Piccolo glossario della crisi greca

Grexit
Euro, BCE ed Europa

Grexit, prestito ponte, Ela, Omt, Quantitative easing, sono alcuni dei termini entrati di prepotenza nel vocabolario mediatico di questi giorni

Quali saranno le prossime mosse per disinnescare l’ordigno Grexit e il tanto paventato effetto contagio? Quale sarà il filo da tagliare, il rosso o il blu?

Dopo il risultato del referendum greco, le trattative tra Atene e Bruxelles entrano in una fase molto delicata. Alla Grecia servono almeno 7 miliardi di euro per coprire il fabbisogno finanziario del mese di luglio. Senza aiuti esterni Tsipras non potrà affrontare i debiti in scadenza e si aprirà uno scenario molto pericoloso, soprattutto sul piano sociale.

La prima urgenza è quella di ottenere un prestito ponte (Bridge loan). Attraverso questo termine (entrato di prepotenza nel vocabolario mediatico di questi giorni) si individua un prestito a breve termine erogato in via preliminare dalla banca mondiale o dal fondo monetario internazionale (nel caso  greco anche da istituzioni europee): si tratterebbe di una risorsa finanziaria in attesa di un prestito con una più lunga scadenza.

Ad Atene sarebbe necessario per ottenere liquidità immediata e restituire alla Bce, entro il 20 luglio, la rata di un precedente prestito (3,5 miliardi di euro). Un mancato pagamento farebbe scattare in automatico il default. Restano anche gli 1,6 miliardi già scaduti verso il Fmi, mentre il 13 luglio scade un altro impegno per 450 milioni. Altri due miliardi, insomma, servono per il Fondo monetario internazionale

Ma non basta. L’altra urgenza della crisi di questi giorni, in attesa di un risveglio della politica, è legata alla mancanza di liquidità delle banche greche.

Qual è lo stato di salute delle banche elleniche? È qui che entra in gioco un altro termine, a più riprese citato dai media: il programma “Ela”. Si tratta di uno strumento a disposizione della Banca centrale europea nato per sostenere la liquidità di banche in temporanea difficoltà.

È bene ricordare che gli istituti di credito ellenici sono tenuti in vita da questo denaro d’emergenza, il cui massimale è stato più volte incrementato nel 2015 (passando dai 60 miliardi del 12 febbraio agli 89 del 28 giugno scorso).
Attenzione però. L’Ela è uno strumento, come ricorda in una nota la stessa Bce, che serve ad “affrontare problemi di liquidità temporanea” e non può quindi violare il “divieto di finanziamento monetario” che la Bce dovrebbe rispettare.
Tuttavia, senza un’estensione degli aiuti, gli istituti ellenici potrebbero restare senza contanti.

Ci sono infine le fiamme delle turbolenze finanziarie legate alla speculazione; anche questa volta potrebbe spettare a Mario Draghi spegnere i timori di un eventuale effetto contagio.
La Bce, infatti, sta monitorando attentamente la situazione sui mercati finanziari ed è vigile su tutte le conseguenze che riguardano la stabilità dell’euro.

Ma quali sono gli strumenti a disposizione della Bce?

In primo luogo il Quantitative easing (letteralmente allegerimento quantitativo). Varato dalla Bce a gennaio e avviato a marzo con l’obiettivo di far risalire l’inflazione e al tempo stesso dare una spinta all’economia dell’Eurozona. In pratica la banca centrale fa una cosa semplicissima: stampa moneta e con la nuova liquidità compra sul mercato finanziario titoli di Stato (o di altro tipo). Un’operazione che dovrebbe tenere al riparo il debito dei paesi periferici mantenendone i rendimenti a livelli non particolarmente critici.

Un’altra arma a disposizione è l’Omt (Outright Monetary Transactions). Al di la del termine complicatissimo si tratta anche qui di acquisti, potenzialmente illimitati, dei titoli di Stato dei Paesi dell’Eurozona in difficoltà. Uno strumento pensato nel 2012 e recentemente approvato dalla Corte di giustizia della Comunità Europee.

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