Porti e bus, le nuove Expo

Trasporti
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Expo insegna, si può voltare pagina

Andrea Camanzi, presidente dell’Autority dei trasporti, ci assicura che vedremo molte novità, oltre
al successo dell’alta velocità ferroviaria-metropolitana d’Italia ma da Salerno a Torino (10 miliardi sono garantiti dal governo per aggiungere Lecce), la linea che ha radicalmente modificato tempi, qualità, modalità e anche l’immaginario del viaggiare. Vorremmo davvero essere stupiti (ma qui entra in ballo l’efficienza delle Regioni) dall’uscita dall’autolesionismo che vede cittadini di serie A e cittadini di serie B, i primi in viaggio su treni unici al mondo per confort e frequenza e i secondi su cavalli a vapore del vecchio West che sferragliano verso Sud. E anche dall’uscita dal deficit di infrastrutture del tutto inadeguate alle sfide che ci aspettano: porti, aeroporti, interporti, intermodalità, nodi metropolitani. Il ministro Graziano Delrio prepara una sana ventata riformista, con riforme strutturali e di sistema, e investimenti per far competere come deve l’Italia dei trasporti. Le tecnologie aiuteranno, e molto. Piattaforme informatiche potranno far «girare» in modo coordinato flotte di tir, treni merci, navi portacontainer con le interconnessioni portuali e interportuali. La ripresa, e la fine dello spread con altri Paesi, passano anche dalla logistica che diventa leva competitiva e che, secondo stime McKinsey, vedrà benefici diretti sui costi di sistema e degli operatori con riduzioni fino a 40 miliardi di euro. Il Piano strategico nazionale della portualità e della logistica, da poco varato dal governo, va in questa direzione, razionalizza e disegna una strategia per il “Sistema Mare” che recupera competitività, dà chance al Mezzogiorno e sostenibilità e innovazione al sistema produttivo. Sono Cambiamenti veri, ma hanno bisogno di aggregazioni e sinergie e stanno incontrando i soliti ostacoli in nome della difesa di status quo, di un falso campanilismo, conservazione di burocrazie e potentati locali con bilanci in rosso fisso e l’allergia all’applicazione di costi standard e bandi di gare pubbliche che facciano vincere i migliori, in piena trasparenza. Il fatto è che Expo insegna, era il segnale che mancava al Paese. Oggi possiamo dire che tutto è possibile e possiamo aprire un nuovo capitolo perché ci siamo stufati di essere ultimi in Europa per chilometri di metropolitane e di applaudire altri Paesi che progettano e sono dotati di reti e sistemi trasportistici sempre più avanzati, moderni, tecnologici ed ecologici. Non esiste in Europa un Paese come il nostro con appena il 3% del trasporto merci su rotaia o con solo il 15% dei 51.400 bus circolanti in regola con i vincoli europei per le emissioni, età media 13 anni, proprio mentre aumentano i passeggeri di bus, tram e metro con il record di 7 miliardi di viaggi l’anno nei servizi urbani ed extraurbani, e 1 miliardo sul ferroviario locale. È l’ora della svolta storica di fronte al 55% delle 985 aziende municipali di trasporto pubblico con bilanci dissestati, debiti, commissariamenti e scandali incredibili come Atac, e alla fortissima polverizzazione che non tutela ormai nemmeno più i 127.000 lavoratori del settore (nonostante la copertura abnorme del 75% del fatturato di circa 10.3 miliardi l’anno con risorse dalla finanza pubbliche). Oltre 11 milioni di persone ogni giorno si muovono con mezzi pubblici. Uno studio Cassa Depositi Prestiti evidenzia che se riformato, anche questo segmento di trasporto potrà acquistare un valore aggiunto di 17,5 miliardi e qualcosa come 465mila posti di lavoro complessivi in infrastrutture, tecnologia, materiale rotabile, valorizzatore di sistemi industriali, produttivi, di distribuzione, di servizi e turismo. Ecco le nuove Expo.

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