Primo sì alla legge sui partiti: ecco cosa cambia

Politica
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La Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge sulle nuove regole sui partiti. I sì sono stati 268, i no 36 e gli astenuti 114. Il testo passa ora al Senato.

Ecco tutte le principali novità introdotte, per punti:

Partecipazione politica
Le novità riguardano il rafforzamento di alcuni contenuti che devono necessariamente essere presenti negli statuti. La prima riguarda la previsione statutaria relativa ai diritti e ai doveri degli iscritti, i relativi organi di garanzia e le modalità di partecipazione degli iscritti all’attività del partito. Tale contenuto viene rinforzato prevedendo l’indicazione delle procedure di iscrizione.

Denominazione e simbolo
Per quanto riguarda la denominazione ed il simbolo usati dai soggetti politici organizzati, è previsto che, salvo diversa disposizione dello statuto o dell’accordo associativo, il partito ha l’esclusiva titolarità della denominazione e del simbolo di cui fa uso.
Per la prima volta, tutti i partiti – sia quelli registrati, sia quelli non registrati – che intendono presentare candidature alle elezioni della Camera dei deputati dovranno depositare, contestualmente al contrassegno, in mancanza del deposito dello statuto, una dichiarazione contenente alcuni elementi minimi di trasparenza. L’elettore, al momento del voto, saprà quindi, per ogni singola lista, chi è il legale rappresentante del partito, il soggetto che ha la titolarità del contrassegno depositato e la sede legale nel territorio dello Stato, gli organi del partito, la loro composizione nonché le relative attribuzioni e le modalità di selezione dei candidati per la presentazione delle liste.

Elezioni trasparenti
Tramite un’apposita sezione del sito internet del Ministero dell’interno denominata «Elezioni trasparenti», saranno resi pubblici: il contrassegno depositato da ciascun partito o gruppo politico organizzato con l’indicazione del soggetto che ha conferito il mandato per il deposito (richiesto dalla legge elettorale); lo statuto ovvero la dichiarazione di trasparenza; il programma elettorale e il soggetto indicato come capo della forza politica (richiesto dalla legge elettorale); le liste di candidati presentate per ciascun collegio (entro 10 giorni dal termine ultimo per la presentazione delle liste).

Trasparenza 
Tutti i partiti, registrati e non, dovranno istituire un’apposita sezione del proprio sito internet denominata «Trasparenza». In tale sezione dovranno essere pubblicati entro il 15 di luglio lo statuto (se il partito è registrato), e il rendiconto di esercizio e tutti gli altri dati già richiesti dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge n. 149 del 2013 , compresi quelli relativi alla situazione patrimoniale e di reddito dei titolari di cariche di governo e dei parlamentari.
Nella sezione «Trasparenza» devono essere pubblicati: l’elenco dei beni di cui sono intestatari i partiti e le erogazioni di importo pari o superiore a 5.000 euro annui. Le erogazioni di importo complessivo annuo compreso tra i 5.000 e i 15.000 euro possono essere pubblicate solo previo consenso del soggetto erogante. La novità principale riguarda proprio i partiti non iscritti nel registro, ma che abbiano eletto almeno un rappresentante alla Camera, fino ad ora privi di alcun obbligo di trasparenza, che dovranno rispondere ai requisiti di trasparenza in una sezione del loro sito, facilmente accessibile e denominata appunto “Trasparenza”.

Trasparenza delle erogazioni pari o superiori a 5.000 euro annui
Viene disciplinata l’erogazione – sotto qualsiasi forma, compresa la messa a disposizione di servizi – di finanziamenti o di contributi di importo che nell’anno sia pari o superiore a 5.000 euro, in favore di un lungo elenco di soggetti.

Diritto alla conoscenza da parte dei cittadini
Tutti i cittadini hanno diritto di conoscere come si finanziano i partiti mediante due diversi canali: facendo richiesta, anche per via telematica, alla Commissione per la garanzia dei partiti politici o mediante il sito internet di ciascun partito.

Fondazioni politiche
Il testo approvato ha aggiunto la previsione che ciascun partito può essere collegato formalmente a fondazioni o associazioni ma tali rapporti devono conformarsi ai principi di trasparenza, autonomia finanziaria e separazione contabile.

Promozione dell’attività politica per i partiti iscritti nel registro
Gli enti territoriali, previa disciplina della materia con apposito regolamento, anche attraverso convenzioni con istituzioni pubbliche e private, possono: fornire beni o servizi ai partiti che siano iscritti nel registro dei partiti politici; stipulare, con i partiti che siano iscritti nel registro dei partiti politici, convenzioni per la messa a disposizione di locali per lo svolgimento di riunioni, assemblee, convegni o altre iniziative finalizzate allo svolgimento dell’attività politica.
Il rimborso delle spese di manutenzione e di funzionamento dei locali utilizzati per lo svolgimento di attività politiche, per il tempo per il quale essi se ne avvalgono, secondo tariffari definiti dalle amministrazioni locali, è a carico dei partiti che sono iscritti nel registro dei partiti politici.

Revisione dei bilanci
Sono stati cancellati oneri irrazionali e sanzioni elevate (200mila euro) per quei partiti che neanche riescono ad entrare in Parlamento. L’obbligo di avvalersi di una società di revisione iscritta nell’albo si applica adesso solo ai partiti e ai movimenti politici, ivi incluse le liste di candidati che non siano diretta espressione degli stessi, che abbiano almeno un rappresentante eletto alla Camera, al Senato o al Parlamento europeo sanando, in tal modo, un’irrazionalità della norma. Infatti, con la nuova legge elettorale, alla ripartizione dei seggi accedono solo le liste che abbiano ottenuto almeno il 3% dei voti validi.
(Sintesi del dossier redatto dall’Ufficio Documentazione e Studi del Gruppo PD Camera, qui la versione estesa)

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