Quei sindaci che sbagliano

M5S
Beppe Grillo sul palco della due giorni ''Italia5stelle'' all'autodromo di Imola (Bologna), 17 ottobre 2015. A destra Gianroberto Casaleggio, fondatore del Movimento 5 stelle. ANSA/ MARCO ISOLA

Dagli incarichi in famiglia alla cattiva gestione: né autocritica né passi indietro

Ora che a cercare di salvare il salvabile è Grillo in persona Rosa Capuozzo «valuterà» se dimettersi. Non l’ha fatto però quando a chiederlo erano già in tanti, né quando le hanno contestato un episodio meno grave ma certo imbarazzante. E comunque vada, la sindaco di Quarto non è l’unico primo cittadino pentastellato che dopo mesi di difficoltà, piuttosto che di reclami della Corte dei conti o proteste e dimissioni di assessori o consiglieri Cinquestelle rimane comunque saldamente attaccato alla poltrona. Uno smacco doppio, per un Movimento nato proprio per puntare il dito contro i lati più oscuri della politica, vedi l’incapacità di dimettersi quando tutto e tutti consiglierebbero – se non pretenderebbero – il contrario. Come primo ‘indizio’ della linea di Capuozzo bisogna infatti ricordare la facilità con cui liquidò uno smaccato conflitto di interessi, quando affidò la stampa dei manifesti istituzionali del Comune proprio alla tipografia di proprietà del marito. Se l’abitudine di favorire parenti e amici è stato uno dei mali della politica italiana non si può dire che non abbia contagiato i 5 Stelle: tralasciando l’assessore alla Cultura di Ragusa, che accusata di aver fatto assumere il marito si è, lei sì, dovuta dimettere. C’è poi il caso della nomina ad assessore da parte del sindaco di Pomezia Fabio Fucci della compagna Veronica Filipponi. Così eclatante che Fucci in tv ha annunciato la revoca della delega: ben prima però che divenisse effettiva. Nessuna autocritica, nessun comunicato del Movimento a chiederla

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