Politica, tradimenti e guerra. Torna Games of Thrones

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Speciale Game of Thrones: se l’inverno fa rima con l’inferno. E ci piace. Guida sentimentale a una gelida estate.

L’inverno è finalmente arrivato e Westeros, nonostante l’addio ai fratelli coltelli cervi, ai pesci neri e ai religiosi passerotti, resta lo zoo politico-militare più affascinante e violento di sempre. Infatti mentre scriviamo il Continente Occidentale è infestato da leoni furiosi, draghi micidiali, lupi vendicativi, serpi letali, aquile imprevedibili e piovre assassine che praticano senza esclusione di colpi il Gioco del Trono, mentre alle loro spalle marcia inesorabile un esercito di non-morti guidato dal Re della Notte.

Eccoci quindi, alla vigilia dell’attesissima settima stagione, con impegnativa première condivisa con gli Usa in programma alle 3:00 della notte tra domenica e lunedì, con un obbligato “dove eravamo rimasti” con un pizzico di “cosa potrebbe succedere”.

I lupi al Nord.

A Westeros vige un’originale rielaborazione del celebre e temibile Homo homini lupus, perché qui i lupi sono certamente i meno cattivi, probabilmente i buoni e spesso le vittime. Del numeroso e fiero branco della rassicurante Grande Inverno di inizio serie soltanto Sansa, Arya e Bran (con il fratellastro bastardo Jon Snow) giungono vivi all’arrivo dell’inverno, dopo essere sopravvissuti alle feroci eliminazioni dei genitori Ned e Catelyn e dei fratelli Robb e Rickon, e a mille disavventure personali che li hanno brutalmente svezzati e trasformati anzitempo.

Gli abusi del fidanzatino re Geoffrey “Baratheon”, la perfidia della regina madre Cersei Lannister, il sadismo del maritino Ramsey Bolton e gli inganni di Ditocorto hanno reso l’ingenua lady sognante Sansa una donna cinica e vendicativa, risoluta tanto in guerra quanto in politica e forse perfino pronta a contendere al fratellastro Jon Snow la leadership del Nord.

Magari in tandem con l’imprevedibile e ironico Richelieu col pizzetto che nel frattempo è diventato il Lord Protettore della Valle di Arryn, il decisivo deux ex machina nella “battaglia dei bastardi” che ha determinato la catartica distruzione dei Bolton e la restituzione di Grande Inverno agli Stark, nonché il pretendente dichiarato della stessa Sansa. Il loro controverso rapporto, a metà fra Le Relazioni Pericolose e la versione dark di My Fair Lady è certamente da attenzionare con il dovuto timore, a maggior ragione dopo il loro ultimo scambio di sguardi, non proprio entusiasti, a silente commento della sorprendente proclamazione di Jon Snow a Re del Nord.

Al fianco dell’inquieta Lady Stark, già sposata Lannister e vedova Bolton, l’ostinata e possente Brienne di Tarth con il fedele scudiero Podrick.

Invece anni di apprendistato alla violenza prima con il Mastino e poi presso il Dio dai mille volti hanno trasformato l’agguerrita Arya Stark in una sorta di inesorabile assassina stile Black Mamba in cappa e spada, con tanto di lista alla Kill Bill in cui ancora figurano diversi carnefici della sua famiglia, come la regina Cersei, ma non più l’infido Walder Frey, da lei sgozzato in un gustoso epilogo con annessa chicca da Hannibal the cannibal. Il suo nuovo ruolo di lupa-giustiziera presumibilmente la condurrà prima a casa per una reunion con i fratelli, occasione in cui probabilmente il suo caratterino la porterà a litigare prima e ad allontanarsi poi. Magari con lo scalpo di Ditocorto che fu il primo a tradire Ned, e sempre con i nomi della lista nera ben impressi nella mente. Non vorremmo essere nei loro panni.

Invece non ci spiacerebbe entrare nella testa di Bran lo spezzato, il fu agile bambino precipitato dalla torre nella primissima puntata perché aveva visto ciò che non doveva vedere. Con il tempo, e grazie all’aiuto provvidenziale di Meera Reed e del quasi-non- morto zio Benjen, e al sacrificio dell’indimenticabile Hodor, diventa addirittura l’erede del Corvo con tre occhi, capace di “possedere” e manovrare uomini e animali (inclusi i draghi?) e di viaggiare nel passato. Lui è il “personaggio spiegone”, ma non escludiamo, oltre nuove incredibili rivelazioni legate al passato più o meno recente, che il suo infausto contatto con il Re della Notte permetta adesso al terrificante nemico di superare altre protezioni magiche, inclusa la Barriera.

