Pisapia lascia Milano: “Nessuno è indispensabile”

Milano

Il sindaco: “Non mi rottamo. La città ha saputo volare grazie ad un metodo e valori condivisi, Ora al lavoro per l’unione del centrosinistra”

«In questi pochi giorni di relax ho letto un po’ di tutto. Sulle mie intenzioni, su quello che ho detto e non detto, persino su quello che penso. E va bene che è sempre sbagliato parlar male dei giornalisti, però…». C’è modo e modo di rientrare dalle vacanze. Quando Giuliano Pisapia ha pensato di concedersi la sua unica settimana di riposo, che immaginiamo agognata come quella dei comuni cittadini, alla fine d’agosto, probabilmente pensava ad un rientro più morbido nella sua città, con quel dibattito serale alla Festa nazionale de l’Unità, per parlare della “Bella Milano”, che doveva rappresentare un modo soft per ricalarsi nel ruolo di sindaco davanti al pubblico.

Ed in effetti così è stato, ma quel che l’uomo non aveva probabilmente messo in conto è quanto accaduto prima. Era partito, Pisapia, lasciandosi alle spalle gli appelli, pubblici e privati, a ripensarci, a correre nuovamente per la poltrona di primo cittadino nelle elezioni amministrative del 2016, per evitare il rischio che il capoluogo lombardo finisca nuovamente nelle mani politiche del centrodestra. È tornato, Pisapia, scoprendosi invece leader in pectore di una nuova formazione politica capace di riunire Sel, la minoranza Pd e quant’altro per ridare, dopo il ciclone Renzi, la sinistra alla sinistra. Lo si è letto esplicitamente ieri in un articolo scritto su Repubblica, peraltro in sintonia con il brusio della politica, milanese ed ancor più romana.

Capita così che il sindaco arriva, con largo anticipo, ai Giardini Pubblici Indro Montanelli, e si ritrova assediato da microfoni e telecamere, nemmeno si trattasse di commentare l’assegnazione dell’Expo. Lui non batte ciglio, sorride, ma fa capire che non ha intenzione di parlare. Un po’ come uno, appunto, che è appena tornato dalle vacanze, che magari agogna ancor più di prima… Sorride, Pisapia, e gira per gli stand fino ad arrivare al Palco Italia, dove c’è già tanta gente ad aspettare il dibattito con Bersani. E qui il sindaco fa ciò che immaginiamo riuscirebbe più difficile al suo collega Marino: entra nel parterre a salutare e stringere mani. E nell’occasione ancor più di lui diventa importante la gente che ha davanti.

«Ricandidati!», «Resta!», «Non mollare»: ognuno lo dice a modo suo ma il concetto è sempre lo stesso. Con la diffusa sensazione che il perentorio invito non nasca dalla convinzione che Pisapia si accinga a tornare l’avvocato Pisapia, ma che il primo cittadino voglia essere, se non il primo, almeno l’importante protagonista di un’altra avventura politica. Parla, il sindaco, nel luogo dove aveva previsto di farlo, ben prima di fare e poi disfare le valigie. E dal palco del dibattito dice e ridice una cosa molto chiara: Milano dovrà cercarsi un altro primo cittadino.

«Non lo nego, è bellissimo sentire l’affetto delle persone che mi chiedono di ricandidarmi, però io ho sempre creduto una cosa, che nessuno è indispensabile. In una città come quella che stiamo raccontando su questo palco, che ha saputo volare sempre più in alto grazie ad un metodo ed a valori condivisi, non posso pensare che non ci siano persone capaci di proseguire in un progetto che sta dando risultati così positivi. No, queste persone esistono, anche se non si chiamano Giuliano Pisapia». Non è certo quel che l’auditorio vuol sentire, ma chi lo ascolta sa bene che è anche per questa franchezza che non vorrebbe perderlo. Messa così, però, il sindaco si rende conto che il concetto è incompleto, ed allora dice qualcosa anche sul futuro. Non tanto il suo, per la verità, ma quello del centrosinistra.

Però lo fa con una frase emblematica, destinata a fare la gioia proprio di quei giornalisti “tuttologi” che gli hanno turbato le vacanze. «Io non mi voglio rottamare – scandisce Pisapia -, ma voglio continuare a lavorare per un centrosinistra unito che si assume responsabilità di governo. E credo che il percorso di Milano compiuto dal centrosinistra può e deve essere un punto di riferimento per il Paese intero». Ed allora una cosa appare chiara, chiarissima: le vacanze sono proprio finite.

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