Quando l’Italia cantava a 45 giri

Dal giornale
Italian singer-songwriter Francesco De Gregori performing during a concert at Cavea Auditorium Parco della Musica late in Rome, Italy 15 July 2015. The concert was part of his 'Vivavoce tour 2015'. 
ANSA/VINCENZO PAGLIARULO

Stasera e domani su Rai3 in prima serata Luca Barbarossa racconta la storia della Rca, la mitica etichetta discografica

Periferia romana, quadrante est. Per la precisione la popolarissima via Tiburtina, al Km 12. È lì che nel 1951, quasi una cattedrale nel deserto, erano sorti gli stabilimenti della RCA apparentemente la più italiana delle italiane, la casa discografica da cui verrà fuori l’originale espressione “cantautore”, quella stessa che marcherà una sorta di rinascimento culturale per la musica di casa nostra. Ma a ben guardare, l’acronimo RCA stava in realtà per Radio Corporation of America, una compagnia radiofonica, fondata negli Stati Uniti nel 1919 e che, grazie ad una delle sue etichette storiche, la Victor, poteva vantare persino il merito di aver stampato, nei primi anni del Novecento, alcune arie cantate da Caruso, tenore unico, ma anche pioniere nell’utilizzo della nuova tecnologia di riproduzione sonora.

Oggi, la RCA Italia è ormai un ricordo che alimenta la storia del costume, dopo che i suoi stabilimenti hanno cessato da molto di produrre e, nel 1987, con la vendita alla BMG, è iniziata la serie di accorpamenti e fusioni che attualmente – quando parliamo di major – rendono visibile praticamente il solo marchio Sony. Ma da quel lontano 1951 a tutti gli anni ottanta, quegli stabilimenti, gli studi, gli uffici e persino il celebre bar ristoro sono stati il cuore pulsante dell’innovazione, della creatività sonora e di grandissima parte di tutto quel che abbiamo imparato a conoscere come Olimpo della musica (pop) italiana. Ed è’ una storia, quella della RCA, che ha messo insieme di tutto, da Gianni Morandi a Francesco De Gregori, da Lucio Dalla a Patty Pravo, da Domenico Modugno con l’”Uomo in frac” (ma non “Nel blu dipinto di blu”, che uscira’ con Fonit Cetra)) a Nilla Pizzi, dal giovane Ennio Morricone all’altrettanto giovane Luis Bacalov; incredibilmente lungo èl’elenco così come incredibilmente densa e bella è la sua storia, che Raitre rievoca (questa sera e domani) con “Il mondo a 45 giri”, condotto da Luca Barbarossa e Gloria Guida.Una storia dove si incrociano le due traiettorie del Piano Marshall e del Vaticano, sul cui soglio sedeva, all’epoca dei primi vagiti, Papa Pio XII.

È infatti grazie ai finanziamenti dello European Recovery Program, meglio noto con il nome del suo creatore, l’allora Segretario di Stato Usa, George Marshall, che la General Electric si stabilisce anche in Italia, nel 1949, anche se ci vorrà ancora un po’ di tempo perché, da pura distribuzione di artisti americani, la RCA Italia diventi quella fucina di creatività che poi farà la sua inconfondibile storia. Anno cruciale, il 1951, quando appunto viene istituita una società per azioni il cui nome originale era Radio e Televisione Italiana Spa (RTI) e che qualche mese dopo diventerà definitivamente RCA Italiana Spa. Un’avventura tutta entro l’alveo cattolico internazionale, in un ideale e sostanziale asse Roma-New York. Perche’ se il 90% delle azioni era della casa madre americana, il restante 10% fini’ nelle mani dell’oggi chiacchieratissimo Istituto per le Opere Religiose, meglio noto come IOR.

A fare da trait-d’union di qua e di la’ dall’oceano, l’ingegnere (e conte) Enrico Galeazzi, allo stesso tempo uomo di fiducia del Papa (era alle dipendenze dello Stato Vaticano) e, insieme, nelle grazie del vescovo di New York, Francis Spellman: a lui sarà infatti affidata la presidenza della neonata società, che guiderà nei primissimi anni. Infine, grazie all’intervento diretto dello stesso Pio XII, la sede sarà a Roma (e non a Milano, dove erano già attivi gli stabilimenti de La Voce del Padrone, che diventeranno la EMI); questo perché il Pontefice aveva rappresentato al cattolicissimo presidente RCA Usa, Frank Folson, il desiderio che i bombardamenti americani (e le relative distruzioni) di San Lorenzo venissero in qualche modo direttamente risarciti alla città di Roma e allo Stato Italiano attraverso la creazione di una nuova fabbrica e di nuovi posti di lavoro.

