La legge di Bilancio in 10 parole

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Quali sono i pilastri su cui si basa il provvedimento economico più importante dell’anno? Cos’è l’Ape? Quanto vale l’intera manovra? Ecco dieci punti che provano a chiarire gli aspetti fondamentali della legge di Bilancio

A come Ape Uno dei pilastri su cui si basa la nuovo legge di Bilancio è quello sulle pensioni. In particolare viene sdoganato l’Ape, l’anticipo pensionistico, strumento con il quale si renderà più flessibile l’uscita dal mondo del lavoro, stemperando le rigidità della riforma Fornero e senza scontentare l’Europa. La misura entrerà in vigore dal primo maggio 2017 e verrà sperimentata per due anni.

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Rilevante è la cosiddetta Ape social (o Ape agevolata), ovvero quella particolare flessibilità in uscita nella quale l’anticipo pensionistico sarà interamente a carico dello Stato. In sostanza un reddito ponte coprirà tutti i costi dell’anticipo per le categorie disagiate, come i disoccupati, gli invalidi o lavoratori con parenti di primo grado con gravi disabilità e per chi svolge un lavoro pesante come maestre d’asilo, infermieri di sala operatoria, edili, macchinisti e autisti di mezzi pesanti.

Chi deciderà invece di uscire prima per sua volontà dovrà pagare il reddito ponte con una rata del 4,5/4,7% per ogni anno di anticipo. D’altra parte, nell’idea del governo, l’Ape è stata pensata – a causa anche delle ovvie ristrettezze economiche – soltanto per le categorie in difficoltà come i disoccupati, e per gli esuberi dovuti a crisi aziendali. A questi, sono stati inclusi alcuni lavori ritenuti “gravosi” come le maestre, gli operai edili e alcune categorie di infermieri. Di più (per ora) non è possibile fare, sostiene l’esecutivo.


 

B come Bruxelles – L’esame più difficile sarà quello della Commissione europea. Oggi l’Europa riceverà il documento programmatico di Bilancio con le linee principali di intervento della manovra e le indicazioni delle stime di crescita. Per il momento nessun commento ufficiale dalla Commissione europea sulla manovra varata dal governo.

commissioneNel Draft Budgetary Plan, a differenza di quanto indicato nella nota di aggiornamento al Def, ci sarà il deficit al 2,3%, più alto del 2,2% accordato qualche settimana fa informalmente con Juncker e Schultz. Certo, in questo modo la strada per raggiungere il pareggio di bilancio sarà un po’ più lunga e tortuosa del previsto, ma da un punto di vista politico equivale a ciò che il governo ha sempre chiesto a Bruxelles: meno austerità per dare più ossigeno e spinta alla ripresa, tenendo comunque in regola i conti dello Stato e mantenendo il rapporto deficit/Pil ben sotto il 3%. Accettare la richiesta di Bruxelles di mantenere il rapporto deficit/Pil al 2,2% significherebbe ridurre la manovra di 1,6 miliardi. E anche se il governo non vuole piegarsi, alla fine potrebbe cedere per evitare di dover affrontare un procedimento di infrazione. In quel caso, tuttavia, per lasciare invariati i saldi della manovra userebbe i fondi accantonati alla presidenza del Consiglio. La partita si giocherà sulla spaccatura tra i rigoristi, i cosiddetti falchi, e le colombe più vicine alla politica espansiva del governo italiano.


 

E come Equitalia – Dal primo giugno sparirà Equitalia.

FOTO DI REPERTORIOFoto LaPressecronacaLa scure di Equitalia su Luca LaurentiNella Foto La sede di Equitalia

Il cronoprogramma prevede l’archiviazione dell’esperienza dell’attuale concessionario pubblico della riscossione entro sei mesi. Sarà un’agenzia delle Entrate rinnovata, tanto che gli avvisi di mancato pagamento di multe o debito con il fisco arriveranno via sms. Le multe, inoltre, ha detto Renzi, “si pagano ma senza gli interessi vessatori che ci sono stati in passato. Capisco che Visco e altri siano critici. Ma ora seguiamo un meccanismo di fisco amico”.


