Quando è il momento di dire basta

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epa05017382 Los Angeles Lakers forward Kobe Bryant (L) fights for possession of the ball with New York Knicks forward Carmelo Anthony (C) and teammate New York Knicks guard Jose Calderon in the first half of the NBA game between the Los Angeles Lakers and the New York Knicks at Madison Square Garden in New York, New York, USA, 08 November 2015.  EPA/JASON SZENES CORBIS OUT

Nella carriera di uno sportivo arriva il giorno in cui si deve decidere di smettere. Indovinare il momento è difficile, ma può evitare un lungo declino

Il giorno più temuto da ogni sportivo è quello in cui si deve smettere. Non è mai facile indovinare il momento giusto e non è facile rinunciare a quello che si è vissuto nei lunghi anni della carriera. Le luci spente, il clamore del pubblico, gli allenamenti, l’agonismo della partita, cioè tutto quello che ogni atleta conosce e vive fin dalla tenera età. Un cambiamento profondo della vita che spesso provoca traumi negli atleti. Sempre più spesso, però, molti grandi atleti sbagliano il momento dell’uscita di scena. La carriera di uno sportivo si è allungata, non è più come un tempo quando una volta varcata la soglia dei trent’anni si iniziava a pensare al ritiro che difficilmente , salvo alcune eccezioni su tutti Dino Zoff, avveniva dopo il compimento dei 36 anni. Oggi gli atleti fino ai 35/36 anni sono molto prestanti e  il ritiro avviene spesso intorno ai 40, ma non sempre è la scelta giusta.

In questo momento il caso più lampante è quello di Kobe Bryant. Il 5 volte campione Nba è dalla stagione 2012-2013 che non è più lo straordinario campione che i fan di tutto il mondo hanno apprezzato. L’irriverente ragazzo che 8 febbraio 1998 si presentò all’All star Game contro sua maestà Michael Jordan giocando una signora partita da 18 punti. La sua carriera è “finita” la sera del 12 aprile 2013, quando nella sfida contro i Golden State Warriors, del futuro Mvp Steph Curry, si ruppe il tendine d’achille.  Forse era quello il momento di dire basta, di terminare la sua stupenda carriera. Ma lui fece di tutto per recuperare e una volta ripresosi continuò, ma recuperare a 35 anni da quell’infortunio, in una lega sempre più atletica, è quasi impossibile. Da allora non è stato più il “Black Mamba” e non erano più i fenomenali Lakers. Il suo ritorno in campo gli ha permesso di superare nella classifica all time di punti Michael Jordan, ma vederlo in campo adesso fa male al cuore a tutti gli appassionati di basket che l’hanno seguito e amato durante la sua carriera.

Una storia simile sta succedendo anche da noi, nel nostro campionato di calcio. Come il campione Nba anche Francesco Totti negli ultimi anni sta arrancando. La sua classe è da sempre sublime, ma l’elenco delle vittorie non è lunghissimo, anche per la meravigliosa scelta d’amore di legarsi a vita con la Roma. Il punto più alto della sua carriera è stata la vittoria dei mondiali nel 2006, ma negli ultimi anni non è più il meraviglioso giocatore che tutti gli appassionati ricordano. Gli infortuni e l’avanzare dell’età lo hanno reso un giocatore normale. A ritmi bassi spesso riesce ancora a fare la differenza, ma quando si gioca ad alti livelli si notano le sue difficoltà fisiche. Trentanove anni si fanno sentire, e forse per lui era il caso di smettere uno o due anni fa, quando ancora riusciva ad essere decisivo.

Diversa è la storia di Michael Schumacher, il pilota più vincente di sempre nella storia della F1. Il campione tedesco nel 2006 all’età di 37 anni decise di ritirarsi, dopo il secondo posto dietro Fernando Alonso nella classifica mondiale. Il ritiro dalle corse era avvenuto nel momento giusto, dopo una stagione vissuta da protagonista nel quale aveva vinto 7 gran premi. Però il campione tedesco nella stagione 2010 decise di ritornare a gareggiare con la Mercedes. Per 3 stagioni tornò a duellare con piloti più giovani e veloci, ed in 3 anni è riuscito a conquistare un solo podio.

Diverso invece il ritiro dalle scene di Paolo Maldini, il simbolo del Milan degli anni ’90 e 2000 ha lasciato il calcio a 41 anni, ma da vincente. Mentre tanti grandi campioni che avevano iniziato con lui o anche dopo abbandonavano la carriera agonistica lui continuava, sembrando quasi infinito. Nelle ultime 3 stagioni, Maldini è riuscito a vincere da protagonista una Champions, un mondiale per club e una supercoppa europea. Il giorno in cui comunicò il suo addio al calcio, in molti provarono a convincerlo a continuare per un anno ancora, ma Maldini, che nella sua carriera è sempre stato protagonista in campo e fuori rifiutò, capendo che non avrebbe potuto giocare una stagione ai massimi livelli. Visto la carriera non l’avrebbe sopportato.

Anche Zinedine Zidane ha lasciato al momento giusto. Magari l’ultima partita che sognava era diversa, con la vittoria della sua francia contro l’Italia nella finale mondiale, ma non tutto va come uno sogna e invece della ciliegina mondiale è arrivata l’onta dell’espulsione dopo la testata a Marco Materazzi  e la sconfitta dei transalpini ai rigori. Ma la carriera e il ritiro di un giocatore non si giudica da un episodio, e quindi si può dire che il campione transalpino si sia ritirato al momento giusto, ancora al top e a soli 34 anni.

Finale da sogno per Flavia Pennetta, che durante la premiazione dello Us Open comunica al mondo il suo ritiro dal tennis agonistico. Uno shock per molti, ma un momento indimenticabile per la tennista azzurra. La brindisina ha deciso di smettere nel momento più alto della sua carriera, quando tutti erano ai suoi piedi e a soli 33 anni. Una decisione a sorpresa, che però farà ricordare la Pennetta come una tennista vincente e le eviterà il declino. Una scelta coraggiosa.

Poi ci sono quegli sportivi, quasi la totalità calciatori, che decidono di andare a “svernare” in campionati meno competitivi lasciando intatto il loro ricordo di vincenti ai tanti appassionati. In questi ultimi anni sono sempre di più quelli che hanno preso questa decisione. David Beckham, Alex Del Piero, Alessandro Nesta, Steven Gerrard e Frank Lampard solo per citarne alcuni. L’ultimo in ordine di tempo è Andrea Pirlo, che dopo aver perso la finale di Champions con la Juventus contro il Barcellona ha deciso, nonostante in tanti lo cercassero, di concludere la sua carriera oltreoceano dove ci sono meno pressioni.

 

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