Intanto ci godiamo il suo sogno di una notte di fine estate: viaggiando indietro nel tempo con Bran e seguendo un giovane Ned Stark presso la Torre della Gioia, apprendiamo che Jon Snow, adesso ribattezzato Lupo Bianco e incoronato Re del Nord dalla mitica Lady Mormont e i pentiti Lord Manderly e Lord Glover, in realtà è l’unico figlio di Lyanna Stark, morta dandolo alla luce, e del principe Rhaegar Targaryen, fratello maggiore di Daenerys e legittimo erede al trono del Re Folle. E che probabilmente non aveva compiuto il tanto vituperato rapimento della giovane lupa che provocò la ribellione di Robert Baratheon e del suo amico Ned, e quindi la deposizione dei Targaryen.

Inoltre Lady Melisandre, la “dama rossa” per i suoi molti detrattori, capisce di avere finora sbagliato tutto e che in realtà ad apparirle nel fuoco in qualità di “il principe che fu promesso” e unica speranza contro il Re della Notte non era l’ultimo cervo Stannis Baratheon, che inseguendo queste illusorie fiamme di sventura aveva sacrificato il fratello, la figlia, la moglie, il suo esercito e infine se stesso. No, il prescelto è Jon Snow, sempre lui, evidentemente già morto e risorto, quando era Lord Comandante dei guardiani della notte, per volere del Dio della luce, e adesso contemporaneamente Re del Nord, guerriero prescelto contro le tenebre, sangue di drago e possibile erede al Trono della casata Targaryen, perché se legittimato dalla corona risulterebbe l’unico figlio legittimo del principe Rhaegar e quindi successore del Re Folle.

Infine il bel tenebroso è anche nipote della pur giovane Daenerys, con cui non è da escludere una futura liason in famiglia, che in effetti farebbe molto Targaryen. E non sappiamo ancora quali altre rivelazioni, o decisivi consigli nella lotta al Re della Notte, potrà fornirgli il suo amico Sam Tarly dalla immensa biblioteca della Cittadella. Intanto al suo fianco, nella Grande Inverno da cui sventolano di nuovo i metalupi, ci sono il mitico “cavaliere delle cipolle” Lord Davos, presumibilmente nella veste di primo cavaliere del Re, e il simpatico e agguerrito bruto Tormund, che nel frattempo si è infatuato di Lady Brienne. Comunque Jon Snow è uno dei pochi buoni in tutta Westeros e per lui abbiamo scritto e cantato ma spero che ritorni presto l’era del lupo bianco.

I draghi in arrivo da Sud, con le serpi, le piovre e le rose. L’ultimo frame della scorsa stagione vedeva una immensa flotta lasciare l’Oriente alla volta del Continente Occidentale e del suo trono, con a sventolare i vessilli Targaryen, Tyrell, Martell e Greyjoy a loro volta sorvolati da tre immensi draghi. E’ l’immenso esercito di Daenerys nata nella tempesta, madre dei draghi, distruttrice di catene e soprattutto l’unica finora ad aver fatto un po’ di politica. Eccola finalmente in procinto di tornare a casa dopo avere sconfitto a Mereen l’esercito degli schiavisti e gli infidi padroni grazie a un’orda Dothraki e i tre draghi finalmente adulti, e aver lì lasciato a malincuore l’amante Daario Naharis. La sua fazione è sulla carta la più potente e la più organizzata, grazie anche ai pensieri e alle parole di Tyrion Lannister, il brillante folletto patricida promosso a primo cavaliere della regina, e di Varys, il sornione e lungimirante ragno tessitore, indiscusso king maker delle nuove alleanze. Ma soprattutto per l’inedita compresenza delle spade degli Immacolati guidati da Verme Grigio, dei cavalli dei Dothraki che per la prima volta osano spostarsi in mare, e delle truppe e navi assicurate delle casate Tyrell, Martell e Greyjoy.

