Quella sottovalutazione di Grasso del fattore-tempo per fare le leggi

Il Noista
grasso

Raddoppiare le sedi di decisioni dimezza la democrazia

Se esiste un Noista per contratto, un Noista istituzionale, un Noista per amore o per forza, non può che essere il presidente del Senato.

Per una curiosa ironia della sorte (e anche perché la politica italiana ha preso da tempo una strada avventurosa), Pietro Grasso non ha mai fatto il senatore – né ha mai ricoperto cariche elettive di alcun genere – prima di salire sullo scranno più alto di Palazzo Madama: ma l’abito fa il monaco, e in questi pochi anni l’ex procuratore nazionale antimafia è entrato perfettamente nel ruolo, al punto che il suo nome circola fra i possibili successori di Matteo Renzi (in caso di vittoria del No) alla guida dell’immancabile “governo istituzionale”.

Noista per ruolo – ma anche per convinzione, sembrerebbe –, ieri Grasso ha sostenuto che i ritardi nel fare le leggi “non dipendono affatto dalle procedure del bicameralismo paritario”, bensì dalla mancanza di accordo fra le forze politiche.

“Penso in particolare – ha aggiunto il presidente del Senato – al ddl che riforma il codice antimafia approvato dalla Camera un anno fa e fermo alla commissione Giustizia del Senato”. Insomma, ha concluso, bisogna “trovare gli accordi per portare in Aula le norme con la rapidità che la politica sa ben applicare quando lo ritiene necessario”.

Grasso ha ragione: perché una legge venga approvata occorre che ci sia una maggioranza disposta a votarla, e perché questo accada occorre un’intesa fra le forze politiche.

Ma non ha meno ragione Andrea Orlando nel replicare che “se è vero che con il monocameralismo bisogna comunque trovare un accordo, è vero anche che con il bicameralismo bisogna trovarne due”. Due ovvietà, dunque? Certamente sì, ma con una differenza.

Proprio il caso citato da Grasso – la riforma del codice antimafia licenziato dalla Camera ma fermo al Senato – dimostra la bontà della riforma su cui voteremo il 4 dicembre: con la nuova Costituzione, il codice antimafia sarebbe già in vigore. Ma il punto è probabilmente un altro: e cioè la concezione della decisione politica, e dunque in definitiva della democrazia, che Grasso sembra condividere con altri fautori del No.

Il fattore tempo non è ininfluente nella decisione: al contrario, è un parametro essenziale per valutarne l’efficienza e l’efficacia.

La bontà del Parlamento non risiede nella quantità di parole che vi si pronunciano, ma nella quantità di leggi che si producono. Raddoppiare le sedi di decisione, le procedure e i tempi non raddoppia la quantità di democrazia, ma al contrario la dimezza: nel tempo sufficiente a produrre due leggi, il bicameralismo paritario consente di produrne una soltanto.

Non è soltanto un esercizio di logica – sebbene la logica abbia una sua importanza – ma, più radicalmente, una scelta in favore del buon funzionamento delle istituzioni.

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