Quando Nogarin si vantava di aver salvato l’azienda di rifiuti

M5S

Via libera per Filippo Nogarin, sindaco M5S di presentarsi all’assemblea dei soci di Aamps, per il concordato preventivo, ma prima sosteneva un’altra strada

Urla, svenimenti, sospensioni. La preoccupazione dei cittadini per una città invasa dai rifiuti. La disperazione dei lavoratori che rischiano il posto. Servirebbe tatto nel gestire tutto questo e invece è la prepotenza a farla da padrona. Emblematica l’offesa dell’assessore grillino Gianni Lemmetti ai precari. Rappresentativa la scelta di Filippo Nogarin di revocare, con effetto immediato, l’incarico di assessore all’ambiente a Giovanni Gordiani ritenendo che la sua attività di governo “non sia stata sufficientemente efficace”. Un quadro in cui si inserisce anche la scelta della presidente del consiglio comunale che si è dimessa per la contrarietà al piano difeso dal sindaco.

La seduta fiume del consiglio comunale a Livorno sulla vicenda Aamps, l’azienda che raccoglie i rifiuti al 100% di proprietà dell’amministrazione che rischia il default, alla fine ha portato a questo: mostrare il vero volto del M5S.

Il sindaco pentastellato Filippo Nogarin si dice soddisfatto: ha vinto la sua battaglia. “E’ stata dura ma ce l’abbiamo fatta. Il consiglio comunale di Livorno ha approvato l’atto di indirizzo per il concordato preventivo per l’Aamps”. Ma è lui l’unico ad essere contento, nonostante abbia incassato il voto contrario di tre consiglieri della sua maggioranza. Al centro della vicenda, infatti, c’è soprattutto la questione occupazionale: sono circa i 300 lavoratori di Aamps e 200 dell’indotto a temere per il posto di lavoro.

Insomma il caos di Livorno è diventato un caso politico anche perché il sindaco aveva rassicurato tutti e si sta vedendo il risultato.

Filippo Nogarin lo disse in tv, ospite da Lilli Gruber ad Otto e mezzo e lo scrisse persino a Unita.tv : “Il Comune deve però in questa fase scongiurare il venir meno della continuità aziendale. E per evitare che il bilancio di Aamps si potesse chiudere con un passivo di 21 milioni di euro, ha rilevato 11 milioni di crediti Tia (tariffa igiene ambientale – ndr). Un passaggio ormai perfezionato e che non lascia alcun dubbio in ordine alla sostenibilità tecnico-giuridica dell’operazione”. Ma non è andata così.

 

 

 

 

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