Quel sistema proporzionale che rende ingovernabile l’Europa

Politica
Insediamento dei seggi a Napoli per l'elezione della consiglio e del presidente della Regione Campania, 30 maggio 2015.
ANSA/CIRO FUSCO

Portogallo, Spagna e Irlanda sono gli ultimi esempi di un sistema che non riesce a garantire stabilità politica

C’era una volta il sistema proporzionale, che per decenni ha designato i governi di molte nazioni europee senza creare tanti problemi. In Italia ha segnato la vita politica per quasi cinquant’anni, l’intera Prima Repubblica. Aveva i suoi effetti collaterali, i governi non avevano vita lunga, ma riusciva a garantire una certa stabilità politica, frutto anche della concretezza dei partiti politici che animavano la vita del paese. Oggi i sistemi proporzionali, nelle loro varie forme, non reggono più con buona pace dei proporzionalisti convinti. L’ingresso nella scena politica di nuove forze hanno contribuito a segmentare i voti rendendo quasi impossibile formare governi omegenei, con l’incubo ingovernabilità che attanaglia i paesi europei.

Irlanda

Ultimo in ordine di tempo è il caso dell’Irlanda andata al voto lo scorso 26 febbraio. Le elezioni hanno sancito l’ingovernabilità del paese, che era già governato da una coalizione centrodestra-centrosinistra. Ancora non sono iniziate le trattative ma sembra si vada verso un governo di minoranza per poi tornare ad elezioni entro fine anno.

Spagna

In Spagna dalle elezioni politiche del 20 dicembre 2015 è emerso un quadro molto frastagliato. Nessuno è in grado di formare un governo, né monocolore né di coalizione. Da ormai 2 mesi, prima l’ex premier Mariano Rajoy, leader del partito di maggioranza relativa, e poi Pedro Sánchez leader del Psoe, stanno tentando di formare un governo. Venerdì il leader socialista, che ha raggiunto un accordo con il partito centrista Ciudadanos, dovrà avere 176 voti, impresa impossibile se non parteciperà alla formazione del governo anche Podemos.

Portogallo

In Portogallo le elezioni politiche dell’ottobre 2015 hanno sancito una sostanziale ingovernabilità. La coalizione di centrodestra guidata dal premier uscente Pedro Passos Coelho, pur arrivando prima con il 38% dei voti non è riuscita a conquistare la maggioranza e a formare un governo. Così i 3 partiti di centrosinistra, molto diversi tra loro, arrivati alle spalle della coalizione del premier hanno formato un governo, ma la previsione di molti analisti è che si possa andare in breve tempo a nuove elezioni.

Germania

Per anni in Italia in molti sono stati affascinati dal sistema tedesco, alcuni addirittura proponevano di adottarlo anche nel Belpaese. Le ultime elezioni (settembre 2013) hanno evidenziato come il proporzionale tedesco, con una parte maggioritaria e una proporzionale, non garantisca la governabilità. Anche in Germania, nonostante la CCD/CDU partito della Cancelliera Merkel abbia conquistato oltre il 40% si è dovuto virare su un governo di coalizione insieme ai rivali della Spd. Certo la maturità del sistema politico tedesco ha permesso di formare un governo in breve tempo, ma il rischio è che entrambi i partiti principali possano uscire indeboliti da questa coabitazione.

Italia

Nel 2013 fu l’Italia ad inaugurare i governi di unità nazionale. Il Porcellum è un proporzionale mascherato da maggioritario e i premi di maggioranza differenti tra Camera e Senato ha costretto i principali partiti politici a formare un governo di unità nazionale, cosa che non accadeva dai tempi della Prima Repubblica. L’ingresso sulla scena politica del Movimento 5 stelle ha sancito la fine del bipolarismo e così in una situazione di sostanziale pareggio l’unica soluzione possibile è stata un’alleanza tra centrosinistra e centrodestra, da sempre avversari, “costretti” a coabitare nello stesso esecutivo.

 

Questi esempi fanno capire come l’epoca dei sistemi proporzionali sia ormai finita. La scelta fatta dal governo Renzi con l’introduzione dell’Italicum va infatti nella direzione opposta, garantendo la governabilità con un giusto premio di maggioranza, senza penalizzare la rappresentatività. In un sistema politico sempre più frammentato e con partiti antisistema che continuano a ricevere molti consensi in varie nazioni europee, continuare ad insistere su sistemi proporzionali porterebbe a governi di unità nazionale in continuazione, rendendo la competizione elettorale praticamente nulla.

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