovare qualche istituzione, ma per un referendum: il secondo nella storia del Paese. Il responso delle urne non è vincolante e il tema è un po’ particolare. Gli elettori sono chiamati a esprimersi sull’Accordo di associazione tra Unione europea e Ucraina, sottoscritto nel 2014, efficace dall’inizio di quest’anno. Un’intesa che, per quanto formalizzi lo spostamento a occidente del baricentro dell’Ucraina post-Maidan, non traccia una corsia preferenziale per un ancoraggio rapido nello spazio europeo.

Nonostante questo, il passaggio referendario olandese ha una rilevanza politica tutt’altro che trascurabile. È specchio e banco di prova per due delle contese che contaminano di questi tempi il discorso politico in Europa: europeismo e populismo; putinismo e anti-putinismo.

Ma partiamo dal principio, dallo scorso primo luglio, giorno in cui è entrata in vigore in Olanda una legge che, fatte salve alcune materie sensibili, ha introdotto i referendum consultivi. GeenPeil, il braccio politico di GeenStijl, sito satirico populista, non s’è lasciato sfuggire l’occasione fiondandosi sulla prima opportunità utile: l’Accordo di associazione tra Ue e Ucraina, appunto, ratificato dal Senato olandese il 7 luglio e firmato dal re il giorno successivo.

Per convocare il referendum servivano 300mila firme richieste, ne sono state raccolte 427mila. Per renderlo valido è invece necessario un quorum del 30%. I sondaggi, a oggi, danno in vantaggio il No, ovvero il campo dei contrari agli accordi tra Bruxelles e Kiev, che annovera il Partito socialista e il Partito per la Libertà di Geert Wilders. L’uno membro della famiglia della sinistra-sinistra europea, l’altro della destra euroscettica e populista.

Tra l’altro Wilders è indicato dagli istituti demoscopici in forte crescita. Sarebbe il primo partito del Paese, se si votasse oggi per il parlamento. Da qui la posizione guardinga assunta da Mark Rutte, a capo di una coalizione europeista tra liberali e laburisti, nonché attuale presidente di turno dell’Unione europea. Rutte ha cercato di spiegare che l’Accordo di associazione tra l’Ue e l’Ucraina non presuppone né l’ingresso di Kiev in Europa, né l’arrivo di manodopera ucraina concorrenziale (i pericoli evocati dal fronte del No), ma alla fine ha scelto di non esporsi fino in fondo. Schierandosi sulla linea del Sì – si legge nelle analisi della stampa internazionale – correrebbe il rischio di regalare a Wilders molti di quegli elettori che stanno pensando di scavalcare il fosso, rinnegando il voto dato ai liberali. Persone, queste, divenute sensibili alle sirene del populismo, dell’attacco frontale al gigantismo burocratico di Bruxelles, alla strozzatura delle sovranità nazionali, al rigorismo: tutti temi che accomunano Wilders alla destra populista europea e creano una superficie di contatto, delle volte, con la sinistra radicale.

Wilders e i socialisti olandesi condividono l’approccio a Ucraina e Russia. In sostanza, ritengono che l’ex repubblica sovietica sia uno Stato fallito e corrotto, con cui non bisogna coltivare rapporti (è di queste ore la notizia del coinvolgimento del presidente ucraino Poroshenko nei Panama Papers); mentre la Russia è un Paese orgoglioso che resiste all’offensiva euro-americana e con cui ci sono molti affari in ballo, che non è il caso di sacrificare per difendere Kiev (ragionamenti che trovano spazio in tutta l’Europa populista).

Dall’altra parte della barricata si sostiene invece che la guerra in Ucraina abbia rivelato la vera essenza del regime di Putin e si ricorda l’abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines, avvenuto nell’est ucraino presumibilmente a opera dei separatisti filorussi. A bordo c’erano 194 cittadini olandesi, su 298 persone a bordo. Recentemente, su questo, sono saltate fuori diverse tesi complottiste. Avranno il loro peso al referendum di domani.

Se si raggiungesse il quorum e vincesse il No, Mark Rutte e l’intera Europa, benché la consultazione non sia vincolante, si troverebbero in forte imbarazzo. I populisti metterebbero a segno un colpo notevole. E Vladimir Putin gongolerebbe. D’altro canto, da quando la crisi ucraina è scoppiata, il suo obiettivo è stato sempre quello di mostrare che l’Ucraina è uno Stato ingestibile e di lavorare ai fianchi l’Europa, per farne emergere le tante divergenze in merito ai rapporti con la Russia, ben evidenti,  sotto il lenzuolo unitario delle sanzioni economiche.

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