Podemos ha il vento in poppa ma restano i timori per l’ingovernabilità

Spagna
epa05076396 Pablo Iglesias (R), the leader of Podemos party, is watched by the media as he casts his vote during the Spanish general elections at a polling station in Madrid, Spain, 20 December 2015. Spanish voters began casting their ballots in parliamentary elections that will determine the country's next coalition government, with polls indicating that no party is likely to win enough seats to govern alone. Spanish Prime Minister Mariano Rajoy's conservative People's Party is facing off against the Socialist Workers' Party, the liberal Ciudadanos party and left-wing Podemos.  EPA/EMILIO NARANJO

Il partito anti-austerità, Podemos, potrebbe riuscire nel ‘sorpasso interno’ e strappare al Psoe il secondo posto

Trentasei milioni di elettori sono chiamati di nuovo alle urne, con il concreto pericolo di confermare lo stallo e l’ingovernabilità che da sei mesi regna a Madrid. E’ del tutto possibile infatti che la palla passi di nuovo a quei partiti che dopo il 20 dicembre non riuscirono a trovare alcun accordo di governo e non è affatto da escludere che neanche stavolta il tentativo possa andare a buon fine. Il partito Popolare (Pp) del premier conservatore uscente Mariano Rajoy ha vinto le precedenti legislative, anche se ha perso la sua maggioranza assoluta, e per questo scrutinio è dato comunque favorito. Il Partito socialista (Psoe) a dicembre aveva registrato il peggiore risultato della sua storia, pur rimanendo la seconda forza politica del Paese.

I due partiti hanno dovuto fare spazio a due nuove formazioni, Podemos a sinistra e i liberali di Ciudadanos. Una novità che ha portato allo stallo e al nuovo voto di oggi. Non sono esclusi grossi cambiamenti nei rapporti tra le diverse forze. Il partito anti-austerità, Podemos, potrebbe riuscire nel ‘sorpasso interno’ e strappare al Psoe il secondo posto. Ma se Unidos-Podemos – l’alleanza tra gli indignati di Podemos e i comunisti, guidata da Pablo Iglesias – dovesse risultare prima forza della sinistra, il Psoe perderebbe un ulteriore incentivo a formare un’alleanza a sinistra, che si troverebbe peraltro vicinissima alla maggioranza assoluta di 176 seggi.

Insomma, una rivoluzione non significherebbe in automatico un nuovo governo, anzi. Anche perchè lo stesso meccanismo elettorale spagnolo (che tende a premiare i partiti più grandi) non trasforma automaticamente il vantaggio percentuale in un aumento proporzionale dei seggi. L’impasse quindi è sempre dietro l’angolo. Se infatti una lezione è stata tratta dai falliti negoziati dei mesi scorsi, è vero che l’elettorato è disponibile ai patti, ma non a qualunque costo; le “linee rosse” tracciate dai partiti sono in buona parte specchio dell’intransigenza delle rispettive basi, e se rimarranno tali le possibilità di una coalizione di governo sono scarse.

A rendere lo scenario complicato è la situazione di “tutti contro tutti” che vede le fratture interne ai due principali schieramenti altrettanto nette di quelle che dividono tradizionalmente destra e sinistra: la possibilità di un’alleanza che porti a un fronte comune conservatore – o, analogamente, a uno progressista – appaiono al momento remote.

E’ probabile dunque che sorpasso o meno il Psoe si trovi oggi a essere l’ago della bilancia, in quanto il suo appoggio o astensione potrebbe permettere alla sinistra di ottenere la maggioranza assoluta – o di avvicinarvisi fortemente – e a un’ipotetica coalizione di destra di governare in minoranza: in entrambi i casi, potrebbe cercare di ottenere una contropartita in termini di programma di governo per rendere meno amara la pillola da ingoiare.

Stando così le cose ogni seggio conta e per poter arrivare a una maggioranza potrebbero essere decisivi anche i nazionalisti baschi e catalani: questi ultimi sono in difficoltà data la crisi scoppiata nel governo regionale, e ciò potrebbe portare a una maggiore flessibilità, lasciando per il momento da parte la richiesta di un referendum di autodeterminazione difeso dagli indipendentisti e rifiutato da tutti gli altri partiti ad eccezione di Podemos (che comunque sull’indipendenza esprimerebbe un voto negativo).

In mancanza di altre alternative potrebbe riprendere quindi quota la proposta di riforma costituzionale ribadita nelle scorse settimane dal Psoe, per la quale tuttavia è necessario un consenso largamente condiviso, ovvero una maggioranza sufficientemente ampia e trasversale: proprio quella che dalle urne non sembra destinata ad uscire neanche oggi.

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