La casa Tyrell di Altogiardino, il cui stemma è una rosa, ha visto bruciare e morire, nell’esplosione del tempio di Baelor ad Approdo del Re, le rose più belle del proprio giardino: la furba Margaery, Lady Diana ante litteram e suadente regina per ogni stagione, e il fratello Loras, fascinoso e formidabile cavaliere col vizio dei ragazzi. Quindi Lady Olenna Tyrell, la carismatica regina di spine, cerca vendetta contro Cersei Lannister, spietata artefice della carneficina, unendosi al coro “fuoco e sangue”, antico motto di casa Targaryen.

Invece nella remota Dorne la casata Martell, guidata dal malato e forse troppo prudente Principe Doran, è stata soppiantata dalle agguerrite Ellaria Sand e le sue Serpi della Sabbia, rispettivamente l’amante ufficiale e le figlie bastarde di Oberyn Martell, avventuroso e sexy guerriero orribilmente ucciso in duello dalla Montagna che cavalca ad Approdo del Re, ovviamente dopo aver sfidato i Lannister. Quindi pure Ellaria, le Serpi e tutta Dorne, finora quasi estranea al gioco del trono, gridano “fuoco e sangue” con Daenerys, in uno schieramento politico-militare molto al femminile.

Anche perché con loro c’è la temeraria Yara Greyjoy, sostenuta dal tragico fratello Theon, entrambi in fuga dal terribile zio Euron che ha ucciso loro padre, il vecchio re Balon, si è impossessato della corona di ferro e ha preso il mare dando la caccia ai nipoti ribelli e a una regina con cui celebrare un matrimonio con vista Trono di Spade. I fratelli Greyjoy, con un inquietante kraken come stemma, anticipano lo zietto Euron e si alleano con Daenerys stipulando un patto generazionale che concede alle Isole di Ferro una futura indipendenza in cambio della messa al bando di pirateria e saccheggi. Pertanto le due giovani piovre mettono a disposizione le loro rapide e forti navi da guerra alla causa dell’ambiziosa Targaryen.

Chiaramente questa causa consiste nell’ascesa al trono della giovane e sensibile regina ai danni di una regina meno giovane e sensibile. Cersei Lannister.

I leoni sul Trono di Spade.

L’ultima scena ad Approdo del Re vedeva un altro importante scambio di sguardi: quello tra un perplesso Jamie Lannister, appena tornato nella Capitale assedio contro l’indimenticabile Pesce Nero, e sua sorella gemella ed (ex?) amante Cersei, fiera e spietata mentre viene scortata dalla Montagna Zombie e incoronata Regina dei Sette Regni da Qyburn, il suo Dottor Frankenstein di fiducia. Non è un particolare da poco che la sua ascesa al potere sia figlia diretta della terribile esplosione di altofuoco, da lei ordita, che in un solo colpo ha spazzato via il tempio di Baelor con dentro gli odiati Lord Mace Tyrell, la regina Margaery, il Cavaliere di fiori, lo zio Kevan, l’Alto Passero e tutti i nobili e passerotti che volevano processarla e condannarla per adulterio e fornicazione, ingenui.

L’ultima vittima di questa follia incendiaria è stato il piccolo Tommen, Re troppo docile e forse troppo poco Lannister per sopravvivere a tutta questa violenza e alla morte dell’amata Margaery per mano della propria madre. Quindi un salto nel vuoto del Re bambino e la corona che passa all’implacabile leonessa, spietata e odiata come non mai e anche privata dei suoi precedenti alleati, essendo sparita la premiata ditta in infamie Bolton-Frey e con Ditocorto apparentemente alleato degli Stark.

Eppure non ci sentiamo di escludere una sua diabolica unione basata su perversione e opportunismo con il temibile Euron Greyjoy, ufficialmente in cerca di talamo politico e alleanze. E Cersei, lo sappiamo, è capace di tutto, anche di baciare la pericolosissima piovra. È infatti lei l’erede ideale del Re Folle, a cui l’accomuna pure la passione per l’altofuoco, chissà cosa ne pensa il fratello Jamie che proprio per scongiurare l’apoteosi delle fiamme e l’esplosione della Capitale ha ucciso il Re Folle diventando l’odiato e disonorato Sterminatore di Re.

