“Ciao Marco”. A piazza Navona per l’ultimo saluto. Bonino: “Ci sono omaggi che puzzano di ipocrisia”

Politica

Migliaia di persone a Roma per il funerale laico di Marco Pannella. Sul palco allestito al centro della piazza l’omaggio degli amici

Dopo un ultimo saluto alla sede dei Radicali in via di Torre Argentina, ora è piazza Navona – luogo storico delle battaglie del partito – dove si attendono migliaia di persone si sono raccolte per i funerali laici che verranno seguiti in diretta da Radio Radicale. La cerimonia è iniziata alle 14 per proseguire fino a tarda sera. Poi il corpo verrà trasferito a Teramo, dove il leader radicale era nato.

“Una piazza piena, gonfia di speranza” ha detto la senatrice Rita Bernardini presentando la cerimonia. Questa, ha aggiunto, “è la nostra famiglia, che sceglie di stare insieme, che lo sceglie ogni giorno perche’ non ha catene, nessuno ci costringe alla scelta di iscriversi al Partito radicale, Marco diceva ‘un caffe’ al giorno’, quindi iscrivetevi”, ha concluso Bernardini invitando tutti a mantenere in vita il partito.

Sul palco scorre un video che ripercorre le tappe della lunghissima storia di battaglie civili del leader radicale. Scorrono le immagini in bianco e nero delle tribune politiche con Giulio Andreotti, le testimonianze di Celentano, le musiche di Vasco Rossi, le copertine dei settimanali e le prime pagine dei giornali su divorzio, aborto, le battaglie contro la fame nel mondo, le violenze subite in piazza dai militanti negli anni ’70 e oltre.

Lunghi applausi della piazza davanti alle immagini di Piergiorgio Welby e Luca Coscioni, l’abbraccio con il Dalai Lama, Emma Bonino a Sanah. La metà della piazza scelta per l’omaggio a Pannella è gremita e ci sono bandiere dei Radicali dappertutto, un tricolore. Davanti al palco, le corone delle massime autorità dello Stato e una dei detenuti di Rebibbia. 

Nel frattempo sul palco sono saliti diversi militanti ed ex militanti radicali oltre che esponenti del mondo politico: dal viceministro ai trasporti Riccardo Nencini al sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, da Gianfranco Spadaccia a Maria Antonietta Farini Coscioni, copresidente dell’Associazione Luca Coscioni. Tra i politici che assistono ai funerali in platea anche l’esponente centrista Fabrizio Cicchitto e il viceministro alla Giustizia Gennaro Migliore. Sul palco, tra gli altri, Emma Bonino, Rita Bernardini, Roberto Giachetti.

Tra gli interventi più commossi quello della compagna storica del leader radicale scomparso Mirella Parachini: “Marco non ha mai parlato del suo funerale, però tantissimi anni fa aveva detto: “‘Al mio funerale non voglio che si pianga, voglio che si rida e che ci sia musica’. Questo l’unico auspicio di Marco”.

Una sferzata critica è invece arrivata da Emma Bonino: “Pannella è stato soprattutto irriso, deriso, quando non vilipeso e penso che alcuni omaggi postumi puzzano di ipocrisia lontano un miglio. Benvenuti se vi siete ricreduti ma il modo migliore per onorarlo è fare più attenzione alle battaglie che aveva e che abbiamo in corso”.

E ha ricordato l’impegno del compagno di mille battaglie all’interno del partito Radicale: “Oggi avete conosciuto meglio Pannella. Marco è stato la battaglia per il divorzio e l’aborto. Questo, ma anche molto di più”, ha detto citando la battaglia per le guerre jugoslave. Poi, ai più giovani, ha ricordato: “negli Anni ’80, gli anni della Milano ‘da bere’ ci siamo battuti contro l’esplosione del debito pubblico, perché sarebbe ricaduto su di voi”.

Infine, ha sottolineato quello che per Pannella è stato la politica: “impegno gioioso non come affari o come martirio, la politica come scelta di impegno”. E ha incitato a continuare a combattere perché si realizzi il sogno di Pannella degli Stati Uniti d’Europa.

Ieri nella sede del partito si è tenuta una veglia per ricordarlo. Tanti i simboli delle sue lotte e delle sue passioni politiche attorno alla bara: una bandiera del Tibet adagiata ai piedi del feretro aperto, la sciarpa tibetana al collo, tante rose, simbolo radicale, un’ultima immancabile sigaretta poggiata sul busto e l’inseparabile “braccialetto da ergastolano” al polso.

In molti hanno salutato il leader radicale alla camera ardente, quella più “istituzionale”, allestita nella sala Aldo Moro di Montecitorio, dai vertici delle istituzioni, ai politici, fino agli amici di sempre. E ancora i monaci tibetani, militanti di ogni età e tanti cittadini che hanno voluto rendere un ultimo omaggio al grande lottatore per i diritti civili.

 

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