Quanti parlamentari in Francia e Germania? Come la riforma ci allinea con l’Europa

Riforme
Un momento del voto di fiducia al Governo sul ddl "Milleproroghe" in aula del Senato, Roma, 24 febbraio 2016.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Nel nostro Paese abbiamo 1,6 membri del Parlamento per ogni 100mila abitanti, molti di più rispetto ad altri Paesi Ue

I parlamentari italiani sono troppi e troppo pagati: questo è un problema percepito da tutti gli italiani e da tempo sedimentato nel dibattito pubblico. Una delle misure principali della riforma costituzionale è la riduzione del numero dei parlamentari, per ricondurlo ai livelli degli altri grandi Paesi europei.

In virtù della Costituzione attuale, in Italia abbiamo 945 parlamentari, di cui 630 deputati e 315 senatori. A questi, in realtà, vanno aggiunti i senatori a vita (al massimo 5) e i senatori di diritto a vita, cioè i presidenti emeriti della Repubblica. Ciò significa che, senza includere nel calcolo i senatori a vita, nel nostro Paese abbiamo 1,6 membri del Parlamento per ogni 100mila abitanti.

Un confronto con gli altri grandi paesi dell’Europa continentale mostra con evidenza il problema. In Francia per ogni 100mila abitanti ci sono 1,4 parlamentari, in Germania 0,9, in Spagna 1,3 e in Polonia 1,4. Anche in numeri assoluti l’Italia batte tutti, nonostante Germania e Francia abbiano più abitanti del nostro Paese: a fronte dei nostri 945 parlamentari, il Parlamento tedesco contempla 699 membri e quello francese 925.

La soluzione prevista dalla riforma costituzionale soggetta a referendum è la riduzione del numero dei senatori (oltre che delle funzioni della camera alta) da 315 a 100, peraltro con la contestuale eliminazione dell’indennità per la funzione senatoriale. In questo modo, il numero complessivo dei parlamentari italiani passerebbe da 945 a 730, pari a 1,2 parlamentari ogni 100mila abitanti (meno di Francia, Spagna e Polonia, dunque). In numeri assoluti, il Parlamento italiano diventerebbe meno numeroso di quello francese e si avvicinerebbe molto alla dimensione dei parlamenti spagnolo e polacco. In generale, si tratta di un taglio che porterebbe il numero dei rappresentanti politici italiani ad un livello fisiologico, assolutamente in linea con quelle delle maggiori democrazie del Vecchio Continente. Abbiamo tenuto fuori dalla comparazione il Regno Unito, in cui la presenza della Camera dei Lord non consente il confronto con gli altri paesi (ma anche a Londra, si sa, si parla molto di riforma…).

Cosa raccontano i dati? Che l’Italia aveva e ha bisogno di una riduzione dei parlamentari che riporti il loro numero al livello delle altre democrazie europee. C’è la necessità di una politica più “sobria” e meno costosa, ma soprattutto di evitare che il numero eccessivo dei membri del Parlamento – unito all’annosa questione del bicameralismo paritario – continui a rendere farraginoso, troppo complesso ed estremamente frammentato l’iter di approvazione delle leggi.

I dati ci mostrano anche che una riduzione ancora più drastica del numero dei parlamentari (come quella ora proposta da alcuni sostenitori del No, forse strumentalmente) creerebbe al contrario un problema di rappresentatività, ampliano eccessivamente la distanza tra elettori ed eletti.

Fonte Basta un Sì 

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