Se Pil e spread cambiano gli scenari per il 4 dicembre

Referendum
mercati

I dati economici e l’andamento dei mercati potrebbe creare un effetto psicologico in grado di spostare consensi

Ci sono due aspetti economici rilevanti in grado di influire sull’esito del referendum costituzionale.

Da una parte il dato positivo diffuso ieri dall’Istat che mette in risalto la crescita fornendo finalmente un cenno positivo (anche se non ancora sufficiente) sulla situazione economica del Paese. Allo stesso tempo, però, i rendimenti dei titoli di Stato italiani sono aumentati bruscamente facendo salire lo spread nei confronti di quelli tedeschi. Il combinato disposto di Pil e spread, per usare un’espressione in voga in questo periodo, potrebbe creare un effetto psicologico – tutto da verificare, beninteso – in grado di spostare consensi favorevoli al Sì. Prova a metterlo in evidenza lo stesso presidente del Consiglio commentando il dato sulla crescita: “Con le riforme cresce il Pil senza sale lo spread”.

Il premier mette in risalto, contrapponendole, le due linee del racconto che stanno facendo da sfondo alla campagna referendaria.

Da una parte la narrazione positiva, alimentata dal dato diffuso ieri dall’Istat. Quel racconto innescato dagli elogi di Obama sull’operato del governo italiano, ripreso con la gestione dell’emergenza del terremoto – in queste ore stanno riaprendo le scuole nelle zone colpite dal sisma –, fino alle misure della legge di stabilità che prevede che le tasse scendano ancora. Una narrazione attorno alla quale il premier sta tentando di costruire un messaggio chiaro per il futuro: con il Sì le riforme proseguiranno e si darà nuovo slancio all’economia.

Tuttavia l’attenzione di molti indecisi sembra concentrarsi molto sul destino del governo Renzi, soprattutto fino a quando tra i cittadini resterà diffusa l’inconsapevolezza sul quesito – oggi un cittadino intervistato su SkyTg24 pensava che il Cnel fosse uno strano yogurt da mangiare: per questo l’operazione del premier è anche quello di far capire che il 4 dicembre conterà molto sul piano economico.

Dall’altra parte, lo spauracchio dello spread fotografa l’incertezza che gli osservatori internazionali attribuiscono all’esito del referendum. Un’incertezza che a detta della Commissione europea – lo ha messo nero su bianco qualche giorno fa – indebolisce la nostra economia.

E quando Renzi lega lo spread all’instabilità, all’incertezza, in realtà dice una cosa ovvia: i mercati non ragionano per partito preso. È inevitabile, infatti, che il voto popolare darà un giudizio sulla credibilità (e quindi sulla stabilità politica) del nostro paese. Per quanto possano essere credibili, anche diverse agenzie di rating intrecciano l’esito del 4 dicembre con le conseguenze economiche: Moody’s ha parlato di prospettive a rischio per ulteriori riforme economiche, mentre Fitch ha lanciato l’allarme di uno choc negativo per l’economia in caso di vittoria del No.

In ogni caso, è chiaro che fino al giorno della consultazione tutto verrà collegato al referendum; e se la tensione di queste ore sui mercati proseguirà, qualche cittadino indeciso (finora dovrebbe essere circa il 30% degli elettori) potrebbe essere invogliato a scegliere un voto che dia stabilità: se dovesse vincere il Sì – è il discorso che i fautori della riforma fanno sottintendere –  tutte le complicazioni politiche e le incertezze svanirebbero. Ed è proprio questa dicotomia tra stabilità e incertezza che Renzi tenta di mettere in risalto con il suo tweet di ieri o quando, in più occasioni, ha accostato il referendum a una sorta di derby fra futuro e palude.

Insomma, in parole povere, a far pendere la bilancia (anche) stavolta potrebbe essere l’economia, e le preoccupazioni ad essa legate.

Vedi anche

Altri articoli