Il tormentato rapporto tra i due leoni gemelli e amanti, ormai molto diversi, sarà una delle chiavi della prossima stagione, e già si sprecano le ipotesi secondo cui sarà proprio Jamie, col tempo e grazie anche a Brienne diventato un cavaliere onorevole, ad eliminare Cersei, confermando un’antica profezia presente nei libri che vuole la bella Lannister vittima di un proprio fratello.

Ovviamente lei ha sempre sospettato il più giovane Tyrion, già accusato e condannato ingiustamente per il regicidio (strameritato) del nipote Geoffrey e autore, stavolta davvero, di patricidio ai danni del tirannico Tywin, il quale in fondo non aveva mai perdonato al figlio di essere nato nano e di aver provocato, venendo al mondo, la morte dell’amata moglie. Eppure sarebbe stato proprio Tyrion, con la sua proverbiale astuzia, spiccata intelligenza e sagacia politica e militare, il meritevole erede di Castel Granito, diritto sempre negatogli per disprezzo ma che ora per una beffarda nemesi potrebbe acquisire con la forza. E’ infatti lui il primo consigliere dell’accorrente Daenerys e non ci stupiremmo se fosse addirittura il brillante folletto a guidare le truppe della madre dei draghi alla conquista dell’antica fortezza di famiglia, finora inespugnabile, perché un Lannister paga sempre i suoi debiti certo, ma sa altrettanto bene come riscuotere i crediti.

Estranei alla Politica ma non alla Grande Guerra, il Re della Notte e l’inverno dei morti viventi. Oltre la Barriera e decisamente fuori dal gioco del trono e i suoi infiniti intrecci aristocratici c’è forse il partito più solido e temuto, lo guida un demone armato di spada e forse immortale con al seguito un’orda di creature magiche e zombie.

Probabilmente lo scopo del taciturno Re della Notte è semplicemente sterminare l’umanità, amen. Sempre grazie alle visioni di “Bran lo spiegone” abbiamo saputo che i terribili Estranei, vulnerabili solo all’acciaio di ossidiana, sono ex uomini trasformati in supereroi migliaia di anni fa dai figli della Foresta per difenderli, un “piccolo” errore di valutazione quindi.

La grande guerra tra i vivi e i morti di cui parla, quasi da solo, Jon Snow, si concretizzerà presumibilmente nell’ottava e ultima stagione, a scontri per il trono e il potere conclusi, in un senso o in un altro. E con l’impressione che, a gioco del trono concluso e leoni, draghi, lupi, serpi, piovre e altre compagnie faunistiche sterminate o comunque stabilizzate in una nuova armonia, la parte più entusiasmante di questo viaggio dentro Westeros sia già conclusa. Perché è dell’umanità assolutamente cruda e disarmante, contemporanea e realistica della saga che ci siamo innamorati.

Infatti ci siamo  emozionati e sconvolti per la tragica fine del Giovane Lupo e di sua madre alle Nozze Rosse, evento già avvenuto praticamente uguale nel medioevo europeo e causato semplicemente da una passione sciagurata e dall’infamia del tradimento. E al sacrificio della piccola Shireen Baratheon messa al rogo da suo padre per guadagnare un placet divino, agli abusi da parte del potere e di una falsa giustizia subiti da Tyrion e Ned Stark, al fanatismo religioso dell’Alto Passero e il suo Credo Militante, e all’amore impossibile tra Jorah Mormont e Daenerys, Cersei e Jamie, e di Tristan Martell e Marcella Lannister, con gli ultimi due proprio nei bei ruoli infausti di Romeo e Giulietta del Continente Occidentale.

Quindi la politica, la guerra, il sesso, la crudeltà, il senso e il nonsenso della famiglia, la religione, il potere, la speranza e la paura, l’amore e la violenza. Tutto maledettamente umano e non fantasy, perché non dell’ennesimo ritorno dei Draghi e del soprannaturale ci siamo innamorati, ma di questa sorta di avvincente manuale di Storia dell’Umanità, con i suoi amori e intrighi, sentimenti e segreti, ambizioni, bugie e guerre, e di come può essere fantastica se raccontata con autenticità e senza filtri. Bentornato all’inverno del nostro scontento. E grazie.

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