Primarie Milano, irrompe la politica. Si litiga sul Partito della Nazione

Amministrative
Francesca Balzani, Giuseppe Sala, Pierfrancesco Majorino e Antonio Iannetta a margine del secondo confronto ufficiale tra candidati alle primarie del centrosinistra organizzato da Radio Popolare, Milano, 31 gennaio 2016.  
ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Balzani sostenuta da Pisapia attacca Sala, il manager: “Qui non si farà mai”. E su Expo: “Prendetevela con me ma lasciate stare la kermesse”

L’ultimo fine settimana milanese prima delle primarie del centrosinisitra del 7 febbraio è un crescendo: di iniziative e di toni tra i quattro sfidanti – il commissario di Expo Giuseppe Sala, la vicesindaco Francesca Balzani, l’assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino e il manager del sociale Antonio Iannetta -, in una sorta di tutti contro tutti. Il botta e risposta più duro si registra tra Balzani e Sala evocando ancora una volta lo spettro di un possibile partito della nazione, nel confronto di ieri mattina a radio Popolare: «C’è chi ha il voto di Verdini, io sono orgogliosa di avere quello di Giuliano Pisapia», affonda dunque la vicdesindaco dopo l’endorsement dei giorni scorsi del senatore di Ala a favore del commissario di Expo, la replica è secca e seccata, «dico che a Milano il partito della nazione non ci sarà mai, lasciamo Milano fuori da questioni nazionali, a cui sono assoutamente disinteressato. E credo che valga anche per i milanesi, non si faranno ingabbiare da queste logiche da paracongresso Pd – aggiunge più tardi, ospite insieme agli altri candidati di Lucia Annunziata a in ½ ora –: sono soddisfatti di Expo e della giunta, in cui molti assessori sono con me».

Il ruolo di Pisapia
Non solo piste ciclabili o la possibile alienazione dello stadio S.Siro, dunque: è anche e soprattutto la linea politica del futuro sindaco a a tenere banco. C’è da garantire la continuità con la giunta arancione di Giuliano Pisapia, un’esperienza molto apprezzata, la rottura dell’alleanza con Sel a livello nazionale e in molte città carica poi di aspettative e timori il futuro della coalizione milanese. Il nodo peraltro lo aveva evocato lo stesso Pisapia, schierato a favore della propria vice: «A Milano non ci sarà mai il partito della nazione». Anche la scelta di campo del sindaco accende il dibattito.

Sala non lo critica ma osserva, «le benedizioni non hanno senso, le vere battaglie si fanno in solitudine, io non ne ho chieste a nessuno, menche meno a Renzi». E qui il riferimento è alla visita al premier a Roma di Pisapia con la sua vice. Balzani non gradisce e appunto attacca: «Io ho il voto del sindaco, tu di Verdini». «Mai sentito in vita mia», precisa il manager, anche Majorino prende posizione: «Con me sindaco non ci sarà mai il partito della nazione, gli amici di Formigoni staranno fuori dalla porta». Il fair play e le battute scherzose del primo faccia a faccia sono già lontane, è uno dei momenti in cui Sala – look informale, in pullover e non più in giacca – perde la consueta pacatezza e lascia trasparire una certa delusione, «penso che ci debba essere correttezza tra noi, non dovremmo attaccarci con falsità. Ricordiamoci che dal giorno successivo alle primarie dovremo essere tutti dalla stessa parte».

«Expo, dibattito surreale»
Ma è chiaro che nella settimana decisiva per orientare gli ultimi indecisi – una fetta non indifferente, stando ai sondaggi – si punta ad arrivare primi. E allora ecco le proposte: sul recupero delle 9.500 case sfitte tutti concordano, Sala vorrebbe dire addio al carcere di S.Vittore e far ripartire la delibera per la riqualificazione degli ex scali ferroviari, insiste sulla dimensione di «città metropolitana» e immagina una Milano del futuro con una moschea, «una città dei diritti in cui gli immigrati non si chiameranno più così»; Balzani promette di riportare al Comune la gestione di tutte le case popolari e di semplificare la macchina comunale, nel suo appello finale propone una Milano «più europea»; Majorino assicura come primo provvedimento una targa di «città antifascista» in Comune, quindi di spostare i 30 milioni previsti per la Galleria Vittorio Emanuele alle periferie e di lavorare per una città «non più a due velocità, divisa tra centro e periferie, più giusta», Iannetta dice no a una dismissione di quote delle partecipate e pensa invece a creare un tavolo con imprenditori e banche per portare capitali privati al Comune, a favore delle periferie.

Poi le stoccate, frequenti. Invitati indicare il provvedimento «più demagogico» degli avversari, per due su quattro nel mirino finisce Balzani per i mezzi di superficie gratuiti per tutti, la vicesindaco punta invece il dito contro il reddito sociale minimo, vero cavallo di battaglia di Majorino, «non si può farlo città per città, deve essere una scelta nazionale». Le scintille si riaccendono su Expo: «Sala caccia fuori i conti», sintetizza l’assessore al Welfare quando il commissario spiega di non poter portare altro che un preconsuntivo e lamenta, «è un dibattito surreale, non c’è sia riconoscenza in politica: come si possono dimenticare i benefici per l’immagine della città e i posti di lavoro?». Ma la più dura è Balzani: «Io avrei presentato il bilancio ancora prima di candidarmi, ci vuole la massima trasparenza». «Ora basta – sbotta allora il manager – prendetevela con me ma lasciate stare Expo, così date uno schiaffo a tutto il Cda. E se avete dubbi scrivete alla Corte dei conti, che ha certificato il preconsuntivo».

Ancora no al ticket a sinistra
C’è spazio anche per qualche apprezzamento personale, e qui Majorino fa il pieno: Sala lo vorrebbe in squadra, «siamo obiettivamente complementari, ha lavorato bene con i profughi», ma qui il titolare del Welfare rimane freddo, «mi sono candidato a luglio quando lui ancora era al padiglione del Giappone». Balzani invece parla esplicitamente per lui del ruolo di vicesindaco, ultimo tentativo di realizzare un ticket a sinistra: «Tanti nostri elettori ci chiedono di fare gioco di squadra (Sel aveva minacciato di non partecipare alle primarie se non ci fosse stato, sollecitando Majorino al farsi da parte ndr), a cominciare da Pisapia». Ma l’assessore non fa marcia indietro, e da sindaco immagina Balzani confermata al Bilancio, mentre punta al recupero della ex vicesindaco Ada Lucia De Cesaris. Si torna sul punto dolente anche negli studi Rai, e tra Majorino e Balzani sono ancora scintille. In tv però si parla anche del centrodestra, finora non pervenuto: per Sala come per Majorino il candidato più “pericoloso” sarebbe Paolo Del Debbio, «c’è un rischio di populismo».

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