 

F come flessibilità e circostanze eccezionaliNonostante se ne parli spesso, nella manovra di quest’anno non c’è nessuna flessibilità. Questo perché, a Bruxelles, si è deciso che ogni stato membro può usare la flessibilità una sola volta e l’Italia l’ha già fatto lo scorso anno.

sismaQuello che c’è invece quest’anno (probabile un aumento del deficit dello 0,3%, vedi la voce Bruxelles) è legato alle circostanze eccezionali – previste dalle regole europee – che è altra cosa rispetto alla flessibilità e riguarda nel nostro caso le spese legate al sisma e all’emergenza migranti.

 


 

I come Industria 4.0 – È il piano inserito nella manovra, elaborato dal ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, con il industria-4-0quale l’esecutivo intende sostenere gli investimenti, e incoraggiare quindi la crescita. Dal 2011 al 2014 gli investimenti sono scesi dal 21,5% al 16,5% del Pil per poi tornare a risalire al 17,5% a partire dal 2015.  Ecco perché nella nuova legge di Bilancio sono presenti diverse misure che riguardano il sostegno agli investimenti e alla competitività. È in questa direzione che vanno i super ammortamenti per i macchinari e tutte le misure contenute nel pacchetto sviluppo, basato soprattutto sul piano “Industria 4.0” le cui linee guida sono semplici: investimenti in innovazione e ricerca. Il tutto in chiave digitale.


 

P come polemicheChi ha criticato la manovra lo ha fatto sollevando questioni puramente politiche e facendo leva sostanzialmente su tre principali questioni. La prima riguarda le risorse messe a disposizione che “sono state distribuite a pioggia e senza alcuna strategia” come sostengono ad esempio da Forza Italia. Ma su questo il premier è stato piuttosto chiaro, sottolineando come ci sia un disegno organico nella decisione di “finanziare l’economia reale, pompando denaro nel sistema economico” e rivendicando il disegno di politica economica dell’esecutivo: il continuo calo delle tasse e l’aumento degli investimenti con un’attenzione particolare al sociale.

Il secondo livello di critica è squisitamente politico e allontana l’attenzione dal merito. Si parla di “briciole sparse per raccattare il Sì al referendum” e di “manovra dal sapore elettorale”. Ma se davvero questa legge di Bilancio accontentasse la maggior parte degli italiani, che male ci sarebbe? Provando a cambiare prospettiva, ci chiediamo come avrebbero reagito molti opinionisti o il fronte delle opposizioni se si fossero trascurati gli interventi sulle pensioni e sul sociale. Insomma, si chiede al governo di trovare più risorse per la sanità e poi, quando vengono trovate, lo si accusa di agire per fini elettorali.

E su questo il premier, stamane a Rtl, ha detto: Tutti a dire che è una promessa elettorale, tutti a domandarsi chissà cosa c’è dietro… Uno che guardasse il merito delle misure. Invece di fare polemiche ad personam, si entri nel merito. Sono i soldi degli italiani. Per esempio il credito alle imprese, mi si dica sì o no.

La terza polemica riguarda le coperture “farlocche e possibili solo grazie alla stampella di Bruxelles”, come le definisce Forza Italia. Coperture che in realtà ci sono, ribadisce il premier (lo ha fatto anche su Facebook).


 

S come saldiLa manovra vale quasi 27 miliardi. Il pacchetto più sostanzioso è legato, come noto, alla disattivazione delle clausole sull’Iva per 15 miliardi di euro. Allo “sviluppo”, ovvero alla messa in sicurezza delle scuole, alle opere pubbliche, ad ecobonus e sismabonus ma anche alla conferma del bonus mobili, alla nuova Sabatini e al Fondo di Garanzia per le Pmi, saranno destinati quasi 4 miliardi, mentre per il sociale (pensioni minime, famiglia e rinnovo dei contratti pubblici)saranno stanziati 3,15 miliardi.

