Quarto, Capuozzo all’Antimafia: “Per tre volte ho chiesto l’espulsione di De Robbio”

M5S
Il Sindaco di Quarto Rosa Capuozzo all'interno di Palazzo San Macuto per l'audizione di fronte alla Commissione parlamentare Antimafia, Roma, 19 gennaio 2016. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Rosa Capuozzo racconta le pressioni attorno alla sua Giunta e al suo operato

La deposizione di Rosa Capuozzo in Antimafia invece di placare la tempesta politica che si è scatenata nei confronti del Movimento Cinquestelle e della gestione fatta dal Direttorio, non fa che aumentarne la forza. Il primo cittadino ha ricostruito così sette mesi (“a me sono sembrati sette anni”) di governo del piccolo comune flegreo.

“Io non mi sentivo minacciata dal De Robbio, mi sembrava un guascone, esibizionista, cercava di prevaricare, questo sì. Per me era gravissimo che mi si volesse fare incontrare degli imprenditori per lo stadio, ed ho chiesto l’espulsione ma questo non è avvenuto e questo avveniva già in luglio“. “Per il direttorio non c’erano motivazioni per l’espulsione” ha aggiunto Rosa Capuozzo.  “La seconda richiesta di espulsione del consigliere – afferma nella sua ricostruzione – risale a novembre”, quando De Robbio le parla della foto sul presunto abuso edilizio nella abitazione costruita dal suocero del primo cittadino. “A novembre – dice Capuozzo – chiedo ancora espulsione di De Robbio a Roberto (Fico ndr) dopo l’interrogatorio dai pm” e conferma che dai vertici M5S “vengo ascoltata ma non viene fatta”.

“L’espulsione viene nuovamente chiesta quando faccio il primo interrogatorio con Woodcock. A quel punto – spiega il sindaco – quello che mi sembrava un personaggio fuori dalle righe mi si rivelò per quello che era. Dalla richiesta all’espulsione passano 14 giorni, e viene motivata sulla questione dello stadio, che era una cosa vecchia, di luglio”.

Insomma Rosa Capuozzo chiede per ben tre volte un gesto, un atto politico forte su De Robbio indagato per estorsione e voto di scambio, ma nessuno del Direttorio l’aiuta.

Per il Pd la questione non è chiusa ed è necessario ascoltare anche Roberto Fico e Luigi Di Maio. “Fico e Di Maio vanno convocati in Antimafia e Quarto va sciolta” sostiene il senatore Stefano Esposito, componente della Commissione. “Un buon politico non ruba e non dice bugie. I vertici del M5S su Quarto hanno mentito”. Anche il senatore Franco Mirabelli, capogruppo dem in Commissione è convinto della necessita’ di ascoltare i due componenti del direttorio Cinquestelle: “C’è stata una sottovalutazione colpevole di ciò che stava avvenendo a Quarto, credo debbano rispondere anche i parlamentari del M5s Di Majo e Fico che risultano essere stati più volte coinvolti”.

Uno dei componenti M5s dell’Antimafia Riccardo Nuti risponde: “Noi siamo sempre disponibili; se vogliono audire Fico e Di Maio bene, ma devono dirci quali sono formalmente le motivazioni. La commissione Antimafia non è mica un luna park dove passare del tempo per distrarsi” e rincara la dose sui comuni amministrati dal Pd sui cui insiste lo stesso rischio di infiltrazione mafiosa.

Inoltre ieri i pentastellati  dal blog cercono di giustificarsi  accusando il Pd di far concentrare l’attenzione mediatica sul caso come se la piccola cittadina campana fosse “New York o Shanghai, Milano o Roma”. Di sicuro il caso Quarto sta mettendo in difficoltà il M5S che è passato dal silnzio al contrattacco e ora di nuovo al silenzio rifiutando di parlare in Tv e diradando le presenze aspettando che passi la bufera.

 

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