Pippo, Marino e Pastorino. Storie di vocazioni minoritarie

Amministrative
Il sindaco dimissionario Ignazio Marino affacciato dal balconcino del suo studio, Roma, 30 ottobre 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

L’eterna storia di storie perdenti e inutili vendette

Ci sono persone serie, come Piefrancesco Majorino e Francesca Balzani. Due candidati di sinistra che non sono sovrapponibili – altro che sommare i voti! – e quindi legittimamente candidatisi alle primarie del centrosinistra. Primarie che hanno una regola aurea in America come in Italia: chi perde accetta il risultato e s’impegna ad appoggiare chi ha vinto. Non è una gogna, è lealtà. Majorino e Balzani questo hanno detto.

Queste due persone serie sono state protagoniste, con Beppe Sala, di primarie bellissime, quelle milanesi. Primarie perfette. Condotte con passione, onestà e signorilità. Quando sono così, la gente apprezza. E va ai gazebo in massa, fornendo con questa larga affluenza un’ampia legittimazione politica al vincitore. Sala, forte di questo consenso, va dunque alla sfida per palazzo Marino con forti possibilità di vittoria, anche grazie alla insipienza che finora la destra sta denotando e alla totale evanescenza del M5S.

Dunque a Milano non esiste lo spauracchio-Pastorino. Ricordate? Alle regionali in Liguria Luca Pastorino si candidò a presidente della regione per la lista di Cofferati contro Raffaella Paita, Pd, che aveva sconfitto alle primarie l’ex leader della Cgil. La sua lista andò maluccio e quella esperienza non sembra aver gettato semi particolari nella terra della sinistra ma la Paita perse, e i liguri si beccarono Giovanni Toti presidente.

Comunque a Milano non c’è un Pastorino ma c’è un Pippo. Vale a dire Pippo Civati, sempre presente quando c’è da fare un po’ di casino. Pippo esclude di candidarsi a sindaco ma il suo “Possibile” potrebbe fare da collante a tutte le schegge dell’estremismo milanese così da mettere un bastoncino fra le ruote del centrosinistra. Meglio di niente, no? Non mi si nota di più?

Purtroppo a Roma le cose stanno andando un bel po’ diversamente da Milano. Anche nella Capitale c’è un Pastorino, anzi, un super-Pastorino. Si chiama Ignazio Marino. Il qaule in un primo tempo aveva detto di pensare a candidarsi alle primarie, poi quando ha capito (non ci voleva molto) che le avrebbe perse ha scritto una lettera a Repibblica per dire che non  si candidava più. E infine in una nuova puntata ha invitato i romani a disertare i gazebo annunciando che potrebbe presentare una sua lista. Una lista Marino-Fassina (o Fassina-Marino?) che non avrebbe alcuna possibilità di vincere ma che sarebbe anch’essa, come quella di Pippo, un bastone fra le ruote del Pd.

Già, perché nello sfascio generale della politica romana, se il Pd non sta bene gli altri stanno anche peggio. Il M5S avrà un candidato sindaco sconosciuto e “legittimato” da qualche clic (e comunque sempre a rischio di mega-multa casaleggiana). La destra sta buttando giù i vari candidati uno dopo l’altro. Marino è obiettivamente un cosa già vista cui non basterebbe l’iniezioni marxista-leninista di Fassina per rinascere.

Dunque: Pippo, Marino e Pastorino. E’ l’antica favola di quella cara, solita, vecchia sinistra che non cambia mai, felice di perdere e di far perdere.

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