Peter Brook, un grande spettacolo che fa pensare a Hiroshima o alla Siria di oggi

Teatro
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Al grande regista consegnata la Lupa Capitolina

E’ composta da Obama, Hollande, Putin e da tutti i presidenti la reale platea a cui ci rivolgiamo”. Peter Brook presenta così Battlefield, lo spettacolo tratto dal suo Mahabharata, monumentale opera allestita trent’anni fa e ripetutamente riproposta, al Teatro Argentina di Roma fino a domenica 15 maggio.

Non un compendio né una semplice parte dell’immenso poema che gli indiani dicono contenga in sé ogni cosa, Battlefield è riflessione a ritroso sulle conseguenze della guerra fratricida che si consuma nella famiglia dei Bharata, dal punto di vista dei responsabili, i leader, coloro che hanno sulla coscienza dieci milioni di morti e che possono “far pensare – dice Peter Brook – a Hiroshima o alla Siria di oggi”.

Coloro che non sono più in tempo per non sbagliare, ma solo per porsi domande capitali che interpellano anche noi e il nostro presente. Domande a cui si risponde colmi di impotenza che anche la vittoria in realtà è una sconfitta e la guerra fatta da “uomini che parevano tigri e ora sono fuochi estinti”, poteva essere evitata.

Lo spettacolo è fatto di piccoli accordi di ritmo, parole, luci e colori che creano quadri sospesi, infinitamente poetici, che restano impressi, e la recitazione è compassata, volta a restituire sentimenti vivi ma decantati che tornano a galla con forza almeno due volte, con un urlo improvviso e un repentino cambio di registro.

Ma l’epicità resta la cifra che identifica tutto il lavoro, basato sulla concentrazione di senso e su una ricercata essenzialità del gesto, stilizzato, sintetico, che arriva alla fine, a sigillare un percorso, con i quattro attori seduti a terra, a gambe incrociate, lo sguardo rivolto al percussionista come a un punto di fuga, ad ascoltare il ritmo lento che va a morire dello stesso racconto che ci hanno appena raccontato.

A illuminare la scena le tuniche e i drappi dai colori pastosi, giallo oro, rosso, azzurro intenso, che viene voglia di toccare, accarezzare, come fanno gli attori che quasi li animano e li fanno parlare.

A Peter Brook quale grande innovatore del teatro europeo, è stata consegnata la Lupa Capitolina, alta onorificenza della città.

La cerimonia di consegna, per le mani del Commissario Straordinario di Roma Capitale Francesco Paolo Tronca, e del direttore del Teatro di Roma Antonio Calbi, è avvenuta sul palco del Teatro Argentina al termine della prima di mercoledì 11, di fronte a una platea gremita fino sui palchi, in standing ovation.

 

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