Primarie, la norma anti-Bassolino non c’è: “Ma la rottamazione va avanti”

Pd
Antonio Bassolino, in corsa per le primarie del centrosinistra in vista delle comunali della prossima primavera, durante la visita alla onlus 'Figli in famiglia' di San Giovanni a Teduccio, quartiere 'difficile' della periferia di Napoli, che si occupa di famiglie e bambini disagiati, 23 novembre 2015. ANSA/ CESARE ABBATE

La segreteria del Pd conferma la volontà di proseguire nel rinnovamento della classe dirigente, anche se non con regole ad personam. Verso un gazebo-day il 20 marzo

Alla fine, è probabile che la regola che vieta agli ex sindaci di candidarsi alle primarie non vedrà mai la luce. L’idea era stata fatta circolare sui giornali dai vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani all’indomani della discesa in campo di Antonio Bassolino a Napoli. Una norma che è sembrata ad personam e che, nel metodo e nel merito, si è attirata subito molte critiche da tutte le aree del partito, renziani compresi. Tanto che lo stesso ex (e aspirante futuro) sindaco partenopeo si dice certo che non ci sarà.

E anche al Nazareno è subito scattato il dietrofront: a margine della riunione della Direzione, convocata per fare il punto a dieci giorni dagli attacchi terroristici di Parigi, i membri della segreteria dem spiegano che non c’è una vera e propria regola scritta, che si è voluto dare soprattutto un messaggio politico: la rottamazione non si ferma. Anzi, deve estendersi con più decisione anche in periferia.

D’altra parte, che a Matteo Renzi la candidatura di Bassolino sia suonata come una provocazione, un inaccettabile stop al rinnovamento della classe dirigente che il segretario-premier vuole portare avanti, è indubbio. Così come è evidente che la reazione sia apparsa a molti scomposta, dapprima con una nota che sottolineava come quella dell’ex sindaco non fosse la candidatura ‘del partito’ – affermazione non in linea con lo stesso spirito delle primarie – poi con la prospettiva di un ostracismo da imporre attraverso una norma apposita. Un veto che peraltro non è mai stato accennato nelle tante riunioni svolte finora dal gruppo di lavoro incaricato di modificare lo Statuto (regole sulle primarie comprese).

A esprimere il proprio disappunto sono stati uno dopo l’altro i rappresentanti di tutte le principali componenti interne al partito, dal bindiano Franco Monaco a Valeria Valente (Giovani turchi), dal leader della minoranza Roberto Speranza e da Gianni Cuperlo a Umberto Ranieri. E che quest’ultimo – renziano, anche se non appartenente alla cerchia più ristretta, e storico avversario di Bassolino e dei bassoliniani – arrivi esplicitamente a giudicare “inaccettabili le discriminazioni verso Bassolino e l’adozione di misure che ne impediscano la partecipazione alle primarie” è un segnale chiaro, che evidenzia come il disagio si sia radicato anche tra gli stessi sostenitori del premier. Per di più, qualsiasi interpretazione restrittiva delle regole delle primarie espone ogni volta il Pd alle critiche dei suoi detrattori. E anche stavolta sono piovuti addosso ai dem i commenti sornioni di quasi tutto l’arco costituzionale, da Forza Italia ai Cinquestelle, passando per Passera, Quagliariello, D’Attorre. Con de Magistris che, dal canto suo, gongola: “A me non può riguardare l’individuazione di quelli che saranno i miei avversari”. E invece la cosa lo riguarda eccome, e sa bene che una brutta figura – l’ennesima – del Pd da queste parti potrebbe essere un buon viatico per la sua riconferma.

I dirigenti dem non vogliono parlare di ‘passo indietro’, perché il messaggio politico rimane comunque quello: Bassolino non può rappresentare il Pd, non quello a trazione renziana. Ma certo non c’è alcuna volontà di aprire uno scontro su una regola, semmai su una scelta politica: chi se la sentirà di appoggiare esplicitamente l’ex sindaco, sottoponendosi alle critiche di “restaurazione” alle pendici del Vesuvio? Ma, dall’altra parte, rimane ancora senza risposta un’altra domanda: quale sarà il volto che impersonerà il rinnovamento? È su questo tema che nel partito, anche tra i renziani più convinti, aumentano i dubbi: la formazione di una nuova classe dirigente stenta ancora a decollare e le amministrative del prossimo anno rappresentano, da questo punto di vista, un banco di prova al quale il Pd rischia di arrivare impreparato, non solo a Napoli.

Renzi, nel suo intervento in Direzione, ha chiesto una “moratoria” su questo argomento, del quale si tornerà a parlare in una nuova riunione del parlamentino dem, che sarà convocata a gennaio. Ma difficilmente il tema primarie potrà rimanere sotto traccia fino ad allora. Anche perché accanto alle polemiche sui nomi, da più parti – soprattutto a Milano – si contesta l’indicazione di convocare gli elettori ai gazebo per la stessa data in tutta Italia: il 20 marzo. Ma in molte realtà, a partire proprio dal capoluogo lombardo e da quello campano, era già stata fissata una data antecedente per la consultazione.

Vedi anche

Altri articoli