Quanto costa andare in pensione prima? Ecco tutte le ipotesi

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12 04 2007 Brescia Inps cartelle previdenziali istituto nazionale previdenza sociale Ph.FotoLive Ettore Ranzani

Molto dipenderà da due variabili: il tasso d’interesse del prestito e il costo dell’assicurazione al quale lo stesso prestito sarà collegato

Se si vuole parlare di anticipo pensionistico occorre partire da una premessa, quella fatta dal premier Matteo Renzi: tutto è ancora allo studio. Il criterio definitivo con il quale regolare l’uscita anticipata dal mondo del lavoro verrà infatti messo nero su bianco soltanto a metà ottobre nella prossima legge di Stabilità.

Detto questo, una proposta formale da parte del governo c’è stata e qualche paletto – dopo l’incontro con i sindacati avuto luogo giovedì – si può cominciare a fissare. L’idea avanzata da Palazzo Chigi consiste nella possibilità di andare in pensione fino a tre anni prima attraverso un prestito bancario (erogato tramite l’Inps) che si dovrà restituire in vent’anni.

Il ragionamento è il seguente: stabilito che la riforma Fornero non verrà toccata e l’età del ritiro rimarrà quella che è prevista dalla legge, se si vuole anticipare l’uscita dal mondo del lavoro bisognerà pagare qualche onere. D’altra parte i paletti dell’Europa non si possono certo estrarre dal terreno delle trattative e bisognerà evitare che la riforma pesi troppo sul deficit di bilancio.

Il costo ipotizzato dal sottosegretario Tommaso Nannicini – circa 10 miliardi di euro – sarebbe troppo elevato per le casse dello Stato. Per questo entreranno in gioco banche e assicurazioni. Ma il punto sta tutto qui: qual è il sacrificio economico che bisognerà sostenere pur di abbandonare prima il mondo del lavoro? Conviene? O è troppo alto?

Molto dipenderà da due variabili: il tasso d’interesse del prestito e il costo dell’assicurazione al quale lo stesso prestito sarà collegato. Secondo un’elaborazione della Uil fatta sulla base di un tasso di interesse fisso al 3%, il pensionato da 2.500 euro netti mensili, se deciderà di lasciare il lavoro a tre anni dal raggiungimento dell’età di vecchiaia pagherà una rata di 500 euro per tredici mensilità, cioè una riduzione dell’assegno fino al 20%, un taglio pari al 15 per cento della sua pensione lorda, (tetto massimo fissato dal governo).

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Con una pensione netta di 1.000 euro al mese, l’anticipo di tre anni potrebbe prevedere una rata di 199,64 euro per 13 mensilità (216,29 se si restituisce con 12 mensilità sempre in 20 anni).

La percentuale si ridurrebbe con una simulazione del tasso interesse al 2%: in quel caso (pensione netta di 1.000 euro) si ipotizza una rata mensile (per 13 mesi) di 182 euro per 20 anni. Il prestito da restituire ammonterebbe infatti a 39.000 euro, ovvero 1.000 euro al mese per i tre anni di anticipo rispetto all’età di vecchiaia.

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Se invece si considerasse un tasso all’1,5%, ipotesi ragionevole secondo gli esperti di Palazzo Chigi, la rata sarebbe chiaramente meno indigesta. L’elaborazione in questo caso è stata realizzata da Progetica ed è stata pubblicata su Repubblica.

Un lavoratore con un reddito mensile di 2.000 euro che voglia anticipare di tre anni l’uscita dal mondo del lavoro (chi è nato nel ’53, per intenderci) vedrà una pensione di 1.301 euro per vent’anni. La rata di restituzione ammonterebbe a 241 euro.

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Va considerato, inoltre, che per gli esodati, i bassi redditi e le vittime di ristrutturazioni aziendali, il governo ha ipotizzato detrazioni fiscali graduali con un costo per le casse dello Stato di circa un miliardo.

C’è infine un nodo di non poco rilievo da sciogliere, quello legato alle assicurazioni da stipulare. Se il pensionato dovesse mancare durante il periodo di vigenza del prestito, quest’ultimo verrà restituito da un’assicurazione che – ovviamente – chiederà un prezzo da pagare in cambio. Anche questa, come il tasso d’interesse applicato, sarà una variabile decisiva per la scelta del pensionando che, qualora non lo ritenesse conveniente, potrà sempre decidere di aspettare i 66 anni e 7 mesi prima di lasciare definitivamente il proprio posto di lavoro.

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