La destra ritira il 90% degli emendamenti, la legge slitta a martedì

Unioni civili
Monica Cirinna' con il ministro Maria Elena Boschi nell'aula del Senato, Roma, 17 settembre 2015. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

I tempi si allungano, voto finale forse fra due settimane

Domani al Senato si voteranno solo le pregiudiziali di costituzionalità sul ddl Cirinnà, mentre l’avvio del dibattito è previsto per martedì prossimo. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo che ha deciso di dare ai gruppi politici qualche giorno di tempo lavorare al taglio degli emendamenti.

Le opposizioni di centrodestra hanno assicurato il taglio drastico del 90% degli oltre seimila emendamenti: oltre cinquemila erano stati depositati dalla sola Lega, quasi 300 quelli di Forza Italia.

Un gesto che viene valutato positivamente e che in pratica è stato concordato: in sostanza, le opposizioni limitano (e di molto) gli emendamenti ma ci sarà più tempo in aula per l’esame del provvedimento. Questo può significare che il voto finale non ci sarà che la settimana successiva, ma è ancora presto per fare previsioni sui tempi.

“Sul tavolo c’è la nostra piena disponibilità a ritirare l’emendamento remissivo che abbiamo presentato all’articolo 1 del ddl sulle unioni civili – hanno annunciato i senatori del Pd Andrea Marcucci e Laura Cantini -. Prendiamo atto con soddisfazione dell’impegno assunto dai presidenti di Lega e di Forza Italia, Centinaio e Romani, di far decadere almeno il 90% degli emendamenti sottoscritti. Il nostro obiettivo era infatti quello di garantire una discussione vera sul ddl Cirinnà, senza ostruzionismi. Un obiettivo che abbiamo raggiunto grazie ad un onorevole accordo tra i gruppi parlamentari”.

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