Più che sulle riforme, il Pd si divide su Bersani e D’Alema

Festa de l'Unità
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Dibattito in surplace alla Festa de l’Unità tra Guerini, Orfini e Speranza nell’attesa di trovare un accordo sul nuovo senato

INVIATO A MILANO – La trattativa sulla riforma costituzionale è ancora in corso e nessuno naturalmente ha voglia di esporsi più di tanto. Anche se i toni in giornata si sono un po’ alzati, con il bersaniano Miguel Gotor che respinge come “una minestra riscaldata” l’ipotesi di mediazione su un listino, all’interno del quale eleggere i prossimi senatori. E anche sul palco della Festa de l’Unità non mancano i battibecchi tra il Lorenzo Guerini e Matteo Orfini, da una parte, e Roberto Speranza, dall’altra.

L’invito da parte di tutti è di continuare a ricercare un’intesa e sul palco serpeggia anche un cauto ottimismo. “Matteo, tu puoi unire il Pd”, è l’appello del leader della minoranza interna. È vero, replica il presidente del partito, “ma devono sforzarsi un po’ tutti”, dice riferendosi alle parole di Gotor.

Sul banco d’accusa dei due esponenti della maggioranza interna finiscono Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema e quanto hanno detto proprio su quello stesso palco. “Non c’è nessuna torsione democratica con questa riforma – sostiene Orfini riferendosi all’ex segretario – il premio di coalizione (che la minoranza vorrebbe introdurre, riaprendo la discussione sull’Italicum, ndr) è stato l’autobus sul quale sono saliti i peggiori soggetti politici negli ultimi anni”. Guerini, invece, consiglia a D’Alema “prudenza nel fare considerazioni sulla salute del Pd basandosi sui sondaggi. Lui basò sui sondaggi la vita del suo governo e non mi pare che gli andò molto bene”. Speranza prova la difesa d’ufficio respingendo l’idea che ci sia “un avanti Cristo e un dopo Cristo con l’arrivo di Renzi nel nostro partito perché – spiega – la storia del nostro paese si chiama Napolitano, Ciampi e anche Bersani e D’Alema”. Guerini tiene il punto: “Ma c’è un prima 40,8% e un dopo 40,8%“.

Le diffidenze rimangono, tanto che mentre Orfini e Guerini respingono senza incertezze sia l’idea di una scissione sia quella di elezioni anticipate, Speranza tentenna e poi sorride: “Mi allineo alla maggioranza”.

Orfini, partendo dalla propria esperienza di commissario del Pd romano, mette sul tavolo anche alcuni dei temi sui quali si sta conducendo il confronto sull’organizzazione del partito: “In questi anni ci siamo sforzati solo di organizzare chi nel partito c’è già e abbiamo smesso di andare a cercare chi invece non c’è. Ora possiamo decidere se fare un lavoro di manutenzione, sulle cose su cui siamo già tutti d’accordo, oppure mettere in discussione l’intero modello organizzativo”. E cita, come ipotesi, l’abolizione dei coordinamenti provinciali e una maggiore apertura dei circoli a chi non è iscritto.

Nel finale del dibattito emerge anche un’anticipazione di quello che sarà molto probabilmente il prossimo terreno di scontro all’interno del partito, le tasse, con Speranza che punta sulla riduzione di quelle sul lavoro e Guerini che, da buon democristiano, rallenta: “Torneremo a discutere e troveremo una soluzione”.

 

(foto di Stefano Minnucci)

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