Quando lo sport non si piega al terrorismo

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Le competizioni sportive sono state spesso bersaglio di attacchi terroristici anche per l’attenzione mediatica che questi grandi eventi suscitano

Dopo gli attacchi terroristici di Parigi prima e Bruxelles poi le autorità si chiedono se giocare gli Europei di calcio in Francia, se far svolgere alcuni grandi eventi sportivi che si svolgeranno da qui a pochi mesi. Non è la prima volta che il terrorismo, non solo quello di matrice islamica, minaccia grandi manifestazioni sportive, spesso riuscendo a compiere attacchi eclatanti che hanno segnato il ricordo di queste manifestazioni. Lo sport non si è mai piegato al terrorismo e non lo farà nemmeno questa volta.

L’attacco più clamoroso è sicuramente quello avvenuto a Monaco nel 1972. La capitale della Baviera ospitava le Olimpiadi estive, la competizione sportiva principe. La notte tra il 5 e 6 settembre un commando di terroristi palestinesi di  Settembre Nero si intrufolarono nel villaggio olimpico e rapirono e poi uccisero 11 atleti israeliani e un poliziotto tedesco, a seguito del tentativo della polizia tedesca di far irruzione e porre fine al sequestro. I terroristi allora sfruttarono la sicurezza blanda e il clima gioioso di quelle Olimpiadi, che avevano l’obiettivo di far vedere al mondo un lato inedito della Germania. L’obiettivo dei terroristi era quello di far liberare tutti i prigionieri palestinesi dai carceri israeliani, richiesta negata dall’allora premier israeliano Golda Meir. La tragica giornata finì all’aeroporto di Monaco con l’uccisione di tutti gli ostaggi, di alcuni terroristi e di un poliziotto tedesco, mentre altri terroristi furono catturati. Quello che poi verrà ricordato il massacro di Monaco non ha impedito ai Giochi di proseguire, anche durante le ore del sequestro degli atleti israeliani.

Il 1996 è l’annus horribilis per lo sport mondiale. In quell’anno si disputarono prima gli Europei di calcio in Inghilterra e poi le Olimpiadi di Atlanta negli Stati Uniti. Entrambi gli eventi furono funestati da attacchi terroristici.

Il 15 giugno 1996 a Manchester, alla vigilia della partita Russia-Germania, esplose una bomba che provocò il ferimento di 200 persone e la distruzione di notevoli edifici nell’area di Market Street. L’Ira, organizzazione paramilitare che si batteva per la fine della presenza britannica in Irlanda del Nord e la riunificazione con la Repubblica d’Irlanda, rivendicò l’attacco che ebbe un grande eco mediatico vista l’importanza dell’evento che si stava svolgendo.

Il 27 luglio 1996 una bomba esplose al Centennial Olympic Park di Atlanta uccidendo una persona e ferendone altre 111. La scoperta della bomba da parte di un addetto alla sicurezza evitò che il bilancio fosse più pesante. L’ordigno fu Eric Robert Rudolph estremista cattolico. Il terrorista aveva scelto Atlanta, che vista la folta presenza dei media era il palcoscenico ideale per rivendicare le proprie idee contro il socialismo globale, l’aborto, l’omosessualità. L’intento di Rudolph era quello di mettere in imbarazzo l’amministrazione americana, guidata da Bill Clinton, che a suo avviso aveva imposto una “agenda omosessuale” e aveva un ruolo di primo piano ella somministrazione dell’aborto su richiesta.

Anche la Coppa d’Africa del 2010 fu segnata da un attacco terroristico. Il pullman che trasportava la nazionale del Togo in Angola, dove si svolgeva la competizione, fu attaccato poco dopo aver superato il confine. Il commando sparò raffiche di mitra per circa 20 minuti uccidendo 3 persone. La nazionale decise di non partecipare alla competizione, e questo gli costò pure 50mila dollari di multa.

Questi sono stati i casi più eclatanti di attacchi terroristici a manifestazioni sportive, ma molti sono stati gli attacchi sventati, e ormai da molti anni eventi di grande portata sono sempre a rischio attentati. Lo sport non si è mai fermato, e non si fermerà nemmeno adesso

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