Ma gli inizi, nonostante le ottime intenzioni e soprattutto grazie all’iniezione di fondi del Piano Marshall, non saranno dei migliori e la RCA Italiana rischierà’ rapidamente la chiusura. Ancora una volta, sarà decisivo l’intervento del Papa, che invierà uno dei suoi segretari, Enzo Melis, a cercare di salvare la situazione. E ancora su input del Papa, nel 1956 verrà nominato Amministratore Delegato Vincenzo Ornato, che della casa discografica sarà, nei 30 anni successivi una sorta di eminenza grigia, depositario di un potere assoluto ma anche delle più vivaci intuizioni che faranno la sostanza e il prestigio della politica imprenditoriale del marchio. Ornato, assieme a Melis, sempre al suo fianco, trasformerà il Km 12 di via Tiburtina in una vera e propria Factory creativa, quando i due assumeranno come Direttore Artistico un giovane promettente e grandissimo conoscitore di jazz, Vincenzo Micocci. Sarà lui, con il suo strabiliante fiuto, a creare praticamente dal nulla il primo grande catalogo RCA. Rimarrà fino ai primi anni sessanta. E saranno anni eroici e densi di novità, durante i quali le hit parade verranno dominate proprio da due giovanissimi talenti scoperti da Micocci, Rita Pavone e Gianni Morandi, ma anche da artisti internazionali come Harry Belafonte e Perry Como, provenienti dalla casa madre. Nel 1961, quando vengono inaugurati gli studi di registrazione, ormai la RCA va a gonfie vele, ma poco dopo perde proprio la sua testa creativa, perché Micocci accetta l’offerta della concorrente Ricordi, a Milano. Una sorta di curioso scambio, dato che la Rca assumerà a suo volta come direttore artistico proprio quel Nanni Ricordi che Micocci era andato a sostituire. Sarà quest’ultimo a portare ancora altri talenti ad incidere negli studi di via Sant’Alessandro. Gino Paoli, Luigi Tenco, Sergio Endrigo, Enzo Jannacci, che assieme a Gianni Morandi, Rita Pavone e Jimmy Fontana, diventeranno il motore di un incredibile successo di vendite.

La RCA diventerà così leader con brani come La Partita di pallone, Sapore di sale e, soprattutto Il mondo di Jimmy Fontana che verrà tradotta in molte lingue e diventerà un vero e proprio “chartbuster”, anzi il 45 giri più venduto della RCA Italiana. Ormai il successo è incontenibile mentre anche sull’Italia arriva a soffiare leggero e ancora quasi impalbabile il vento internazionale della controcultura. Sono gli anni sessanta di “amore e pace”: la protesta del Free Speech Movement, che infiamma l’università californiana di Berkeley, esplode nel 1964 e il cosiddetto Flower Power impregna tutta la seconda metà degli anni sessanta. Così anche in Italia i nostri artisti raccolgono garbatamente la sfida, e la RCA fonda una sotto-etichetta, la ARC, affidata al giovane paroliere Sergio Bardotti. Ancora una volta la mossa è vincente. Sarà infatti sotto il marchio ARC che prenderanno vita personaggi come Patty Pravo, Lucio Dalla, i Rokes, i Primitives di Mal e Bardotti continuerà a scandagliare la scena italiana alla ricerca di giovanissime promesse (scoprirà, tra gli altri, Claudio Baglioni).

Finché, negli anni settanta, uscito dalla porta, rientrerà dalla finestra (per così dire) anche Vincenzo Micocci. Grazie alla sua etichetta, la IT, creata dopo aver lasciato la Ricordi, Micocci riconquisterà la piazza di Roma e un ruolo importante e proficuo per la RCA. Sarà lui a lanciare Francesco De Gregori e Antonello Venditti, che animavano il cenacolo trasteverino del Folkstudio, ma anche Rino Gaetano, negli stessi anni in cui la RCA, direttamente, metterà sotto contratto Renato Zero. Sarà uno strabiliante ventennio alla fine del quale, purtroppo, inizierà drammaticamente il declino, quando la RCA, che era stata per tutto il vivaio italiano un sorta di madre generosa e protettiva, comincerà a perdere i suoi pezzi più pregiati come Venditti o Baglioni e successivamente, De Gregori, Fossati e Paolo Conte tra gli altri. Così, quella Factory che aveva cantato e suonato l’Italia della ricostruzione e del boom economico, fino ad arrivare a ridosso degli anni di piombo, diventerà materia per esperti di fusioni e dismissioni. Nel 1987, il gruppo tedesco Bertelsmann, molto più orientato all’operatività televisiva, diventerà il nuovo proprietario. E la storia musicale racchiusa nei master di tutti quegli anni verrà praticamente abbandonata negli studi di via Tiburtina fino a tutto il 2001. Infine la RCA, dopo un lungo periodo tedesco, tornerà a parlare inglese (e un po’ giapponese) grazie al marchio Sony, attuale proprietario mentre in quegli edifici, che avevano risuonato di poesie e melodie, finiranno solo i depositi merci delle più anonime e disparate aziende.

Vedi anche

Altri articoli