“Quella” Italia-Germania 4-3: le pagelle di Gianni Brera con quel voto basso a Rivera

Calcio
Berti VOGTS, Germany, is playing against Luigi RIVA, Italy in the 1970 FIFA World Cup semifinal in Mexico.

Per il grandissimo giornalista il miglior azzurro fu Burgnich

Di tutte le Italia-Germania resta la più epica. 17 giugno 1970, i Mondiali (la “coppa Rimet”), stadio Atzeca di Città del Messico, 100mila spettatori – e noi in Italia vediamo la partita di sera tardi, in bianco e nero.

Una partita non bella che è passata alla storia come “la partita del secolo”. Tutto è stato detto, scritto, raccontato, analizzato. Dunque, senza indugi, ecco le pagelle del grande Gianni Brera, di cui non può sfuggire lo stile inimitabile, su quel 4-3 che nella vita di chi c’era (ahimé, noi fra questi) è un punto fermo, un ricordo indelebile.

 

ALBERTOSI  7

Va perdonato, come la Maddalena, perché molto ha parato: però tre o quattro volte è salito in pallone: 7 merita, con qualche sospetto.

BURGNICH  9+

Eroe della giornata: non per il gol, e neanche per avere scoraggiato Löhr e poi Grabowski, ma per aver tenuto l’area su Müller da grandissimo gladiatore: 9 più, come minimo.

FACCHETTI  5

Diciamo disastroso, intronato, preoccupante (Dio, che dispiacere parlarne male: ma debbo: e non meno doveroso mi sembra rendere noto che, se gioca su Jairzinho, possiamo tranquillamente salutare la Rimet. Va in Brasile, garantito: 5.

BERTINI  6-

Un muscolare tosto ma stolido: quando è in area, tremo. Lascia a Seeler almeno cinque incornate da gol (o da rifiniture per il gol). Su Seeler, in partenza, bisognava mandare Burgnich, che è buonissimo di testa. Gli diamo 6 meno, al Bertini, per le stoiche botte che ha preso e che ha dato.

ROSATO 6,5

Pare un tavolino scancosciato, a volte, però duro, diligente, maligno. Mùller, con lui, non segna: 6,5.

CERA  7-

Quando c’è mischia in area, la sua fragile sagoma scompare. Bravo, attento, però gracile. E dobbiamo stare zitti perché fa già miracoli. In fondo non è quello del libero il suo mestiere: mercoledì sarebbe andato bene il Ferrante: ma chissà in che stato psicofisico si trova, adesso? A Cera: 7 meno meno.

DOMENGHINI 8

A volte lo rincorrerei con un bastone, tanto è gnocco e stordito; più spesso lo rincorrerei per abbracciarlo. Ha fatto poco poco cinquanta chilometri: il terzino, il mediano, l’interno, l’ala! Valutato il suo apporto compulsando le note, dopo la partita, penso che meriti 8, non meno.

MAZZOLA  7,5

Ottima partita su Beckenbauer, al quale ha restituito pure una bella lecca. Sta imparando a fare il vero interno. Mi piace anche si lagni di poter giocare solo 45′. Merita 7,5.

RIVERA  6-

Come sarebbe bello se potessimo farne giocare dodici. Lui ci vuole, certe cose le fa meglio di tutti: ma quanto può costare a volte, impiegarlo. Merita 6 meno.

BONINSEGNA  7,5

Dai quarti, un vero fenomeno: e come dicevo, ricordando la legge dei grandi numeri, doveva segnare proprio mercoledì. Poi ha sprecato anche, ma quante buone cose! 7,5.

DE SISTI  6+

Con Mazzola aveva un valido appoggio. Con Rivera, niente o quasi. Si è salvato perché naviga sempre alla meglio nel mare magno del centrocampo: 6+

RIVA  6,5

Ha giocato meglio che con il Messico. Ha avuto sfortuna in due ottime incornate volanti. Ha segnato un gol da grande campione. Poi, le cose migliori le ha fatte a sostegno: 6,5.

POLETTI  5

Ha esordito nel fuoco, povera anima. Autogol e lecche rabbiose. Un bel cross-gol mancato al balzo da Boninsegna ormai esausto: 5.

 

Questo era Brera, non un semplice giornalista ma uno scrittore di prim’ordine. Cosa colpisce di questi giudizi? Il voto a Rivera, soprattutto, un campione di cui il grande giornalista riconosceva il genio ma non sopportava la non infrequente evanescenza: il famoso “abatino” che coniò velenosamente per il Golden boy sta lì a imperitura memoria. Eppure, quel 6- all’autore del gol più famoso della storia del calcio italiano è davvero troppo basso. Solo quel piatto destro a spiazzare Maier vale 10 e lode.

Mentre a Mazzola va giustamente un 7,5: giocò bene, la stella dell’Inter, ma alla storia passò il suo rivale del Milan. Ironie della storia. Il migliore risulta Burgnich, il terzino tosto che segnò un insperato 2 a 2 quando eravamo sotto di un gol, lui che non era mai avventurato in area, molto meglio di un Facchetti valutato da Brera un po’ troppo severamente con un 5. Onore a Domenghini e Boninsegna, ero della partita, e un cero a Gigi Riva per il magnifico terzo gol.

Infine, qualche ricordo sui tedeschi. Quella del ’70, come al solito, era una squadra molto forte, forse un po’ meno forte di quella che vinse i Mondiali quattro anni dopo contro Crujff, ma comunque ricca di campioni. Fra questi, i grandissimi, a nostro parere, erano tre: Beckenbauer, genio assoluto e unico esempio di difensore-regista, stoico leader col braccio al collo nei supplementari; Overath, fantasista di centrocampo; e Gerd Muller (che ci rifilò due gol), folletto lestissimo in area. Ma c’erano anche il grande portiere Maier, Grabonski sulla fascia destra, il vecchio Seeler avanti, il milanista Schnellinger che fece lo scherzetto del pareggio al novantesimo, l’altro terzino Vogts, cattivissimo.

“Non ringrazieremo mai abbastanza i nostri giocatori per queste emozioni che ci offrono”, disse alla fine in diretta un Nando Martellini sul filo della commozione. Era esausto. Anche noi, che pure eravamo bambini.

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