Primarie Usa, attenti ai sondaggi: spesso non ci azzeccano

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epa04924622 Democratic presidential candidate and former Secretary of State Hillary Clinton waves as she walks on stage to speak to people gathered at a 'Women for Hillary' grassroots organizing meeting at the University of Wisconsin Milwaukee in Milwaukee, Wisconsin, USA, 10 September 2015. Clinton spoke for about 45 minutes before greeting the crowd of supporters, students and alumni.  EPA/TANNEN MAURY

Nel 2008 per Hillary Clinton era previsto un vantaggio del 19% su Barack Obama, poi sappiamo come finì. Ma non è l’unico esempio

Le primarie per la scelta dei candidati alla presidenza degli Stati Uniti d’America si avvicinano, ma i sondaggi impazzano già da tempo. Secondo molte rilevazioni gli sfidanti dovrebbero essere Donald Trump per i Repubblicani e Hillary Clinton per i Democratici.

Naturalmente Hillary Clinton, data per favorita dal primo giorno in casa dem, ha iniziato sin da subito a fare tutti gli scongiuri del caso. Come ricorda il Washington Post, infatti, è stata la vittima più recente tra i Democratici degli abbagli dei sondaggisti. Nel 2008 per più di 5 mesi, infatti, Hillary è stata data sicura candidata alla presidenza, arrivando ad avere addirittura un vantaggio di 19 punti percentuali, ma come si sa sin dal primo stato, l’Iowa, Barack Obama ha dimostrato di essere un serio candidato e alla fine è stato lui ha conquistare la nomination.

Nello stesso anno non diversa è stata la storia per le primarie repubblicane, dove Rudy Giuliani, per più di 4 mesi è stato dato in vantaggio di circa 6 punti percentuali. Ma la storia andò diversamente e dopo le primarie in Florida, stato in cui aveva concentrato i suoi sforzi, si ritirò per appoggiare John McCain, che poi vinse le primarie.

Di candidati vincenti per i sondaggi, che poi non hanno confermato le aspettative, ce ne sono tanti: Rick Perry ad esempio nel 2012 era favorito tra i Repubblicani, peccato che poi Romney sin dal primo stato abbia dimostrato la sua forza, con Perry ritirato dopo i risultati in Iowa e New Hampshire. Stessa sorte era capitata 4 anni prima in campo democratico a Dick Gephardt, dato favorito, ma che già dopo il risultato dell’Iowa capì di non essere realmente in corsa.

Ma come sappiamo bene anche in Italia, i sondaggi non sono una scienza esatta. E questo è ancora più vero nel caso delle primarie americane, dove la vittoria in uno stato può esaltare l’elettorato e cambiare le sorti del confronto. Ancora meno esatti sono i sondaggi fatti con molto anticipo, quando ancora non si conoscono tutti i candidati degli schieramenti.

La volata è partita e i candidati stanno concentrando le forze per strappare la candidatura che li porterà a battersi per la Casa Bianca l’8 novembre 2016. Da gennaio i voti prenderanno il posto dei polls e si vedrà la vera consistenza delle candidature.

Per quanto riguarda i Democratici la battaglia dovrebbe essere tra Hillary Clinton (considerata favorita) e Bernie Sanders che è dato in deciso recupero. L’eventuale candidatura del vicepresidente Joe Biden potrebbe però cambiare le carte in tavola.

Discorso diverso in campo Repubblicano dove i candidati al momento sono 17: i sondaggi, come detto prima, danno in testa Donald Trump, ma Marco Rubio, Jeb Bush e Rand Paul proveranno a smentirli e a conquistare la nomination.

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