Poste diventa più competitiva con la privatizzazione

Economia
Esterno del palazzo della Borsa in occasione della presentazione in Borsa dell'avvio dell'offerta pubblica di vendita di Poste Italiane, Milano, 12 ottobre 2015.  ANSA/ MOURAD BALTI TOUATI

La privatizzazione di Poste fa parte di un disegno complessivo del governo il cui obiettivo è rendere alcune aziende più produttive offrendo allo stesso tempo servizi migliori ai cittadini

La quotazione di Poste Italiane “è la più grande in Europa” di tutto il 2015, assicura il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, presentando l’esito della collocazione del gruppo guidato da Francesco Caio. “La domanda è stata maggiore di tre volte l’offerta” rivela il ministro durante la conferenza al Mef, sottolineando come l’operazione “confermi la fiducia dei mercati nel Paese”.

Le azioni di Poste verranno collocate a 6,75 euro l’una, a metà dell’intervallo di prezzo indicato all’inizio dell’operazione (6-7,5 euro) e il debutto sul listino di piazza Affari avverrà il 27 ottobre.

Poste italiane rappresenta la prima quotazione di una società controllata direttamente dal Tesoro dopo 16 anni e da oggi avrà una capitalizzazione complessiva di 8,8 miliardi. Tramite il collocamento, il Tesoro incasserà 3,4 miliardi di euro, denaro che sarà “destinato alla riduzione del debito pubblico che è fondamentale per la politica economica – ha rassicurato Padoan – anche se la strategia più importante per la riduzione del debito rimane la crescita economica”.

Va detto tuttavia che la quotazione, inferiore alla metà del capitale complessivo, rappresenta una privatizzazione parziale: la testa del gruppo (circa il 60%) rimarrà nelle mani dello Stato. E sebbene non sia totale, il processo secondo Matteo Renzi produrrà comunque un effetto benefico: “L’azienda ora risponderà al mercato – ha sottolineato più volte il premier – e non sarà più succube della politica”.

Le privatizzazioni, che ora andranno avanti con Enav e Ferrovie dello Stato, fanno parte di un disegno complessivo del governo: se da un lato ridurranno il debito pubblico come promesso anche all’Ue, dall’altro renderanno più forti, più efficienti e al tempo stesso più moderne le aziende coinvolte.

Andare sul mercato, assicurano da Palazzo Chigi, favorisce l’attrazione di capitali, rende l’azienda più internazionale e quindi più competitiva. Non si tratta dunque di scegliere quale modello economico seguire, se liberista piuttosto che statalista; l’obiettivo del governo è quello di rendere alcune aziende più produttive offrendo servizi migliori ai cittadini.

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