Quasi quattro anni per trovare lavoro: la mission impossible dei giovani italiani

Lavoro
I candidati, oltre seimila divisi tra la Mostra d'Oltremare e la sede universitaria di Monte Sant'Angelo, che a Napoli, hanno affrontato  il test per accedere ai corsi di laurea triennali (ostetricia, logopedia, dietista e tecnici di radiologia), 3 settembre 2014.  ANSA/CIRO FUSCO

Tra ritardi negli studi universitari e difficoltà a trovare occupazione, il percorso può durare fino a 32-33 anni. La colpa è anche della mancanza di esperienze professionali durante il ciclo scolastico

Quanto ci mette un giovane italiano per trovare lavoro? I dati pubblicati oggi dall’Istat rendono evidente che l’uscita dalla crisi si intravede appena, almeno per quanto riguarda la ripresa dell’occupazione. Ma quello del ritardo con il quale i nostri giovani accedono al mercato del lavoro dopo aver completato i propri studi è un problema strutturale del nostro paese.

Lo spiega bene un articolo di Francesco Pastore pubblicato oggi su www.lavoce.info, che riprende due studi di Eurostat e Ocse proprio su questo argomento.

Secondo Eurostat, “con una media di tempi di attesa di nove mesi circa – scrive Pastore – l’Italia è seconda solo alla Grecia in termini di durata della transizione per i laureati. Per i diplomati è settima, con un tempo di attesa medio di circa 13,5 mesi”. Questi calcoli, però, considerano la prima occupazione, anche a tempo determinato, purché abbia una durata minima di tre mesi.

I calcoli Ocse, invece, sono effettuati tenendo conto del primo contratto a tempo indeterminato. In questo caso, “la durata della transizione dal sistema di istruzione a un lavoro a tempo indeterminato è pari a 44,8 mesi, cioè quasi quattro volte più della stima Eurostat”.

Tra le motivazioni citate da Pastore, c’è anche la “mancanza di occasioni per acquisire esperienza lavorativa sia durante il percorso scolastico o universitario sia anche dopo, in azienda”. Una carenza, quella del collegamento tra scuola e lavoro, sulla quale si propone di intervenire la riforma della Buona scuola.

A peggiorare la situazione, spiega Pastore, c’è anche il tempo necessario ai giovani italiani per conseguire la laurea o il diploma. “Circa il 40 per cento dei laureati consegue il diploma con un ritardo compreso fra uno e dieci anni rispetto al percorso curriculare previsto dal 3+2. Secondo i dati AlmaLaurea, l’età media alla laurea per gli studenti che iniziano l’università a 18 anni è di 24 anni per chi ha intrapreso il percorso triennale e di 26,1 anni per chi sceglie anche la specialistica. [….] Troppi giovani vanno all’università senza un’adeguata preparazione di partenza, la frequenza dei corsi è bassissima, i programmi sono troppo ampi, vi sono alcuni esami quasi insuperabili (cosiddetti “esami scoglio”), a causa del carico didattico in eccesso rispetto a quello previsto dai relativi crediti formativi, e così via”.

In fin dei conti, quindi, “se un giovane si laurea con la laurea magistrale a 27-28 anni, deve calcolare che trova un lavoro più o meno stabile verso i 32-33 anni, sulla base dei 45 mesi circa di transizione calcolati dall’Ocse”.

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