Primarie, Statuto, trasparenza: il Pd accelera la sfida al M5S sul ruolo dei partiti

Politica

Presentata una proposta per regolare per legge la scelta dei candidati: ecco cosa prevede

Aprire i partiti come una scatoletta di tonno. È la missione che si è dato il Partito democratico, con un forte impulso che viene direttamente dall’area più vicina al premier Matteo Renzi. Una sfida rivolta evidentemente soprattutto al Movimento Cinquestelle, che si era proposto come paladino della democrazia e sta dimostrando invece tutte le sue incertezze ed opacità nella gestione interna.

I terreni di gioco sono essenzialmente due. Il primo è quello della legge sull’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione, in discussione alla prima commissione della Camera con relatore Matteo Richetti. Qui si sta cercando di non imporre un testo particolarmente duro, come quello proposto da Lorenzo Guerini e Matteo Orfini, che impediva la stessa partecipazione alle elezioni a chi non si adeguava alle nuove norme. L’obiettivo è stanare il M5S sul piano politico, mantenendo il profilo delle sanzioni relativamente basso (nessuna esclusione dalle urne, ma mancato accesso al due per mille e ad altri incentivi come l’utilizzo gratuito di spazi pubblici e l’esenzione dalla raccolta delle firme per le candidature), ma denunciando poi in campagna elettorale chi non assicura totale trasparenza, a cominciare da uno Statuto che regoli anche la selezione dei gruppi dirigenti, per finire con un bilancio patrimoniale certificato.

L’altra faccia della medaglia riguarda invece le primarie. Un’apposita proposta di legge è stata presentata in proposito ieri dai renzianissimi Dario Parrini, Edoardo Fanucci, Andrea Marcucci e Franco Mirabelli (nel video la conferenza stampa). Non potendole imporre per legge, il tentativo – come spiegato da Parrini – è quello di “far sì che sia fortemente disincentivato non farle e sia chiara la sanzione per chi le fa e poi le disattende”.

Cosa prevede la proposta, definita “strong” dallo stesso Parrini? Innanzitutto, la nuova legge – se approvata – consentirebbe di far sostenere allo Stato i costi e l’organizzazione delle primarie, con un’ulteriore garanzia sul loro regolare svolgimento. A chi invece non utilizzerà questa possibilità, sarà impedito anche l’accesso al due per mille e agli sgravi fiscali per le erogazioni liberali.

Esse sarebbero previste per tutte le cariche monocratiche elettive: quindi soprattutto sindaci e presidenti di regione, ma non i componenti di liste plurinominali (compresi i capilista ‘bloccati’ dell’Italicum) né il presidente del Consiglio. Anche se “prevediamo – spiega Parrini – che le stesse regole possano essere attivate su richiesta di un partito nazionale anche per selezionare il leader che, come avviene nel Pd, è anche candidato alla presidenza del Consiglio”.

Potranno votare solo i cittadini che hanno maturato il diritto di voto, quindi non i cittadini stranieri né i minorenni. Ma ciascun partito può decidere di attivare tre modalità differenti di primarie: aperte (possono partecipare tutti gli elettori, senza iscriversi ad alcun albo, né essere vincolati a una dichiarazione di preferenza per quel partito), semi-aperte (partecipazione aperta a tutti, ma con l’iscrizione a un albo contestuale al momento del voto), chiuse (riservate ai soli iscritti o a chi si registra preventivamente a un albo).

È prevista infine una sanzione per chi non rispetta l’esito delle primarie. I partiti organizzatori, infatti, sono tenuti a versare una cauzione prima del voto: se a ‘tradire’ l’esito della consultazione sarà lo stesso partito, ad esempio candidando una persona diversa da quella scelta dagli elettori, la cauzione non verrà restituita; se invece sarà un singolo candidato (il caso emblematico è quello di Cofferati in Liguria), sarà lui stesso a dover pagare una sanzione pari alla metà della cauzione versata dal partito.

Come spiegato da Marcucci, si tratta di una proposta aperta, che al momento non è fatta propria dalla maggioranza né dallo stesso Pd, ma rappresenta la volontà di “un gruppo consistente di parlamentari” e “si rivolge anche a Cinquestelle e Forza Italia”. La sfida, insomma, è aperta. Anche perché la legge non prevederebbe naturalmente alcuna forma di organizzazione on line, quindi non controllabile, delle primarie.

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