Meloni si candida. Da Roma parte il Fronte con Salvini e Le Pen

Destra
Il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, durante l'incontro in piazza del Pantheon nel quale ha annunciato la sua candidatura a sindaco, Roma, 16 marzo 2016. ANSA/ ANGELO CARCONI

La leader di Fratelli d’Italia scioglie la riserve. Ma più che al Campidoglio è partita la scalata alla leadership della destra. Ecco i primi ostacoli sulla strada dell’accoppiata fascioleghista

La brigata nero-verde prende forma. Giorgia Meloni ha sciolto definitivamente la riserva, lanciando la propria candidatura a sindaco di Roma. Ad appoggiarla c’è il segretario leghista Matteo Salvini, che in serata riceverà a Milano la nuova stella nascente della destra europea: la giovane Marion Le Pen. E, giusto per appianare la strada all’intesa, stamattina ad Agorà si è dimostrato molto conciliante sul piano ideologico: “Mi chiedete se sono antifascista? Fascismo e comunismo sono morti. Sono antifascista come sono anticomunista. Se qualcuno pensa davvero che possano tornare fascismo e comunismo va aiutato, va abbracciato”.

 

 

Quella di Meloni è una “scelta d’amore”, come la definisce la stessa candidata. Che lancia anche un appello al candidato berlusconiano, Guido Bertolaso, per ricompattarsi e affrontare insieme la corsa. “La posta in gioco è alta – spiega la leader di FdI – si tratta di combattere il governo Renzi ma soprattutto di restituire dignità alla nostra città”. E a proposito delle polemiche sulla sua maternità, aggiunge: “Ogni donna può scegliere da sola come affrontare il periodo della gravidanza, nessun uomo può dire a una donna cosa deve fare. In una città che ha per simbolo una lupa che allatta due bambini, direi che si può fare”.

Dietro la scelta di correre a Roma, però, non c’è solo lo scontro per il Campidoglio, che per la destra non è mai sembrata la vera partita. Anzi, da quelle parti sembrano fare di tutto per favorire i Cinquestelle in quella che appare la vera sfida per la conquista della Capitale, quella tra la grillina Raggi e il dem Giachetti. A segnare le mosse di questi giorni è la definizione del futuro dello schieramento che è ormai definitivamente sfuggito di mano a Silvio Berlusconi. Il quale sembra ormai dare gli ultimi colpi di coda (e chi se ne accorge comincia a scappare, come il forzista Guglielmo Picchi, da oggi passato ufficialmente nel gruppo leghista alla Camera), anche se il passato insegna che è sempre difficile dare per spacciato l’ex Cavaliere. “La signora Meloni sa benissimo, Giorgia, che sì, affronterà una campagna faticosa, ma che non ha nessuna, nessuna possibilità di diventare sindaco di Roma”, ha ribadito oggi a Mattino5. Per lui il candidato su cui puntare rimane Guido Bertolaso: “Ascolterò Meloni – ha aggiunto – ma non ho grandi speranze. Sono ormai vecchio e so che le donne fanno quello che vogliono”.

Ma le amministrative sono solo la pars destruens del percorso fascioleghista (lo dimostrano le divisioni che segnano quasi ovunque l’ex coalizione), la pars construens arriverà dopo. Salvini ha l’ambizione di guidarla, Meloni si accontenterà del ruolo da comprimaria. Marion è arrivata ieri a benedirli. E altri contatti a livello internazionale sono già avviati, con il leader del Carroccio che annuncia viaggi all’estero, a cominciare da Israele e Usa.

 

 

 

Ma la strada davanti a loro è tutt’altro che in discesa. Nella Lega, non mancano i dubbi sulle scelte del nuovo leader, a cominciare da quelli del governatore Roberto Maroni, che dalla rottura con FI vede mettere a rischio il proprio futuro al Pirellone. C’è poi da mettere a punto il rapporto con il M5S: competizione o – come suggerisce anche oggi sulla Stampa Giovanni Orsina – collaborazione in chiave anti-establishment (che si traduce in alleanza anti-Renzi)? Se Salvini, infatti, si dice pronto a votare per la candidata cinquestelle nella Capitale, in caso di ballottaggio con il Pd, non è ancora chiaro se i grillini sarebbero altrettanto pronti a ‘scongelarsi’ per dimostrare un analogo appoggio esplicito a Meloni. Infine, siamo proprio così sicuri che gli italiani accettino uno spostamento a destra così netto? Perché è vero che il populismo marcia a grandi passi un po’ ovunque, ma la sfida di governo appare ancora lontana dall’essere vinta.

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