Primarie Milano, comunque vada è già un successo

Milano
Da sx Giuseppe Sala, Antonio Iannetta, Francesca Balzani e Pierfrancesco Majorino, candidati sindaco del centrosinistra a Milano, a un incontro pubblico in vista delle primarie, 20 gennaio 2016. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Il 6 e 7 febbraio migliaia di milanesi decideranno quale sarà il candidato del centrosinistra per la corsa a sindaco. E’ stata una campagna bella e colorata. E il Pd ne uscirà rafforzato

C’è un’isola felice nel panorama politico italiano. E’ Milano e se l’avessimo detto qualche anno fa nessuno ci avrebbe creduto. Il capoluogo lombardo (smog permettendo) è una città in salute, anche dal punto di vista economico, sociale, culturale. L’effetto Expo c’è stato e ci sarà ancora per anni. E se la politica, come sembra stia facendo, capirà che fermare questo processo è inutile quanto dannoso, Milano potrebbe tornare molto presto ad essere quel traino formidabile per guidare il Paese fuori dalle sacche della crisi economica e di valori che lo attanaglia da anni.

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L’ultima certificazione di questo stato di grazia è stata la campagna elettorale per le primarie del centrosinistra. Un mese di confronto, non privo di scintille, in cui i quattro candidati hanno cercato di affrancarsi da logiche di scontro vecchie e politicizzate, ed hanno messo al centro di tutto una e una sola cosa: la città. Come valorizzarla, come alimentare il motore dell’innovazione, come ottimizzare i processi di cambiamento. Certo, le polemiche politiche ci sono state, come normale che fosse.

Il candidato considerato da tutti come il favorito, Giuseppe Sala, è stato attaccato su quelli che i competitor principali hanno ritenuto essere i suoi nervi scoperti (il bilancio dell’esposizione universale e il suo presunto profilo moderato). Mister Expo si è difeso con fermezza e serenità, respingendo anche gli stanchi tentativi di metterlo in difficoltà da parte di una stanca e sempre più inefficace macchina del fango della destra. I due candidati considerati più di sinistra, Francesca Balzani e Pierfrancesco Majorino, hanno condotto una campagna attiva e partecipativa e, nonostante il tentativo fallito di una convergenza tra i due caldeggiato dalla vicesindaca, si presentano agli occhi degli elettori milanesi con l’obiettivo di ribaltare i pronostici. Improbabile, ma non impossibile, a giudicare dagli ultimi sondaggi. Lo stesso Antonio Iannetta (outsider rimasto tale) ha rappresentato un elemento di freschezza sicuramente positivo.

Quel che è certo è che da questa campagna esce un messaggio di forza e di unità. I candidati, nei vari confronti che ci sono stati, hanno assicurato che collaboreranno a prescindere da quel che sarà il risultato. C’è da augurarsi che sia davvero così, anche perché l’avversario sta altrove e fermare l’onda positiva cominciata con i cinque anni di Pisapia sarebbe un delitto, per Milano e per i milanesi.

Da questa campagna esce rafforzato il Partito Democratico. E non era affatto scontato. La rinuncia alla candidatura da parte di Pisapia ha rischiato di provocare il caos, ma per fortuna non è andata così. I vertici del Pd milanese e lombardo hanno gestito bene un passaggio estremamente delicato, per la prima volta non si sono apertamente schierati con uno o l’altro candidato e puntano a raccogliere i frutti di quanto seminato.

A prescindere da cosa diranno le urne, escono bene da questa campagna anche Matteo Renzi e Giuliano Pisapia. Per il primo potremmo usare gli stessi argomenti che abbiamo usato per il Pd milanese. Benché si sapesse che il candidato più vicino a lui fosse Sala, il premier si è tenuto scientemente fuori dalla bagarre (anche perché si dice che nel suo più stretto giro di collaboratori ci fosse invece chi sosteneva il nome della Balzani). L’obiettivo, d’altronde, è vincere le elezioni perché Milano rappresenta per il governo un elemento di tenuta in una tornata amministrativa che non si presenta semplice. Il sindaco uscente, dal canto suo, nonostante le esitazioni iniziali, ha puntato tutto sulla sua vice in giunta con il chiaro (e dichiarato) obiettivo di tenere unito il centrosinistra intorno alla sua figura. Se a Milano, vinca chi vinca, si potrà ancora parlare di “modello arancione”, il merito sarà prevalentemente suo.

Ad uscire rafforzato, e questo è l’elemento forse più di rilievo, è il popolo del centrosinistra milanese, le centinaia di volontari che hanno dato vita alla campagna per le primarie più bella e colorata che si ricordi in città. Partecipazione, forme di coinvolgimento di tutti i tipi, innovazione anche nel modo di comunicare. Inutile fare previsioni sull’affluenza (50mila, 55mila?), grazie ai volontari il 6 e 7 febbraio, comunque vada, sarà una vera festa di democrazia. Un’immagine che rende stridente il confronto con una destra chiusa in se stessa, che continuerà a scegliere i propri candidati nei salotti o nei corridoi di una villa di Arcore. Con la piccola, sensibile, differenza che a guidare le scelte non saranno più gli interessi di Berlusconi ma la bile traboccante di odio e rancore di Salvini.

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