Quanto vale l’ecoturismo

Turismo
Una balena fotografata in Patagonia il 7 settembre 2010. ANSA/BARBARA PRINCIPATO

In Italia il whale watching porta un incasso di 800.000 euro e un indotto di 1.500.000 euro

Avete mai sentito parlare di whale watching? In Italia siamo ancora agli inizi, ma potrebbe diventare presto un business da capogiro. Si tratta dell’avvistamento di cetacei a scopo commerciale, un’attività che oltre ad offrire l’opportunità ai turisti di vivere un incontro ravvicinato con i giganti del Mare Nostrum, favorisce anche la loro conservazione, creando un notevole indotto economico. Ed è proprio grazie al giro d’affari generato dal turismo naturista che le balene, ridotte del 90% dalla caccia industriale, non si estingueranno. Infatti, mentre l’industria baleniera fattura appena 50 milioni di dollari, l’indotto del whale watching è stimato in un miliardo e mezzo di dollari ed è in continua crescita.

Tuttavia l’avvistamento dei cetacei nel Mediterraneo, è poca cosa rispetto al fenomeno che da alcuni anni si verifica negli oceani, dove molte aree di caccia sono diventate veri e propri itinerari di whale watching. Nel Pacifico, in Nuova Zelanda, lungo la costa orientale dell’Australia, il viaggio delle megattere viene seguito ogni anno da 1.600.000 di turisti, e sono più di 3 milioni gli americani che ogni anno decidono di andare ad incontrare le balene (Ecoturismo, 2011).

In Costa Rica, il whale watching rappresenta una significativa risorsa economica: i 100.000 visitatori l’anno che si dedicano a quest’attività naturalistica, hanno contribuito alla creazione di 25.000 posti di lavoro, per un giro d’affari di 21 milioni di dollari (5 milioni gli operatori specializzati e 16 milioni l’indo tto).

E in Italia quali sono i numeri del whale watching? Una stima approssimativa parla di 25.000 passeggeri l’anno, con un incasso di 800.000 euro e un indotto di 1.500.000 euro. Queste cifre si riferiscono soprattutto alle attività che si trovano all’interno del Santuario Internazionale dei Cetacei, un’area marina protetta di interesse internazionale, molto ricca di mammiferi marini, che nel nostro territorio tocca la Liguria, la Sardegna e la Toscana. Ma attenzione, non si tratta di una semplice gita in barca che chiunque può fare. Lo sviluppo selvaggio e incontrollato di questa attività potrebbe minacciare la vita di questi animali.

Proprio per questo, da qualche anno a questa parte, esiste un programma di certificazione internazionale, chiamato Friend of the Sea, che tra le altre cose, verifica in quali condizioni vengono fatti dolphin e whale watching. La certificazione garantisce il pieno rispetto dei requisiti di sostenibilità ambientale: conoscere da vicino il mondo di balene e delfini, senza alterare il loro habitat naturale. Dal rispetto delle distanze di sicurezza, alla velocità di navigazione, dal divieto di cibarli a quello di balneazione, sono alcuni dei rigidi criteri che gli operatori devono seguire per ottenere la certificazione di sostenibilità. A puntare sull’ecoturismo, è da qualche mese, Golfo Aranci, in Sardegna, dove è nato il progetto Golfo dei delfini, un’iniziativa creata dalla Onlus “Worldrise”, che ha l’obiettivo di trasformare l’avvistamento di delfini, in un esempio di offerta ecoturistica, basata sulla valorizzazione delle risorse naturali presenti tutto l’anno sul territorio. Qui la valorizzazione della natura ha generato importanti benefici economici per tutta la cittadina.

Un’indagine economica effettuata durante la stagione estiva del 2016, ha quantificato l’indotto economico diretto e indiretto creato dall’attività di dolphin watching degli operatori ecologici certificati da Friend of the sea. I risultati sono sorprendenti: dal 1 giugno al 30 settembre hanno partecipato alle attività 3.682 persone, per un guadagno totale di 4.355.280 euro. A beneficiare infatti non sono stati solo gli operatori, ma su larga scala, anche le attività commerciali, ristoratori, negozi, aziende di trasporti, insomma, l’avvistamento dei delfini come volano per lo sviluppo turistico della zona. Il rispetto dell’ambiente, l’educazione del turista e della popolazione locale, sono gli elementi essenziali del turismo sostenibile.

Un settore in grande crescita, con prospettive addirittura superiori a quello tradizionale, come dimostra un’indagine della Commissione europea che gli attribuisce un trend circa tre volte maggiore a quello tradizionale. A dimostrazione che ambiente e turismo non solo possono convivere, ma possono anche produrre grandi benefici per il territorio, creando ricchezza e opportunità per tutti.

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