Primarie centro-destra francese: il calice amaro Fillon e la sconfitta della convergenza al centro

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epa05640264 Former French President Nicolas Sarkozy delivers a speech after being defeated on the first round of the French right wing party 'Les Republicains' (LR) primaries in Paris, France, 20 November 2016. The second round will be on 27 November 2017. Voters are choosing between France's seven centre-right presidential candidates, the winner of which will contest the French presidential elections on 23 April and 07 May 2017.  EPA/IAN LANGSDON / POOL

Il primo obiettivo, quello di bloccare la Le Pen, è stato centrato: fermare Sarkozy

Ormai ogni sfida politica interna ha un chiaro significato europeo e le elezioni primarie del centrodestra in Francia lo confermano: si è trattato di un avvenimento di portata strategica per i prossimi assetti comunitari, con un impatto rilevante anche sulle forze progressiste europee.

La posta in gioco è evidente, ovvero come contrapporre il fronte dei Républicains al consolidarsi della marea montante del populismo di destra della Le Pen, in uno scenario reso fragilissimo dalla debolezza del Presidente Hollande e dalle divisioni della sinistra. E l’Europa a guardare, cosciente che un argine al Front National è questione di vita o di morte per l’impatto che Marine Le Pen avrebbe sul futuro politico e istituzionale dell’UE.

I numeri delle primarie rendono già da soli il senso di questa grande aspettativa: ben oltre 4 milioni di votanti, una cifra pari al boom della partecipazione delle primarie italiane del centrosinistra nella fase di maggiore espansione, un risultato incredibile per il centrodestra francese, che dai tempi del gollismo aveva perso una capacità di mobilitazione massiccia dell’elettorato in occasioni pubbliche.

Se sono vere le stime che identificano un 10 percento dei votanti come elettori del PS, si può sicuramente affermare allora che la prima missione nell’obiettivo di bloccare la Le Pen è stata compiuta: fermare Sarkozy, il candidato meno voluto dagli elettori moderati o della sinistra e quello quindi maggiormente a rischio contro il FN.

Visto però il risultato deludente del secondo arrivato Alain Juppé, sindaco di Bordeaux dalla grande esperienza politica e dalle posizioni più accorte in materia internazionale, sociale, ambientale, viene da domandarsi se la strategia della convergenza al centro (Trump docet) sia davvero vincente. Semplicemente perché i vasi tra destra e sinistra appaiono ormai irrimediabilmente meno comunicanti di prima.

E infatti la star della notte delle primarie francesi, Fillon, oltre a essere considerato un outsider secondo tutti i sondaggi (again…) ha mostrato chiaramente che la destra va verso la destra, che il blocco conservatore francese preferisce un proprio candidato, e non un anti-Le Pen moderato, per seguire il populismo.

Questa tendenza ha un impatto evidente ora sulla sinistra francese. Si deve naturalmente attendere l’esito del secondo turno, domenica prossima, ma il risultato sembra quasi scritto e pone il PS innanzitutto di fronte a un dubbio esistenziale su quale sia il profilo politico adatto a rispondere alle opzioni Le Pen- Fillon. Una sconfitta di Juppé confermerebbe che l’elettorato non è disposto ad accettare la teoria del candidato inevitabile e che quindi anche a sinistra può aprirsi uno scenario inedito, sebbene in uno spazio stretto tra il neo-blairismo alla Macron e la revanche ideologica alla Montebourg.

Le presidenziali francesi sono per l’Europa una scadenza decisiva: il trend di queste primarie lascia già presagire alcuni scenari per l’integrazione europea, considerando Fillon, ad oggi, come il candidato più europeista, pur tra molti limiti, tra quelli in grado di arrivare all’Eliseo.

Guardare al futuro della Francia in Europa significa in primo luogo guardare all’evoluzione delle relazioni franco-tedesche, relazioni che vanno osservate tenendo in mente l’altra notizia del giorno, la conferma della ricandidatura di Angela Merkel alla cancelleria e il plausibile rinnovo di una Grosse Koalition con la SPD in autunno. La destra francese con Fillon avrebbe un leader non direttamente contrapposto (ma nemmeno caldissimo) con Berlino, che negli ultimi anni ha avuto modo di rafforzare il proprio legame con le posizioni della CDU ad esempio in materia di rilancio dell’eurozona (va ricordato che Fillon era contrario al Trattato di Maastricht) e della difesa comune.

La Francia, paese dalla leadership politica assente nella crisi UE degli ultimi anni, potrebbe ritrovarsi con un presidente dalla chiara origine gollista, protagonista della fase politica di Sarkozy (cui spettano tante responsabilità nell’avvitamento nazionalista europeo dell’ultimo decennio, è bene non dimenticarlo), dalle convinzioni economiche liberiste e non lontane dal mainstream di chi ha predicato l’austerità. E per di più, un presidente dalle posizioni nemmeno troppo velatamente filo-russe (erede in questo delle posizioni di Charles de Gaulle), tema su cui Fillon e Juppé hanno avuto modo di polemizzare apertamente, delineando una divergenza piuttosto netta sul nodo globalizzazione/multilateralismo che caratterizzerà le opinioni pubbliche europee nei prossimi anni. E in prospettiva quindi, con la sconfitta del candidato inevitabile e l’esaurimento della spinta della corsa verso il centro, si potrebbe profilare un ritorno inatteso della dialettica politica e dunque della contrapposizione destra-sinistra, un’opportunità forse insperata per la gauche, che vedremo se sarà in grado di giocare a partire dalle primarie interne al PS.

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