Petrolio e Cina. Dopo il tonfo di ieri, Piazza Affari torna positiva

Economia
epa05109100 A production well of oil and gas corporation Exxon Mobil used for oil extraction pictured on a field near Braunschweig, Germany, 18 January 2016. The oil price slump has continued following the lifting of the economic sanctions against Iran, an important oil-producing country.  EPA/JULIAN STRATENSCHULTE

Piazza affari ieri a picco con petrolio e banche: oggi vietate le vendite allo scoperto per Mps

Procedono poco mosse le borse asiatiche stamattina dopo l’atteso dato sulla crescita cinese, ai minimi da 25 anni. La crescita economica della Cina rallenta al 6,9% nel 2015, il livello più basso in un quarto di secolo. L’annuncio di oggi è arrivato dal governo cinese, che conferma il rallentamento persistente del Pil nel paese. Il dato ufficiale pubblicato dal National Bureau of Statistics (NBS) è molto di sotto del 7,3% registrato nel 2014, anche se sostanzialmente in linea con le aspettative degli analisti.

Intanto il petrolio accelera i suoi ribassi e arriva sotto 28 dollari al barile. Un dato che non si vedeva da dodici anni. L’andamento del greggio risente della fine delle sanzioni all’Iran, uno dei maggiori produttori di oro nero al mondo. Per questo crollano le borse e ne risentono tutti i mercati finanziari. A Milano vengono attaccate però soprattutto le banche, che dopo il tonfo di ieri, oggi sembrano recuperare terreno: Mps avanza del 6,5%, Intesa del 4,2%, Bper del 3,8%, Ubi Banca del 3,6% e Bpm del 2,9%. I titoli bancari trascinano il Ftse Mib, in rialzo del 2,22%.

Sulle perdite di ieri hanno pesate le incertezze degli investitori per la qualità degli attivi, tra i timori di rallentamenti sulla ‘bad bank’ e le voci di un nuovo scrutinio Bce, in particolare tra gli istituti italiani. Ne ha fatto le spese innanzitutto Mps, che in Borsa ha segnato un tonfo del 14,8% e, tra contrattazioni a ‘stop-and-go’ per l’eccessivo ribasso, finisce la giornata a 0,76 euro. A Piazza Affari la banca capitalizza ormai appena 2,2 miliardi. Già ieri pomeriggio, poi, l’authority era intervenuta aprendo il paracadute anti-speculazione. Sia ieri che oggi sono vietate le vendite allo scoperto sulle azioni Montepaschi. Alle banche viene chiesto poi di chiarire se ci siano, e in quali termini, eventuali richieste Bce sulle sofferenze.

A parte le banche italiane, comunque, sui mercati restano anche tutte le incertezze alla base degli ultimi crolli. Ormai non è più solo la Cina a preoccupare, ma la crescita globale tutta. La discesa del petrolio del resto sembra senza freni. Incide naturalmente l’accresciuta produzione che si attende in prospettiva dall’Iran, dopo la storica fine delle sanzioni a Teheran. Fino a un certo punto il calo dei costi petroliferi è un aiuto, dopo certi livelli rischia di portar con se’ i conti dei colossi energetici o di produttori che a certi costi rischiano di venir tagliati fuori.

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