Pizzarotti: basta espulsioni “à la carte”

M5S
Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti parla con la stampa in Municipio dopo l'incontro con il presidente del Parma Fc Giampietro Manenti, Parma, 27 febbraio 2015. ANSA / SANDRO CAPATTI

Il sindaco 5 Stelle caccia dopo due anni un consigliere ribelle che però usa ancora il simbolo perché amico di Grillo. E pone la questione della “disparità di trattamento”: a Livorno e Gela espulsi subito, a Quarto dopo mesi, a Parma mai

Da qualche parte li cacciano subito, a Livorno e a Gela, ad esempio. A Quarto dopo un po’ di tempo. A Parma servono anni, e ancora non basta. Il tema è denunciato con la consueta chiarezza da Federico Pizzarotti, il sindaco di Parma che è il più stimato tra i primi cittadini grillini e anche per questo, oltre al fatto che governa a modo suo, il più temuto dai vertici e dal Direttorio. Due giorni fa il gruppo consiliare 5 Stelle ha espulso – con 17 voti su 19 – il consigliere Mauro Nuzzo. La motivazione è chiara: da due anni non partecipa ai lavori del gruppo di maggioranza; il 75% dei suoi voti sono andati alla minoranza. Indispensabile fare chiarezza. E decretarne l’espulsione. Solo che Nuzzo ha a sua volta dichiarato “di sentirsi ancora interno al Movimento” e di “avere dalla sua il meetup ‘gli amici di Beppe Grillo'”, l’ultimo nato in città e da sempre contrario alle scelte del sindaco. Pizzarotti sente puzza di espulsioni a la carte, secondo convenienza. E vuole denunciarla subito, prima, ad esempio, che Nuzzo e degli Amici di Beppe Grillo possano diventare nella sua Parma maggioranza e tentare di esautorarlo. “Non possono esistere in uno stesso Consiglio Comunale due gruppi diversi del nostro Movimento, i cittadini giustamente non capirebbero” scrive Pizzarotti su Facebook. “Chiedo quindi al direttorio e ai garanti una risposta in merito, come ho fatto anche privatamente. Non dobbiamo lasciare dubbi”.

Con abilità e senso politico, il giovane sindaco anticipa eventuali tranelli e paludi. E chiede a Grillo e Casaleggio di dare la linea. Di fare chiarezza. Nuzzo, infatti, che formalmente è nel gruppo Misto, potrebbe raccogliere intorno a sè numeri e consensi tali da togliere terreno al primo cittadino “Dal 2015 ha di fatto svolto un ruolo di opposizione senza mai uscire dal gruppo del M5S”insiste Pizzarotti nel post . E quel meetup “è composto da pochi fuoriusciti dal gruppo storico di Parma e i cui obiettivi non sono mai stati chiari”. Non solo: “Sta utilizzando il logo del Movimento senza averne titolo, creando un notevole danno di immagine”. E allora, vista la velocità con cui in altre città e comuni a guida 5 Stelle, Direttorio e leader fanno pulizia a suon di espulsioni ed epurazioni, non sarebbe il caso di applicarsi in ugual modo anche a Parma? La domanda è sottile e contiene il senso di un redde rationem finale nel Movimento. Almeno a Parma, spina nel fianco del cerchio magico di Casaleggio. I grandi capi stanno con Pizzarotti o nei fatti lo mollano al suo destino e gli fanno crescere un avversario in casa? Pizzarotti infatti non ha mai fatto mistero di potersi ricandidare nel 2017 forte di un consenso e di un buon governo che hanno ridato fiato a una città messa in ginocchio da scandali, debiti e inchieste.

La questione fuorusciti ed espulsi che si sentono ancora portatori dei valori 5 Stelle è diffusa in parecchi comuni a guida grillina. A Livorno il sindaco Nogarin ha espulso tre consiglieri comunali (Giuseppe Grillotti, Alessandro Mazzacca e Sandra Pecoretti) perchè contrari alla richiesta di concordato preventivo della AAMPS, la municipalizzata dei rifiuti. Ancora prima aveva espulso Marco Valiani che non condivideva la nomina di alcuni assessori. Attivisti eletti che dicono no unadue volte e si trovano fuori. Il sindaco di Ragusa ha espulso un suo consigliere e quello di Assemini un altro per «divergenze con la linea». Altri che possono fare come gli pare per anni (Nuzzo a Parma) e mesi (De Robbio a Quarto) e non gli succede nulla. O quasi. Dipende. Pizzarotti chiede e si chiede: se il direttorio ha accettato le espulsioni dei consiglieri livornesi, colpevoli di aver votato contro una sola volta, a maggior ragione dovrebbe accogliere la richiesta del M5S di Parma. Perchè questa disparità di trattamento? Perchè a Gela il 30 dicembre viene epurato il sindaco Messinese che il giorno prima aveva espulso tre assessori fedelissimi al grande capo siciliano Cancelleri? E perchè, per tornare a Quarto, mr Preferenze De Robbio, poi indagato per mafia, non viene cacciato subito, a giugno, quando il sindaco Rosa Capuozzo inizia a chiederne l’espulsione per gravi divergenze sulla linea politica? “Non erano motivi sufficienti” ha detto in Antimafia il deputato 5 Stelle Riccardo Nuti. Viene da pensare, allora, che le espulsioni siano funzionali ai rapporti di forza in quello specifico territorio. Non rispondono a regole. Ma alle convenienze dei vertici.

Vedi anche

Altri articoli