Primarie Roma, dibattito a colpi di fioretto. Rush finale in vista del voto di domenica

Amministrative

Giachetti e Morassut si differenziano sui temi più politici, da Verdini a Sel. Il primo atto da sindaco? “Dare mezz’ora in più ai romani” contro la riapertura del Teatro Valle

Ancora fair play, soprattutto tra i due grandi favoriti Roberto Giachetti e Roberto Morassut, mentre i tre sfidanti costretti a inseguire sono apparsi fin troppo impegnati ad auto-rappresentarsi nei loro ruoli: il generale Domenico Rossi come uomo d’ordine, Gianfranco Mascia la “persona fuori controllo”, Stefano Pedica il più aggressivo nei confronti degli avversari. Difficile classificare la partecipazione del padre di Chiara Ferraro, se non con la frase pronunciata nell’appello finale: “Il risultato di Chiara è la possibilità stessa di esserci”.

Anche il secondo dibattito tra i candidati alle primarie di Roma, dopo quello trasmesso dagli studi di Raitre domenica scorsa a In mezz’ora, è filato via senza stoccate, né particolari elementi polemici. Le repliche concesse ai partecipanti si sono rivolte soprattutto contro Giachetti, mentre né lui né Morassut le hanno mai utilizzate. Quest’ultimo è apparso solido e legato strettamente a Roma (“Tutta la mia storia politica è sempre stata centrata su questa città”), ma a tratti forse un po’ troppo ‘politicista’, mentre il vicepresidente della Camera, al contrario, si è preoccupato di staccare da sé l’immagine di uomo di partito (“Io sento di rappresentare la buona politica, perché ho le mani libere”).

Questo differente atteggiamento tra i due è emerso soprattutto nelle domande più ‘politiche’. A partire da quella relativa alla presunta volontà di Verdini di sostenere alle primarie i candidati renziani (quindi nella Capitale Giachetti). Il diretto interessato lascia correre: “La notizia è stata smentita da tutti i diretti interessati e soprattutto non interessa i romani. Io mi occuperei di più di gestire questa città”.

Morassut, invece, si mostra più in linea con la minoranza dem che lo sostiene, stigmatizzando l’eventuale “ingresso nel Pd e alle primarie di un gruppo che non ha niente a che fare con questa storia” e sottolineando che “questo interessa anche i romani, perché un centrosinistra unito e compatto, senza disturbatori esterni, è nel loro interesse”.

Su questa stessa linea, Morassut ha spinto molto anche sulla necessità di ricomprendere nella coalizione che si presenterà agli elettori anche Sel (“Non può stare fuori da questa battaglia”) e l’ex sindaco Ignazio Marino.

Giachetti, invece, si è mostrato meno legato agli accordi tra partiti: “Ho tenuto il dialogo sempre aperto con Sinistra italiana, ma ho rimediato solo insulti e derisioni. Il fatto che una parte di ceto politico decida di tirarsi fuori dalle primarie non vuol dire che io non mi rivolgerò a tutti gli elettori di centrosinistra”.

Se Morassut, poi, ricorda di essersi occupato con più regolarità della Capitale rispetto agli altri candidati, anche da parlamentare, Giachetti rivendica la propria esperienza nella giunta Rutelli, “quella che ha dato di più alla città negli ultimi trent’anni”.

Prima degli appelli finali, anch’essi abbastanza sotto tono, la giornalista del manifesto Daniela Preziosi (che ha moderato il dibattito insieme al direttore de l’Unità Erasmo D’Angelis) ha chiesto ai cinque partecipanti quale sarebbe stato il primo provvedimento che avrebbero preso da sindaco in carica: più concreta la risposta di Morassut, anche se rivolta non proprio a tuttti i cittadini (“Restituire il Teatro Valle”), più evocativa quella di Giachetti, che sogna di poter “dare mezz’ora in più ai romani per tornare a casa e fare quello che vogliono, anziché stare su un autobus o in fila”. Pedica punta sulla lotta ad affittopoli (“Far pagare il giusto canone a chi finora ha rubato i soldi al Comune”), Rossi sulla “continuità con l’esperienza di trasparenza e legalità di Tronca”, mentre Mascia sostiene di voler “rinegoziare 500 milioni di euro del ‘patto della pajata’ per indirizzarli verso gli investimenti”.

Mancano ancora due giorni di campagna elettorale, per convincere quanti più romani possibile a partecipare alle primarie e per conquistare la loro preferenza. Poi, domenica sera, si conoscerà il nome del candidato a sindaco del centrosinistra, mentre difficilmente potrà riuscirci entro quella data il centrodestra, che ancora fatica a trovare la quadra tra i veti incrociati dei diversi partiti.

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