Quell’indimenticabile Ferragosto di Gassman e Trintignant

Cinema
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Nel celebre film di Risi il racconto di un 15 agosto metafora dell’Italia e delle nostre inquietudini

 

“Scusi, ma lei che fa a Ferragosto?”. Perché il punto è quello. Fare qualcosa a Ferragosto. Con qualcuno, perché la solitudine col Ferragosto ci fa a cazzotti. Quasi peggio che col Natale. Il punto è dunque quello: almeno è il punto di Bruno Cortona, uno dei più grandiosi personaggi della storia del cinema italiano, e non solo italiano. Ecco dunque che Bruno chiede a Roberto Mariani, giovane e timido studente conosciuto cinque minuti prima per un caso fortuito, cosa faccia a Ferragosto. E lì parte il capolavoro che tutti conoscono, Il Sorpasso di Dino Risi con un gigantesco Vittorio Gassman nel ruolo di Bruno e un eccellente Jean Louis Trintignant in quella di Roberto.

Noi non sappiamo se Risi e gli sceneggiatori (che – scusate – si chiamavano Ettore Scola e Mino Maccari) fossero consapevoli di ripercorrere alla loro maniera le orme di Don Chisciotte e Sancho Panza. O di precorrere le gesta di Peter Fonda e Dennis Hopper, eroi di Easy Rider. Forse avevano solo l’intenzione di fare un film brillante, buono per i botteghini, ma non molto di più. E invece ne uscì un film epico.

Il ritratto di quell’Italia bighellona e assolata come mai era stato prima e forse mai più sarà dopo è un’immagine perfetta, come i quadri marini di Monet:  i “tipi” nazionali ci sono tutti, il riccone del boom, la bella ragazzina, la famigliola contadina, e c’è la campagna dell’alto Lazio, il mare quasi versiliano, la Roma agostana e rilucente dell’inzio del film, c’è la macchina scoperta – la leggendaria Aurelia B24 – il celebre e sinistro suono del clacson, le sigarette e lo sci nautico, l’ignoranza, la solidarietà, il “rimorchio”, l’innocenza, la rissa al night club e la zuppa di pesce.

E c’è l’Aurelia perfetta per il primo road movie italiano, e ci sono naturalmente la forza prorompente di Gassman e il controcanto introverso di Trintignant.

 

 

Vorrei ricordare anche attrici e attori che nella memoria collettiva vengono comprensibilmente cancellati da Gassman e Trintignant ma sono grandi nel rappresentare i loro “tipo”: Catherine Spaak, giovanissima figlia d Bruno Cortona, Claudio Gora, attempato fidanzato di lei (memorabile lo scambio con Gassman, “e il nipote, perché non è venuto lui e ha mandato il nonno?“), ancora Linda Sini, Luciana Angiolillo, e gli attori sconosciuti come il vecchietto preso su da Gassman (“che è, nun core ‘sta machina?“) o il mitico Occhiofino (con Gassman che spiega a un ingenuo Trintignant che il soprannome si riferisce all’omosessualità, “Occhiofino… Finocchio, non l’avevi capito?“.

Una parola ancora su Gassman, che riesce qui a fare un personaggio negativo, sbruffone – anzi: fanfarone (in Francia fu questo il titolo del film) – imbroglioncello, traditore, bugiardo. Eppure, alzi la mano chi non ama Bruno Cortona, le sue battute, la sua disperata voglia di vivere, e in fondo la sua amara consapevolezza di aver fallito (“sennò ti ritrovi all’età mia, solo come un cane”, si lascia sfuggire Gassman davanti a un Trintignant meravigliato).

Bruno Cortona-Gassman siamo noi – lo avete capito – con le nostre miseriucce quotidiane e la brutta, e vera,  sensazione che il tempo passi troppo in fretta impedendoci di diventare adulti. Siamo noi, sempre alla ricerca di qualcuno, di qualcosa. Tutto questo, la magia di quel Ferragosto raccontato nel Sorpasso lo racchiude e lo proietterà fino all’ultimo giorno del cinema.

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