Presenze in aula e costi della politica. Ecco i confronti che lasciano di stucco

Politica
pianisti-e1383046168999

Ecco alcuni raffronti tra profili che ricoprono la stessa carica

Monta la polemica sugli stipendi parlamentari, in particolare dopo la presentazione da parte del M5S di un ordine del giorno per l’introduzione di un tetto all’indennità dei membri della Camera.

Ad oggi senatori e deputati ricevono una indennità mensile pari a oltre 10mila euro lordi (che diventano circa 5mila netti al mese), a cui si sommano un “rimborso per le spese accessorie di viaggio” pari a circa 1.650 euro, due quote da 2.090 euro per le spese di segreteria chiamate “spese per l’esercizio del mandato”.

Quando un onorevole non è presente almeno al 30 per cento delle votazioni viene sanzionato e gli viene decurtata la diaria di 250 euro al giorno, ma l’indennità di 10mila euro non viene toccata. Diverso discorso per questori, presidente, vice presidenti, segretari di aula, capigruppo, presidenti di commissione, deputati in missione che vengono considerati sempre assenti giustificati e quindi non multabili.

I cinquestelle propongono il taglio del 50 per cento della parte fissa dell’indennità dei parlamentari e la riduzione della diaria. Il premier Matteo Renzi, ospite ieri di Lucia Annunziata a In mezz’ora, ha rilanciato con una controproposta: “Il Pd è favorevole a ridurre gli stipendi, il problema è come farlo – spiega – . Ad esempio potremmo dare ai parlamentari l’indennità sulla base delle presenze. Di Maio ha il 37 per cento delle presenze e prende il doppio di me che non sono parlamentare. Alla fine del mese gli si dia il 37 per cento dello stipendio”.

Facciamo allora un raffronto, grazie ai dati pubblicati su Open Parlamento, tra profili che ricoprono la stessa carica.

di-maio-giachettiPrendiamo come esempio due vicepresidenti della Camera: Roberto Giachetti (Pd) e Luigi di Maio (M5S). Roberto Giachetti, impegnato nella campagna elettorale per le amministrative di Roma, era stato criticato anche da Virginia Raggi: “Prende 20.000 euro per fare il vicepresidente della Camera e si permette di essere assente a oltre il 60% delle sedute per fare campagna elettorale con i soldi nostri, visto che noi lo paghiamo per fare il vicepresidente?”. All’epoca la risposta di Giachetti fu secca: “Dice bugie ai romani” e allegò lo schema delle presenze a Montecitorio aggiornate al 21 aprile. Nonostante la campagna elettorale, il deputato dem ad oggi risulta presente per l’ 83.76% (16,346) e le assenze sono molto al di sotto del valore medio. Luigi Di Maio, invece risulta presente solo ad un terzo delle votazioni. Si tratta del 31.75% (6,196), mentre si è molto impegnato nelle missioni 55.77% (10,884) che superano di gran lunga il valore medio dell’11,74%. A tutto ciò si aggiunge la lunghissima lista di spese che il vicepresidente della Camera ha accumulato: centomila euro di eventi sul territorio in tre anni.”Sono meno di tremila euro al mese – ha cercato di giustificarsi soprattutto con i suoi – è normale per un parlamentare spendere per attività sul territorio”. In Italia, in quanto parlamentare, Di Maio ha treni e aerei pagati. Eppure le spese di trasporto sono esorbitanti.

rosato-cecconi

Prendiamo un altra coppia con lo stesso ruolo. Il Capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato e Andrea Cecconi attuale capogruppo M5S. Rosato è presente l’83,72% delle votazioni e supera abbondantemente la media. Cecconi, che invece non ricopre la carica di capogruppo stabilmente, è fermo al 61,78%. Anche le assenze raccontano due impegni diversi per la cosa pubblica: 3,50% per Rosato 30,94% Cecconi. Numeri che non hanno bisogno di commento.

zanda

Al Senato il raffronto è meno squilibrato: il capogruppo Pd Luigi Zanda ha totalizzato l’85% di presenze. Il suo omologo nel M5S Luigi Gaetti ha una percentuale più bassa di 5 punti percentuali, ma comunque supera la media.

Openparlamento.it inoltre pubblica l’elenco completo, aggiornato quotidianamente, delle attività di ogni parlamentare. Cinzia Maria Fontana, Giuseppe Guerini e Tino Iannuzzi sono i tre deputati – tutti del Partito democratico – più presenti a Montecitorio dall’inizio della legislatura. La prima ha partecipato al 99,99% delle 19.515 votazioni che si sono tenute nell’Aula della Camera dal 15 marzo del 2013, il giorno della prima seduta, il secondo al 99,98% e il terzo al 99,91%. Sono in tutto nove i deputati che hanno superato la soglia del 99%. Oltre ai tre citati, nella lista figurano i nomi di Marco Carra, Piergiorgio Carescia, Tiziano Arlotti, Mara Carocci (anche loro del Pd), Gianni Melilla (di Sinistra italiana) e Rocco Palese (iscritto al Gruppo Misto).

Tra i più presenti alle votazioni nell’Aula di Palazzo Madama ci sono invece Carlo Pegorer (che ha votato 15.144 volte su 15.161, 99,89%), Federico Fornaro, Giuseppe Luigi Cucca, Daniele Gaetano Borioli e Gianluca Rossi, tutti del Partito democratico. I più assenti? Per Openparlamento sono Niccolò Ghedini (di Forza Italia, con 128 voti su 15.161 pari allo 0,84% del totale), Denis Verdini (Ala – 10,69%), Giulio Tremonti (Gal – 18,26%), Altero Matteoli (FI – 23,22%) e Maurizio Sacconi (Ap), che ha partecipato al 29,37% delle votazioni.

Insomma, i Cinquestelle per riconquistare la fiducia degli ultras disorientati stanno mettendo in campo la battaglia delle battaglie: quella contro i costi della politica, ma a questo punto potrebbero essere battuti sul proprio campo da gioco preferito (la lotta alla casta) visto che le pulci al movimento hanno fatto a più riprese emergere le contraddizioni della narrazione grillina.

 

Vedi anche

Altri articoli