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ospite a ''Porta a Porta'' di Bruno Vespa, negli studi di via Teulada a Roma, 12 settembre 2016. ANSA/ GIORGIO ONORATIPer Industria 4.0, comprensivo dell’iperammortamento per l’innovazione, il governo pensa invece a 350 milioni il primo anno (che lievitano a 4,5 miliardi nel 2018). Le coperture arriveranno in gran parte da “aumenti permanenti di gettito” e entrate Iva, da spending review e tagli. C’è infine un punto che riguarda proprio le risorse e che in pochi evidenziano, ovvero la capacità del premier di trovarle. Se assieme al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan non avesse portato avanti in Europa la battaglia della flessibilità l’anno scorso, e delle circostanze eccezionali quest’anno, quei fondi di cui oggi le opposizioni criticano l’utilizzo non ci sarebbero nemmeno stati.


 

S come sanitàPer il 2017 ci sono 2 mld in più rispetto all’anno scorso sulla sanità, capitolo su cui finora il governo non ha mai tagliato. Vengono confermate dunque le cifre del Def e dell’Intesa Stato-Regioni di febbraio che prevedono le risorse per il Fondo sanitario 2017 a 113 miliardi di euro. Le risorse, ha sottolineato il premier, andranno saranno per farmaci oncologici, vaccini, epatiteC. E per nuovi medici e infermieri.


 

T come tasseDiminuire il carico fiscale fa parte della politica economica del governo. E in effetti l’esecutivo sta rispettando il piano
2016-2018 di riduzione delle tasse annunciato l’anno scorso all’Expo.

banconoteLa prima mossa è stata il tentativo di rilanciare i consumi con gli 80 euro; poi si è puntato alla creazione di posti di lavoro con gli sgravi contributivi e con il Jobs Act e, infine, si è alleggerito il carico fiscale sugli immobili con l’eliminazione dell’imposta sulla prima casa. Un modello espansivo sicuramente più vicino allo stile obamiano che non al rigore dominante nel Vecchio continente.

Non a caso la manovra appena licenziata prosegue su questa strada con la riduzione del carico tributario alle imprese (Ires al 24%) e l’eliminazione dell’Irpef agricola. mentre per i contribuenti più piccoli, negozianti e artigiani, c’è la possibilità di accedere ad una tassazione (Iri) al 24%, in sostituzione della tradizionale Irpef con le aliquote che arrivano fino al 43%. Infine il canone Rai, che lo scorso anno era di 113€, quest’anno va a 100€ per poi scendere a 90€ il prossimo anno.


 

V come Voluntary disclosure – La legge di Bilancio porta con se una nuova ‘voluntary disclosure’, ovvero l’emersione volontaria del ‘nero’ fiscale detenuto in Italia e all’estero. L’ipotesi di gettito è di 2 miliardi di euro, anche se il premier Matteo Renzi in conferenza stampa, dopo l’approvazione della legge di Bilancio, ha detto che la cifra è ‘molto sottostimata’. La voluntary dal 2015 ha fatto incassare allo Stato poco più di 4 miliardi di euro su un totale di 60 miliardi di nero. Una misura che fatto storcere in naso alla minoranza interna al Pd con l’ex segretario dem Pier Luigi Bersani che l’ha definita “un’amnistia a pagamento”. Parole a cui Renzi ha risposto a distanza sottolineando come l’esecutivo abbia in mente una la lotta all’evasione non vessatoria: “A chi dice che facciamo poco contro l’evasione, dico: mettete in fila i risultati e vedete chi ha fatto più di tutti contro l’evasione. Noi. Abbiamo il record contro l’evasione”.

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