Primarie Usa, in Indiana vincono Trump e Sanders. Cruz fuori dalla corsa

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Il miliardario newyorkese non ha a questo punto rivali nella corsa alla nomination repubblicana

Donald Trump continua spedito nella sua corsa alla nomination e a questo punto non ha più rivali dopo la vittoria alle primarie repubblicane dell’Indiana che hanno costretto Ted Cruz a gettare la spugna.

Sul versante democratico, l’Indiana smentisce i sondaggi e premia Bernie Sanders con il 52,4 per cento dei voti contro il 47,6 di Hillary Clinton. Una vittoria, quella del senatore del Vermont, che però non cambia il risultato e non fa recuperare il vantaggio incolmabile dell’ex segretario di stato in termini di delegati.

Celebrando nella Trump Tower di New York, circondato dai figli e con al suo fianco la moglie Melania, Trump ha voluto rendere omaggio al senatore del Texas definendolo un “duro avversario”, “intelligente” e dal brillante futuro. Una netta virata rispetto ai toni della vigilia quando il miliardario ha accusato il padre di Cruz, Rafael, di apparire in una foto con Lee Harvey Oswald, pochi mesi prima dell’assassinio di Jfk.

Il senatore del Texas si è giocato il tutto per tutto in Indiana, uno stato conservatore che sulla carta gli era favorevole. Ha indicato Carly Fiorina come sua scelta per la vice presidenza e si è alleato con John Kasich perchè gli lasciasse fare campagna indisturbato. “Abbiamo fatto il possibile ma gli elettori hanno deciso diversamente. Pertanto con il cuore pesante ma con un ottimismo sconfinato sul futuro nel lungo periodo della nostra nazione, sospendiamo la nostra campagna”, ha annunciato Cruz sul palco della sua Waterloo, ad Indianapolis, con i genitori e la moglie Heidi, tutti visibilmente commossi.

Sebbene John Kasich abbia reso noto di non voler abbandonare la corsa, il presidente della Republican national committee, Reince Priebus, subito dopo il ritiro di Cruz ha decretato Trump “probabile candidato”, cioè a dire candidato di fatto. Formalmente gli mancano circa 200 delegati per raggiungere la fatidica soglia dei 1.237 necessari per l’incoronazione prima della convention di Cleveland ma Priebus ha esortato il partito ad “unirsi” per “sconfiggere” Hillary Clinton, segnando una svolta rispetto alla posizione dell’establishment Gop restio ad identificarsi con il tycoon newyorchese.

L’appello, almeno sui social media, non è stato accolto a braccia aperte con alcuni repubblicani che si sono detti pronti a votare Clinton piuttosto che Trump, come Mark Salter (ex advisor di John McCain) o Ben Howe, direttore di RedState. Sul fronte democratico, la diciottesima vittoria di Sanders in Indiana, alimenta il morale ma non intacca il primato matematico dell’ex Segretario di stato verso la nomination che molti osservatori giudicano ormai irreversibile. Lei e’ già proiettata sulla ribalta presidenziale: concorda nel ritenere Trump il “probabile nominato” ed invita i supporter ad intervenire per non lasciare che il miliardario arrivi alla Casa Bianca.

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