Poletti prova a ragionare sull’orario di lavoro, Camusso su tutte le furie

Lavoro
Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ad una manifestazione della Cgil a Firenze, 13 giugno 2015. ANSA/MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

Il ministro allude alla necessità di ripensare il criterio dell’ora/lavoro

Un’altra volta governo e sindacati ai ferri corti. E’ stato Giuliano Poletti a innescare una nuova polemica, stavolta sul tema dell’orario di lavoro: “Dovremo immaginare un contratto di lavoro che non abbia come unico riferimento l’ora di lavoro ma la misura dell’apporto dell’opera. L’ora/lavoro è un attrezzo vecchio che non permette l’innovazione».

Il ministro del Lavoro parlava agli studenti della Luiss in occasione di un convegno sui temi del Jobs acts, ma il suo invito- rivolto ai ricercatori in platea – è stato preso malissimo dai sindacati. «Bisogna smettere di scherzare quando si parla di temi del lavoro, bisogna ricordarsi che la maggior parte delle persone fa un lavoro faticoso: nelle catene di montaggio, le infermiere negli ospedali, la raccolta nelle campagne, dove il tempo è fondamentale per salvaguardare la loro condizione», sbotta la leader della Cgil Susanna Camusso. Mentre il leader della Uil Carmelo Barbagallo che parla di «liberismo sfrenato»: «Un ministro del Lavoro non può pensare di affrontare temi del genere con annunci spot ad uso giornalistico”.

Il lavoro, aveva spiegato Poletti, è «un po’ meno cessione di energia meccanica ad ore ma sempre risultato. Con la tecnologia possiamo guadagnare qualche metro di libertà». In pratica il ministro voleva sottolineare la necessità di inserire nei contratti anche altri criteri per la definizione della retribuzione che non siano solo riferimento all’ora-lavoro. Bisogna misurare anche, ha spiegato, l’apporto dell’opera. Un discorso complesso che probabilmente non è destinato a chiudesi qui.

 

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