Quei bambini salvati da Truffaut

Cultura
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A San Paolo, quartiere periferico di Bari, esiste una cooperativa sociale che attraverso il cinema si prende cura dei figli di ergastolani, prostitute e dei piccoli sfruttati sessualmente dalle famiglie

Chi guarda da bambino I 400 colpi di François Truffaut inizia ad aprire gli occhi su una nuova realtà sociale. Dal film, oltre all’incanto e alla bellezza, alla poesia e alla purezza, schizza in maniera brutale e per bambini fortunati ancora incomprensibile, quel mondo che solo l’età della consapevolezza può far conoscere.

La storia raccontata nel film (che non si discosta dall’infanzia e adolescenza del regista) porta alla compassione e all’affetto per quel coetaneo rifiutato e incompreso dalla società, e a sperare che la sua vita possa un giorno essere libera e limpida come la corsa sul mare dell’ultima scena, che per un momento sembra dare respiro. Ma il volto del bambino in primo piano su cui il film si ferma pone solo un punto interrogativo sul suo futuro.

Ispirata a Truffaut, uno dei registi che meglio ha saputo descrivere nella cinematografia europea gli adolescenti, nasce nel 2007 in un quartiere periferico di Bari di 80.000 abitanti, San Paolo, la cooperativa sociale “I bambini di Truffaut”. Giancarlo Visitilli, oggi presidente della cooperativa, appassionato specializzatosi negli studi in cinema l’ha voluta mettere in piedi per occuparsi di bambini e adolescenti socialmente disadattati. “C’era un cinema a San Paolo dove si facevano attività ricreative, si studiava e si guardavano film, poi è stato chiuso e sono rimaste solo una chiesa e la parrocchia come punto di riferimento per non perdersi nella strada o nella droga, e neanche un parco dove riunirsi”. Visitilli a quattordici anni lavorando nei gruppi parrocchiali è diventato educatore sociale: «mi erano stati affidati quasi un centinaio di bambini, con i quali poi sono cresciuto; questo significava preoccuparsi che andassero a scuola, che avessero la possibilità di essere persone, cittadini baresi nonostante fossimo a 10 km dal centro città”.

Gli “indiani”

Il trauma che si viveva in questa periferia era di essere definiti “indiani”, come scrivevano anche sui quotidiani, perché incapaci di vivere civilmente, perché il quartiere era veramente disagiato, difficile, tosto dal punto di vista sociale, e strangolato dalla politica. Ma dieci anni fa Visitilli ha deciso di continuare l’esperienza che si faceva in quel cinema poi chiuso, aprendo una struttura per la cooperativa insieme ad altri soci: “Abbiamo avuto in affidamento bambini figli di ergastolani e prostituti, sfruttati sessua lmente dalle famiglie, e oggi ancora continuiamo ad accudirli e educarli. L’idea era prefigurare loro percorsi che non fossero necessariamente quelli di scuola e parrocchia, e attraverso la cultura prendere possesso e riportare alla vita quei luoghi di cruda realtà sociale in cui ero vissuto da adolescente. Abbiamo cominciato con le rassegne di cinema di ogni genere e poi pian piano è intervenuto il teatro sociale con i suoi laboratori e infine anche la musica”. Si sono formate negli anni più sedi della cooperativa, il quartiere è molto cambiato ma c’è ancora tanto da recuperare. I finanziamenti provengono dalla Regione Puglia e da molti comuni, e da qualche anno anche dal privato, come nelle scuole dove si organizzano laboratori pomeridiani; ma quello che si fa è puro volontariato. I soci della cooperativa hanno tutti un lavoro – Visitilli è professore di lettere in un liceo scientifico oltre che giornalista – e il sociale non serve per guadagnare ma per continuare a vivere nei posti in cui sono cresciuti.

“Ci siamo specializzati nell’educazione all’immagine. Il pretesto è stato partire dal cinema, mettere a frutto i miei stessi studi e incentivare anche i soci della cooperativa a studiare cinema perché l’obiettivo era investire nell’educazione all’immagine, portando le rassegne anche nelle scuole, insegnare a vivere attraverso i film soprattutto a carattere sociale”. “I bambini di Truffaut” collabora oggi anche con il Bif&st Bari International Film Festival e con Medimex, la fiera internazionale musicale dedicata ai nuovi scenari del mercato musicale.

Percorsi

Da quest’anno lavora con tutte le scuole a un progetto pilota della Regione Puglia, “L’Edificio della Memoria”, nell’ambito della legalità; si creano percorsi attraverso il cinema, il teatro, la musica mettendo in contatto gli studenti con i testimoni oculari, persone con un vissuto, magistrati o parenti di vittime della mafia; è la storia che si realizza ancora, la memoria per ricostruire un futuro, un lavoro di formazione delle coscienze e di educazione alle regole. Un sogno poi per Visitilli è stato realizzare una scuola di musica, e veder concretizzato un pianoforte sempre desiderato e mai avuto perché era difficile per uno che viveva nel quartiere disagiato di San Paolo: “Tre anni fa ci sono stati affidati dai servizi sociali venticinque figli di ergastolani, che si trovano in una sede secretata, non accessibile a tutti; sono stati volutamente messi insieme a figli di magistrati, avvocati e notai e si è formata la prima orchestra di adolescenti di percussioni e fiati nel quartiere San Paolo”. E s empre nel lo stesso quartiere grazie anche alla fonda zione Giova nni Paolo II che si occupa di sociale, per chi è un sognatore e un nostalgico di quei cinema vecchio stile a una o due sale ecco che la forza e la tenacia della cooperativa inaugura domenica 10 gennaio, dopo ben venticinque anni, un nuovo cinema di 150 posti che comincia con una ra ssegna speciale di film. Visitilli va anche orgoglioso di un festival che si svolge d’estate, l’unico festival italiano che associa cinema e letteratura sui temi del sociale, “Del Racconto, il Film”, e che ha una valenza itinerante; si svolge fra i vari castelli della Puglia e si incontrano registi, attori, autori e scrittori “e non mancano mai i film di Truffaut”.

La musica

Tanti sono ragazzi che si salvano, “per esempio nell’orchestra, bambini irrecuperabili secondo direttori scolastici e insegnanti, oggi vivono l’exploit, nel senso che la musica ha dato loro l’opportunità innanzitutto di veicolare i propri studi e magari preparare l’ingresso al conservatorio, e continuare a studiare; e moltissimi si sono diplomati ed hanno proseguito il loro percorso con accademie che hanno che fare con l’arte e soprattutto con il cinema”.

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